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Torinese di Bologna, Ferdinando Albertazzi, è giornalista e autore di numerosi romanzi, scrive in una soffitta di Borgo Po che dà sulla Mole e ambienta il suo ultimo romanzo - Il correttore di destini - nel mondo dell'editoria per ragazzi, immaginando uno spietato serial killer che si aggira per i padiglioni della Fiera di Bologna. Un poliziotto torinese, accompagnato da un giovane amico, conduce le indagini all'interno del universo editoriale e per le strade di una città misteriosa e affascinante, alla ricerca dell'astuto e spietato assassino. Abbiamo incontrato l'artefice di questa singolare trama chiedendogli di suggerirci, da abile narratore di storie qual è, i segreti della sua arte, i suoi gusti e ciò da cui trae ispirazione.
D. Un'idea decisamente originale: un giallo ambientato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Come nasce questo suo romanzo?
R. Il caso. Così come tutte le cose significative della vita, accadono per una serie di coincidenze e di circostanze ”invoglianti“: capita di sentirsi in sintonia d'emozione e di sentimenti con un evento, una situazione o una persona, e questo accende il cuore e la mente. Lo rende un fatto ”espanso“, a poco a poco universale, mentre, in parallelo, la storia comincia a fermentare e a prendere forma.
D. Da frequentatore professionale della Fiera, c'è qualche retroscena di questo evento che ha colpito in particolare la sua fantasia?
R. L'entusiasmo appassionato e contagioso con cui tanti editori continuano a praticare il mestiere, da autentici artisti-artigiani. Non è un retroscena, balza invece all'occhio, e nel mio romanzo questo aspetto è sottolineato.
D. Il thriller è un genere di grande attualità, basti pensare al successo Faletti, e con nobilissimi ascendenti. Ha dei modelli? Quali sono i giallisti che preferisce?
R. Dei modelli, no. Dei riferimenti, piuttosto, suggestioni che arrivano magari dal cinema e diventano una sorta di proposta che non si può rifiutare. In quanto ai giallisti, leggo volentieri Simenon, al quale sono particolarmente legato perché ho avuto il privilegio di esser stato il suo ultimo intervistatore. Poi Michael Connelly, che per certi spunti ho ringraziato nel libro.
D. In qualità di giornalista e scrittore, lei conosce il mondo dell'editoria da vicino e da differenti sfaccettature. Il suo libro è anche un ritratto in noir di questo ambiente?
R. La storia è un noir, però gli ambienti, le emozioni, i sentimenti e le scommesse dei protagonisti sono ”in chiaro“. In piena luce, anzi.
D. Bologna è la sua città natale e un personaggio del Correttore di destini. Quali sono gli aspetti che più l'affascinano di questa città?
R. Bologna invece recita il titolo di un LP di Dino Sarti, un cantautore bolognese che ha meritato qualche fortuna anche all'estero. In quel ”invece“ c'è tanto, c'è davvero tanto!...
D. Un killer spietato che non sopporta l'omologazione e sfida le sue vittime sul terreno dell'intelligenza. Quanto c'è di autobiografico?
R. Mentre lo specchio in cui mi riflettevo andava disappannandosi, prendevano forma la figura del killer e degli altri protagonisti del romanzo. Ovviamente sono tutte immagini composte dallo stesso caleidoscopio, puzzle diversi risultanti però dalle stesse tessere, disseminate nella mente e nel cuore di chi le ha messe in pagina.
D. Ogni scrittore ha i suoi riti e suoi segreti del mestiere. Può svelarcene alcuni?
R. Riti e segreti, dice? Bè, per qualcuno sono piuttosto manie, fisime, gesti scaramantici, nevrosi addirittura... Adesso, per esempio, ho davanti a me la Mole avvolta nella nebbia, un'immagine insolita in questa stagione. Però, in questo momento, intrufolarmi nella nebbia per arrivare a osservare la stella, lassù in cima alla Mole, è come cercare di scoprire un segreto.
D. Quale sarà il suo prossimo delitto? In ambito editoriale, s'intende...
R. Perché necessariamente in ambito editoriale? Al momento il mio killer si trova presumibilmente in carcere, ma non è tipo da staresene con le mani in mano se gli arriva una chiamata, quella chiamata!...
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