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Fragment è un thriller scientifico che parte da un'affascinante premessa: la possibile esistenza nel cuore del Pacifico di un atollo inesplorato con un proprio microcosmo. L'isola di Henders - questo è il nome del lembo di terra rimasto isolato per milioni di anni dal resto del pianeta - ospita specie viventi dalle fattezze aliene e dalla singolare ferocia. Il cammino evolutivo ha seguito strade diverse in quello sperduto angolo di mondo e una terribile sorpresa attende i partecipanti di un reality show oceanografico. Quando l'umanità s'imbatterà nei mostri di Henders, nulla potrà essere più come prima. Il panico si diffonde in diretta tv, le cineprese filmano animali che sembrano prodotti dalla fantasia di un pazzo, mentre la comunità scientifica si pone inquietanti dilemmi etici. Nella sua prova d'esordio Warren Fahy mescola gli ingredienti classici del thriller e del romanzo d'avventura, presentando al lettore ardite teorie scientifiche e scenari da incubo. Abbiamo intervistato l'autore.
D. Fragment è costruito attorno a una curiosa ipotesi scientifica. Da quali studi è scaturita?
R. L'ispirazione è giunta come un fulmine a ciel sereno. Ero così convinto delle potenzialità della storia che ho abbandonato all'istante tutto ciò che stavo facendo per potermi dedicare al nuovo progetto. Mi ci sono voluti tre anni per compiere le ricerche necessarie. Prima di essere folgorato da questa idea, ero impegnato nello studio di una forma di vita unica nel suo genere, evolutasi dopo un periodo di isolamento in una grotta della Romania. In quegli stessi giorni stavo studiando anche il fenomeno noto con il nome di ”esplosione cambriana“, ovvero l'improvvisa comparsa sulla Terra, in un lasso di tempo infinitesimale - almeno se ragioniamo in termini di ere geologiche - di specie viventi bizzarre e complesse. I due argomenti si sono sovrapposti nella mia fantasia sotto forma di ipotesi: ”E se...“.
D. In Fragment viene raffigurato un quadro apocalittico. Lo ritiene verosimile?
R. Ritengo sia tuttora possibile scoprire specie viventi letali in grado di sconvolgere gli assetti esistenti. In fondo è successo in tutte le epoche e a ogni latitudine. È un po' la storia del nostro pianeta. La Caulerpa taxifolia è un alga killer capace di recare grossi danni, un problema serio nel Mediterraneo. Le formiche argentine sono note per la loro capacità di colonizzare nuovi ambienti e sono ormai diffuse in vastissime aree. Piante infestanti, erbe velenose, api assassine, insomma l'elenco è lungo. Il trasferimento di specie viventi fuori dal loro ecosistema ha conseguenze imprevedibili. Peraltro ci sono intere regioni e aree sotterranee che non sono mai state violate in milioni di anni. Che cosa potrebbe schiudersi in un angolo sconosciuto della Terra? Quali creature ancora non conosciamo e quando le incontreremo? Penso che l'isola di Hender sia un formidabile microcosmo, un crogiuolo di potenzialità espresse in un linguaggio a noi sconosciuto.
D. Lei descrive in maniera particolareggiata le mostruose creature di Henders. A quali criteri si è attenuto per dar vita ai suoi mostri?
R. Ho scelto di servirmi di artropodi marini perché costituivano, a mio avviso, un ottimo punto di partenza per creare una linea evolutiva alternativa. Risalgono a epoche ben più remote dei dinosauri e hanno avuto origine in un periodo contrassegnato da grande instabilità e vitalità. Tante strade vennero imboccate, ma soltanto alcune di esse, favorite dalla selezione naturale, ebbero un adeguato sviluppo evolutivo. Compiendo un viaggio a ritroso nel tempo, mi veniva data la possibilità di mostrare quello che avrebbe potuto essere e non è stato.
D. Il dottor Geoffrey, con il suo approccio anticonvenzionale e le sue teorie così poco ortodosse, è uno dei personaggi più interessanti del suo romanzo. Com'è nato?
R. Era mio desiderio creare una sorta di Professor Challenger del XXI secolo, mi riferisco al famoso personaggio di Arthur Conan Doyle. In altre parole una figura che portasse la scienza al limite estremo, pur partendo da basi solide e credibili. Le teorie di Geoffrey sono audaci e provocatorie. Possono anche essere accolte con scetticismo, ilarità o disgusto, ma hanno una tale forza argomentativa da inebriare gli ascoltatori, scatenando la loro curiosità e immaginazione. La scienza dovrebbe sempre suscitare entusiasmo. La figura di Geoffrey mi consentiva di sottolinearne le prerogative: la libertà espressiva, il coraggio di sperimentare e formulare nuove ipotesi, anche errate, perché in questo campo è lecito sbagliare per giungere alla verità. Una teoria può anche essere smontata, ma questo fa parte delle regole del gioco. Geoffrey sa bene tutto ciò, sottopone le teorie altrui e persino le proprie al più severo dei riesami ed è disposto a recedere dalle sue posizioni in nome della verità. Soltanto uno spirito libero e una mentalità aperta poteva affrontare la sfida dell'Isola di Henders.
D. Molti thriller scientifici sono diventati bestseller. Ritiene che la science fiction rappresenti un buon modo per avvicinare i lettori a questioni complesse?
R. La tipologia di libro che prediligo combina i due elementi. Certo, l'intrattenimento è basilare, ma sono del parere che un buon libro abbia sempre la capacità di ampliare gli orizzonti e di indurre il lettore a guardare al mondo circostante con altri occhi. È di vitale importanza che il dibattito scientifico venga seguito dal maggior numero di persone. È troppo alta la posta in gioco e troppo rilevanti le implicazioni. Se un romanzo è in grado di accostare la gente alla scienza, è un fatto positivo. Ora più che mai.
D. Quale accoglienza ha riservato a Fragment la comunità scientifica?
R. Direi molto positiva. Ho lavorato con parecchi scienziati durante le mie ricerche. Quando ho visitato i laboratori di Woods Hole, nel Massachusetts, sono rimasto colpito dal fatto che i ricercatori si interessassero al mio lavoro, quasi fosse parte integrante dei loro esperimenti. Il biologo Don Lovett mi è stato di grande aiuto per la creazione dell'ecosistema di Henders. Le ipotesi evoluzionistiche espresse per bocca dei miei personaggi hanno incontrato favore e curiosità. È verosimile supporre che alcune tesi genereranno un po' di trambusto, ma è proprio questo il punto - e il Dr. Geoffrey sarebbe d'accordo -; si tratta di provocare, di stimolare la riflessione, di creare fermento ed entusiasmo. Se una tesi è cattiva, può essere messa da parte. Se ha qualche fondamento, può essere migliorata. L'importante è il dinamismo. Quanto all'idea centrale del libro, essa poggia su solide fondamenta scientifiche. La vita meravigliosa dell'eminente scienziato evoluzionista Stephen Jay Gould ha senza dubbio illuminato il mio cammino. Gould sostiene che è sufficiente produrre una minima alterazione a qualsiasi evento, per quanto all'apparenza poco significativo, per innescare una reazione a catena in grado di stravolgere il corso dell'evoluzione. Fragment parte da queste premesse.
Intervista a cura di Marco Marangon
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