Ponte alle Grazie
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Le prime donne ad attraversare l’Antartide  Intervista ad Ann Bancroft e Liv Arnesen

Un missionario santo: Daniele Comboni  Nella biografia di Gianpaolo Romanato

Un thriller di atmosfera gotica  Raccontato da Sarah Waters

Con orgoglio contro la globalizzazione  Incontro con Arundhaty Roy

Premio Campiello: i due giorni più divertenti della mia vita  Incontro con Marco Santagata

Ossessione e follia omicida  nei racconti di Elizabeth George

L’oasi fantasma che appare soltanto nei miraggi  Conversazione con Cino Boccazzi

L’uomo dei Mille Anni  Incontro con Fabiana Redivo

All’ultimo sangue per il bene più prezioso: l’acqua  Il nuovo romanzo di Cussler e Kemprecos

L’ultima luce sull’Afghanistan  Lo straordinario viaggio di Jason Elliot

Il piccolo imperatore  Conversazione con Da Chen

Boudica, regina guerriera  La fiction storica di Manda Scott

Tre principesse e un fato ineluttabile  Un romanzo di M. Zimmer Bradley con Julian May

Elegance, e la vita cambia…  Intervista a Kathleen Tessaro

Il 36° quadro di Vermeer  Intervista a Susan Vreeland

Donna, sola, chirurgo…  Intervista a Janine Boissard

La mia vita in cima al mondo  Intervista a Simone Moro

Il deserto nel sangue  I viaggi di Wilfred Thesiger

L’Oriente è una linea mobile  Incontro con Giorgio Montefoschi

La bambina che cacciava con il falcone  Incontro con Bianca Pitzorno

Ombre dell’Olocausto  Incontro con William Brodrick

Le "angiole" della chiesetta  Intervista a Marco Santagata

La vecchia radio di Chiara  Intervista a Cinzia Zungolo

Palestinese fino in fondo  Incontro con Sayed Kashua

Soltanto l’amore per la montagna mi ha salvato  Conversazione con Reinhold Messner


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Gaetano Zummo, storpio e artista...
Intervista ad Antonella Cilento
autrice di Una lunga notte
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

In una strana giornata del secolo decimonono, il poeta Gustavo Ladonna, "brutto, storpio e gobbo", si immerge nella campagna siracusana in cerca di ispirazione poetica, ma come suo solito finisce per rendere visita a un bizzarro sacerdote spacciatore di oppio, Fra Colella, che (grazie a un cugino navigatore) gli garantisce la pratica del "vizio innominabile". L'abitudine vuole che il Ladonna fumi la sua pallina in compagnia del sacerdote, il quale, suo malgrado, cerca vanamente di coinvolgerlo in pettegolezzi e commenti della vita siracusana del tempo. Ma quella sera il fraticello nomina un certo Gaetano Zummo, oscuro artista vissuto nel '600, ormai quasi del tutto dimenticato, e il Ladonna, tutto d'un tratto, "ebbe un sobbalzo e si risvegliò". Sera dopo sera, fumata dopo fumata, i ruoli del frate e del poeta si rovesciano: il Colella si trasforma in fumatore e soprattutto in febbrile uditore delle vicende dell'artista, che il nostro poeta mostra di conoscere meglio di chiunque altro. Nella canonica affumicata, a poco a poco rivivono tutte le terribili avventure dello Zummo, in realtà abilissimo ceroplasta barocco, anch'egli gobbo e storpio, che visse a Napoli, Genova e infine a Parigi, alla corte di Luigi XIV: la sua arte naturalmente (rinomata soprattutto per i celebri "Teatrini della peste"), ma anche le sue incredibili vicende, le cui tinte variano dal grottesco iniziale al grandguignol delle ultime pagine, davvero mozzafiato. Abbiamo parlato del libro con l'autrice.



D. A prima vista Una lunga notte sembra pienamente collocabile nel genere romanzesco "storico"; eppure, più si avanza nella lettura più viene la tentazione di inquadrarlo come un noir vero e proprio (se non addirittura horror); è corretto secondo lei? Inoltre, ci può spiegare meglio l'origine del titolo: a cosa allude?

R. Quando ho iniziato a lavorare al romanzo, il materiale di riferimento era prettamente storico: la mia intenzione era di ricostruire un ambiente. Tuttavia il processo si è orientato verso la metafora per non rendere inutile e decorativa la vicenda narrata: suppongo di aver costruito più che altro un romanzo-metafora sul processo artistico, che però conserva molte tentazioni di "romanzesco" puro e semplice. Da qui la presenza del noir e, forse (ma è solo un'ombra), dell'horror: amo soprattutto l'atmosfera di attesa, l'ansia che i meccanismi dei due generi producono. Il titolo allude alla durata temporale dell'azione del romanzo (le notti in cui Fra Colella e Gustavo Ladonna si raccontano i fatti, notti che però sembrano diventare per la loro intensità una sola e lunga notte) e ai temi della vicenda: l'oscurità della Storia, il buio della vita di Zummo, lo smarrimento della ragione.

D. Sappiamo che il primo avvistamento del protagonista del romanzo, Gaetano Zummo, lo dobbiamo a sua sorella: che cosa l'ha affascinata di questo oscuro artista, grande e sfortunato al tempo stesso?

R. Quando li ho visti la prima volta, i lavori di Zummo erano quasi tutti fotografati in fotocopie nere e illeggibili, non se ne intuivano i colori brillanti e nemmeno troppo bene le forme: la suggestione veniva più che altro dalla sua vita, che aveva già il tono di un racconto d'invenzione. Mi chiedevo cosa facesse la "grandezza" e in cosa consistesse la "durata" di quel che facciamo. La durata rimane invisibile all'artista in vita o è solo un'illusione. A Gaetano continuavano a succedere disgrazie anche dopo la morte (il libello diffamatorio scritto dal suo ex pigmalione Desnouès), come se la fortuna così a lungo ricercata in vita e raggiunta solo tardi dovesse per destino continuare a sfuggirgli. Poi ho visto le opere riprodotte a colori e dal vivo e sono rimasta inorridita e stupefatta. Non erano cose facili da esporre nel salotto di casa...

D. La parte più intensa del libro ci sembra quella ambientata a Napoli, che a quanto pare coincide con le opere giovanili ma forse anche più celebrate di Gaetano Zummo; si tratta di pura coincidenza?

R. Napoli viene meglio ai napoletani! A parte la naturalità dello scrivere sulla propria terra, mi pareva che se da qualche parte Zummo doveva imparare l'arte del teatro in cera della peste non poteva che essere a Napoli, patria del presepe. Tutto il realismo seicentesco nasce a Napoli. Le opere giovanili dello Zummo hanno creato seguaci in città. Ho cercato di orientare la formazione di Gaetano a Napoli perché faceva gioco alla mia conoscenza della città, ma anche perché, prima della peste del 1656, Napoli era davvero uno dei centri del mondo.

D. I suoi autori prediletti vanno dalla Ortese a Stevenson passando per Tondelli e molti altri: come pensa che abbiano influito sul suo stile?

R. Ne ho ricavato molte suggestioni. Ogni autore risponde a periodi diversi della mia vita e della mia scrittura. Alcuni tornano. Qualcuno ha influito sul mio modo di pensare alla forma-romanzo (e al racconto), qualcuno sul mio linguaggio. Immaginare e ricordare sono le forme che uso per scrivere, e ognuno di questi autori ha trovato un suo modo straordinario per interpretare questi due movimenti creativi.

D. Lei ha scelto di ambientare il romanzo nel passato (anche stilisticamente), ricorrendo spesso ad artifici e invenzioni linguistiche; eppure nella febbrile vitalità artistica del suo protagonista si sente un po' l'eco di un famoso dottore della letteratura gotica anglosassone, un certo Frankenstein; è d'accordo?

R. Può essere. Lo scorso autunno mi è proprio capitato di scrivere per il teatro, con Laura Sicignano di Teatro Cargo, una rilettura molto libera del Frankenstein. Frankenstein, nella sua idea originaria, non era il mostro cui ci hanno abituato i film: in questo l'immaginario cinematografico pesa assai più di quello letterario, anche sull'idea comune di mostro. Il Romanticismo interpreta e anticipa molti temi della nostra realtà tecnologica. Il gotico anglosassone è una delle mie letture preferite, in senso lato, con tutte le influenze tedesche del caso: Hoffmann, von Arnim, Chamisso

D. Nel libro si avverte la sua attrazione per il clima bizzarro e decadente riflesso nelle opere barocche. Che cosa l'affascina di più del Seicento?

R. Sono sempre stata circondata da questo secolo, Napoli è carica di chiese e quadri e palazzi dell'epoca. La compresenza nella realtà quotidiana e la vicinanza fra gli eccessi di quel secolo e quelli del Novecento mi ha sempre meravigliato. La nascita del pensiero moderno e laico è un parto seicentesco, almeno in nuce. La nostra medicina ufficiale prende il via da quel secolo. È l'angolo, la svolta dietro cui stili di vita e pensieri si modificano. Insomma, una buona scusa letteraria per raccontare il presente e le sue contraddizioni.

D. A più riprese, nel libro echeggia la figura di Monsignor Athanasius Kircher, famoso scienziato e mago gesuita, che sembra incaricato di esprimere la piccola lezione contenuta nel romanzo: "Segui la logica, Gaetano, credi nella nuova medicina, ma non ti dimenticare mai della Medusa che può trasformarti in pietra". Che cosa rappresenta la Medusa pietrificante nella vicenda di Zummo?

R. La Medusa raffigura il predominio della ragione. A Gaetano ne viene donata una, in cera, da un monaco impazzito di solitudine, ed essa lo accompagna nelle alterne vicende del suo percorso. Quando la smarrisce, le cose girano bene, quando si rompe, la storia volge in tragedia. È un segnale: fidarsi soltanto e ciecamente della ragione è una trappola quasi quanto il non fidarsene affatto. La ragione alimenta anche logiche di potere che alla fine schiacciano Gaetano. Lui crede di poter controllare il suo destino, studia la scienza moderna, ma alla fine è proprio un medico, rappresentante per eccellenza della ragione e della ricerca, a imbrogliarlo e a causarne le disgrazie.

D. Ci rivela che cosa bolle in pentola per il futuro?

R. In questo momento bollono in pentola molte cose: insegno scrittura creativa da oltre nove anni a Napoli e nel prossimo mese di febbraio si terrà finalmente un convegno sulle scuole di scrittura del Sud e sui nuovi orientamenti degli scrittori meridionali. È un'idea di Antonio Spadaio, che stiamo concretizzando per l'8 e il 9 febbraio con il titolo di "Sudcreativo". E poi è nato il portale del mio laboratorio, www.lalineascritta.it, dove sarà possibile seguire le lezioni anche on-line. E letterariamente c'è già un nuovo romanzo, di cui per scaramanzia non si parla, altrimenti la Medusa ci fulmina, ma che è sempre ambientato a Napoli.

Intervista a cura di Michele Weiss