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Massimo Birattari ha appena pubblicato la seconda parte di un "corso di sopravvivenza" intitolato Italiano: lo stile. È un libro sulla scrittura, rivolto a tutti coloro che hanno bisogno – sul lavoro, a scuola, per la tesi di laurea, per le esigenze della vita sociale, per il puro gusto di farlo – di scrivere in italiano, e vogliono farlo con disinvoltura e soddisfazione personale. Ne abbiamo parlato con l'autore.
D. Lei dice subito, nella prima pagina, che il suo libro "non è un manuale di scrittura creativa (anche se offrirà molti suggerimenti agli aspiranti scrittori e ai professionisti della comunicazione)". Cosa può trovare di utile in Italiano: lo stile un giovane che vuole dedicarsi alla scrittura?
R. Intanto, troverà alcuni principi di base dello stile efficace (accompagnati da esempi positivi e negativi, schede, brevi esercizi) che valgono sia per la lingua della comunicazione ordinaria sia per la lingua letteraria. Gli scrittori hanno infinite storie da raccontare in infiniti modi diversi. Ma lo strumento di qualunque narrazione è sempre la lingua, e i principi guida che propongo (la semplicità, la chiarezza, la precisione, la leggerezza e così via) sono un metodo per imparare a dire con efficacia ciò che abbiamo da dire.
D. Non c'è il rischio che anche i principi più sensati e condivisibili (scrivi con semplicità, sii chiaro, sii preciso...) diventino una gabbia per la fantasia linguistica? Uno scrittore non dovrebbe puntare soprattutto a forzare le regole dell'italiano standard, per arrivare a uno stile personale e originale?
R. In realtà, in questo libro non si parla quasi mai di "regole". A me interessa presentare alcuni criteri di base di un buon italiano standard, che non è per niente un italiano piatto o sciatto. E l'italiano standard che propongo ai lettori – un italiano che serve a parlare di cose interessanti in maniera interessante – è modellato anche sugli esempi degli scrittori: gli scrittori insegnano a tutti noi come possiamo sfruttare le possibilità espressive della lingua. Quanto alle regole: ogni capitolo del libro si conclude con la rubrica "L'altra campana", in cui un brano d'autore mostra proprio che è possibile rovesciare il principio ispiratore del capitolo. Per esempio, il capitolo dedicato alla semplicità finisce con una pagina di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda. Così il lettore – che può essere anche l'aspirante scrittore – può toccare con mano i vantaggi sia della semplicità sia della complicazione (la complicazione necessaria di Gadda) e rendersi conto delle possibilità che ha a disposizione al momento di scrivere.
D. Dunque lei presenta sia le "regole" sia il metodo per violare le regole.
R. Tutte le regole si possono violare; ma a ragion veduta, e sapendo esattamente cosa si sta facendo.
D. Questo vale anche per le regole della grammatica?
R. Certo. Due anni fa ho scritto un libro proprio sulle regole (e sui dubbi) della grammatica, Italiano. Corso di sopravvivenza, e la premessa finiva così: "In fondo, questo libro vuole (anche) darvi la possibilità di maltrattare la grammatica". Ma subito dopo aggiungevo: "Dopo avervela insegnata, però". Perché è questo il punto: solo chi conosce e applica le regole della grammatica e i principi di uno stile efficace sa giudicare quando è opportuno forzarli per piegarli ai propri scopi espressivi.
D. Torniamo agli esempi letterari. Il suo libro potrebbe essere considerato un abbozzo di antologia italiana.
R. Una mini-antologia molto tendenziosa, con Manzoni e Montale, Gadda e Calvino, ma anche Achille Campanile e Toti Scialoja, Aldo Buzzi e Luigi Meneghello. In realtà, ho cercato di organizzare una guida pratica alla lettura consapevole: una lettura cioè che serve a imparare a scrivere. Anche questo potrebbe essere utile a un aspirante scrittore: vedere da vicino come bravi narratori, bravi saggisti, bravi poeti e anche bravi giornalisti, del passato e del presente, hanno risolto i problemi espressivi che ogni scrittore deve affrontare. In più, spero che il loro esempio serva a trasmettere il virus della lettura.
D. Il suo libro è ricco di esempi divertenti e ricorre spesso all'ironia (alla quale, tra l'altro, è dedicato un intero capitolo). Alla fine, il lettore ha l'impressione che scrivere bene non sia un'impresa così difficile...
R. Scrivere bene non è la cosa più facile del mondo. Però sono convinto che spesso scrivere male sia molto più faticoso e complicato. Un altro scopo di Italiano: lo stile è convincere i lettori che per scrivere bene non è obbligatorio essere pesanti. Scrivere non dovrebbe essere un'attività punitiva: né per chi scrive né per chi legge ciò che scriviamo.
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