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Leo Gursky, personaggio principale di La storia dell'amore, secondo romanzo della giovane scrittrice americana Nicole Krauss, viene dalla Polonia e si è reso invisibile per la maggior parte della sua vita: prima quando scappava dai nazisti, poi, emigrato in America, quando guarda da lontano la vita del figlio Isaac, avuto da Alma, la donna che ha amato per tutta la vita ma che ha sposato un altro credendolo morto in Polonia a causa delle persecuzioni naziste. Il tema della ricerca è al centro del romanzo, ricerca dell'amore che ispira tutta una vita, dell'amore tra genitori e figli, tra adolescenti, amore ultraterreno. Ne abbiamo parlato con l'autrice in un incontro durante la sua recente visita in Italia.
D. La diversità delle voci narranti del romanzo e le diverse storie che si intrecciano e poi alla fine si riallacciano è frutto della complessità dei nostri tempi?
R. Penso che sia la conseguenza del fatto che viviamo in un mondo bombardato di continuo di notizie e immagini. La nostra esperienza del mondo si evolve, e questo penso si rifletta nelle arti: diverse storie, diverse voci, diversi stili sono l'equivalente di una produzione multimediale. Io ho scritto La storia dell'amore in questo modo perché non mi limitava, non dovevo scegliere uno stile, una sola voce, un solo personaggio. Volevo provare tutto, provare la pluralità e poi riunire tutte le fila del racconto.
D. Quale delle storie che racconta era quella che voleva dire per prima?
R. Quando ho pensato al romanzo ho sentito per prima la voce di Leo, proprio con le parole che si trovano nella prima pagina. A un certo punto ho aggiunto quel suo modo di dire ”comunque“: mi pareva perfetto per dire tutto quello che non poteva dire, per metterci tutti i silenzi della sua vita. Subito dopo ho sentito il bisogno di un contrappunto alla sua voce, e ho trovato la voce giovane di Alma Singer.
D. Qual è per lei il senso dei legami famigliari?
R. Per me la famiglia è una cosa da cui non si sfugge, non si tratta solo della mia vita e di quella dei miei genitori, ma anche della vita dei miei nonni, che continua a svilupparsi intorno a me, attraverso me. Così il mio non è un romanzo sull'Olocausto, ma sulle reazioni laterali al senso di perdita. Per me l'esperienza di far parte di una famiglia è continuare a sentire le perdite dei genitori e dei nonni. Mi appassiona la lotta per far parte di una famiglia e nello stesso tempo per essere un individuo staccato dalla famiglia.
D. È l'amore il tema più importante del suo libro?
R. I miei personaggi desiderano l'amore, non la tenerezza, né l'amore fisico e neppure la passione: amore per me è la sensazione che qualcuno sia testimone della tua vita in modo da farti avvertire che esisti, che qualcuno ti capisce in un modo in cui gli altri non possono capirti. L'amore è come la stenografia, un modo veloce per capirsi veramente.
D. Bruno Schultz appare ne libro come amico di Leo e suo doppio. Perché Schultz?
R. Bruno Schultz vuole essere un omaggio a questo scrittore. Amavo la sua opera, conoscevo la sua vita e la sua morte straziante, ucciso nel ghetto da un nazista. Si sa che stava scrivendo il suo capolavoro il Messia, che è andato perso. Si dice che sia negli archivi del Kgb. A me è rimasto il pensiero di che cosa sarebbe potuto essere quel libro e il dispiacere che sia andato perso per sempre. Schultz è stato la mia guida spirituale.
novembre 2005
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