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Un dramma nazionale sul Monte Bianco  Intervista a Marco Albino Ferrari

Il “rumore dell’ombra” in un thriller  Incontro con D. Carrisi

Giallo, storia d’amore, o satira?  Intervista a Mario Baudino

Una detective vittoriana all’ombra delle piramidi  Intervista a Elizabeth Peters

Viene, viene la Befana  Racconto per l'Epifania di Laura Bosio

Un menu per il cenone di Capodanno  Ce lo suggerisce Allan Bay

Il colmo della sf...  Racconto per Natale di Mario Biondi

Sulla contraddizione cinese  Recensione di Mario Biondi a Ji Chaozhu

Nella gabbia di un amore  Intervista ad Alberto Gentili

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La vita di un Numero Uno  Un incontro milanese con Gigi Buffon

Perché le favole sono una cosa seria  Intervista a Paola Mastrocola

Un’avventura esotica del cuore  Intervista a Jane Johnson

Senza libertà di scelta  Come spiega Emmanuelle de Villepin

In un orrore sospeso  Intervista a Camilla Noli

Non è stato un miracolo!  Conversazione con Piergiorgio Odifreddi

Gli abissi dell’anima  Intervista a Philippe Claudel

Bacci Pagano indaga tra i partigiani  Intervista a Bruno Morchio

Le mille maschere del Diavolo  Intervista a Franck Thilliez

Immigrazione in Europa. Risorsa o minaccia?  Tavola rotonda con Beda Romano

La gioventù di Don Giovanni de’ Medici  Intervista a Patrizia Debicke

Leggere ad alta voce? In guardia...  Intervista a Mikkel Birkegaard

Un’altra indagine per Stone Barrington  Intervista a Stuart Woods

L'equazione che non torna  Conversazione con Riccardo Chiaberge

Nuovi mondi possibili  Incontro con Luca Randazzo


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albertazzi.jpg Un noir in piena luce
Incontro con Ferdinando Albertazzi
autore di Il correttore di destini
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Torinese di Bologna, Ferdinando Albertazzi, è giornalista e autore di numerosi romanzi, scrive in una soffitta di Borgo Po che dà sulla Mole e ambienta il suo ultimo romanzo - Il correttore di destini - nel mondo dell'editoria per ragazzi, immaginando uno spietato serial killer che si aggira per i padiglioni della Fiera di Bologna. Un poliziotto torinese, accompagnato da un giovane amico, conduce le indagini all'interno del universo editoriale e per le strade di una città misteriosa e affascinante, alla ricerca dell'astuto e spietato assassino. Abbiamo incontrato l'artefice di questa singolare trama chiedendogli di suggerirci, da abile narratore di storie qual è, i segreti della sua arte, i suoi gusti e ciò da cui trae ispirazione.


D. Un'idea decisamente originale: un giallo ambientato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Come nasce questo suo romanzo?

R. Il caso. Così come tutte le cose significative della vita, accadono per una serie di coincidenze e di circostanze ”invoglianti“: capita di sentirsi in sintonia d'emozione e di sentimenti con un evento, una situazione o una persona, e questo accende il cuore e la mente. Lo rende un fatto ”espanso“, a poco a poco universale, mentre, in parallelo, la storia comincia a fermentare e a prendere forma.

D. Da frequentatore professionale della Fiera, c'è qualche retroscena di questo evento che ha colpito in particolare la sua fantasia?

R. L'entusiasmo appassionato e contagioso con cui tanti editori continuano a praticare il mestiere, da autentici artisti-artigiani. Non è un retroscena, balza invece all'occhio, e nel mio romanzo questo aspetto è sottolineato.

D. Il thriller è un genere di grande attualità, basti pensare al successo Faletti, e con nobilissimi ascendenti. Ha dei modelli? Quali sono i giallisti che preferisce?

R. Dei modelli, no. Dei riferimenti, piuttosto, suggestioni che arrivano magari dal cinema e diventano una sorta di proposta che non si può rifiutare. In quanto ai giallisti, leggo volentieri Simenon, al quale sono particolarmente legato perché ho avuto il privilegio di esser stato il suo ultimo intervistatore. Poi Michael Connelly, che per certi spunti ho ringraziato nel libro.

D. In qualità di giornalista e scrittore, lei conosce il mondo dell'editoria da vicino e da differenti sfaccettature. Il suo libro è anche un ritratto in noir di questo ambiente?

R. La storia è un noir, però gli ambienti, le emozioni, i sentimenti e le scommesse dei protagonisti sono ”in chiaro“. In piena luce, anzi.

D. Bologna è la sua città natale e un personaggio del Correttore di destini. Quali sono gli aspetti che più l'affascinano di questa città?

R. Bologna invece recita il titolo di un LP di Dino Sarti, un cantautore bolognese che ha meritato qualche fortuna anche all'estero. In quel ”invece“ c'è tanto, c'è davvero tanto!...

D. Un killer spietato che non sopporta l'omologazione e sfida le sue vittime sul terreno dell'intelligenza. Quanto c'è di autobiografico?

R. Mentre lo specchio in cui mi riflettevo andava disappannandosi, prendevano forma la figura del killer e degli altri protagonisti del romanzo. Ovviamente sono tutte immagini composte dallo stesso caleidoscopio, puzzle diversi risultanti però dalle stesse tessere, disseminate nella mente e nel cuore di chi le ha messe in pagina.

D. Ogni scrittore ha i suoi riti e suoi segreti del mestiere. Può svelarcene alcuni?

R. Riti e segreti, dice? Bè, per qualcuno sono piuttosto manie, fisime, gesti scaramantici, nevrosi addirittura... Adesso, per esempio, ho davanti a me la Mole avvolta nella nebbia, un'immagine insolita in questa stagione. Però, in questo momento, intrufolarmi nella nebbia per arrivare a osservare la stella, lassù in cima alla Mole, è come cercare di scoprire un segreto.

D. Quale sarà il suo prossimo delitto? In ambito editoriale, s'intende...

R. Perché necessariamente in ambito editoriale? Al momento il mio killer si trova presumibilmente in carcere, ma non è tipo da staresene con le mani in mano se gli arriva una chiamata, quella chiamata!...