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Nasce nuovo marchio, ”Guanda Graphic“, che esordisce a metà ottobre con la pubblicazione contemporanea di tre titoli. Di questi titoli, del progetto complessivo e dei programmi futuri abbiamo parlato con il promotore dell'idea, l'editore Luigi Brioschi.
D. Come è nata questa idea?
R. È nata a poco a poco, guardando a quello che stava succedendo all'estero, soprattutto in America. Di anno in anno ho visto sempre più editori, anche editori di qualità, accostarsi al genere graphic, e le librerie dedicargli più spazi. Una produzione sempre più ampia e varia, con soluzioni espressive spesso sorprendenti. La motivazione di fondo è questa, direi: la convinzione che si aprano nuove occasioni di incontro e di collaborazione tra scrittura e immagine, tra narratori e illustratori, con esiti piuttosto interessanti.
D. Gli Stati Uniti sono una cosa, l'Europa un'altra. Troveranno spazio, da noi, i graphic novel?
R. Per la verità, c'è già almeno un paese europeo dove il genere ha attecchito con forza: la Francia. E in Gran Bretagna c'è un gran fervore editoriale, al riguardo. Qui, ho la sensazione che si possa catturare un pubblico nuovo. Quanto vasto, non so. Si vedrà. Però non riesco a credere che una produzione così ricca, variegata e qualitativamente interessante non riesca a trovare sbocco anche sul nostro mercato. E mi riferisco non solo alla produzione straniera ma anche a quella italiana.
D. A proposito di italiani, avete già qualche titolo?
R. Sì, ce n'è uno già tra i primi tre, Il vangelo del coyote, scritto da Gianluca Morozzi e illustrato da Giuseppe Camuncoli e Michele Petrucci. Una horror story di taglio davvero originale e di notevole presa. Questo è uno dei casi in cui mi sembra di vedere l'occasione per uno scrittore di esprimersi in forme nuove, trovando così, spero, anche un pubblico nuovo.
D. Altri titoli?
R. Un noir letterario con molti momenti di umorismo, ambientato nella Parigi degli espatriati, con Gertrude Stein e Picasso tra i protagonisti. È Chi vuole uccidere Picasso di Nick Bertozzi. E poi Sono figlia dell'Olocausto di Bernice Eisenstein, una storia di formazione al femminile che è anche riflessione sull'Olocausto da parte degli ebrei della generazione successiva. Un libro benissimo disegnato dalla stessa autrice, con rimandi a Chagall e a Ben Shan.
D. E l'anno prossimo? Quali e quanti titoli usciranno?
R. Non c'è una cadenza predeterminata. Di sicuro uscirà una versione graphic della Metamorfosi di Kafka adattata da Peter Kuper; poi un graphic novel che ha avuto molto successo negli Stati Uniti, American Born Chinese di Luen Yang, e un titolo di tipo, diciamo, divulgativo che racconta la storia della logica moderna mettendo in scena i suoi stessi protagonisti: Logicomics, di Christos Papadimitriou e Apostolos Doxiadis.
D: Graphic novel: un genere nuovo. Fino a che punto?
R. E' evidente che c'è qualche elemento di continuità con i comics, con i fumetti. Ma ci sono anche aspetti di novità nella durata, nello sviluppo della narrazione, nell'appropriazione da parte degli autori di strumenti e tematiche proprie del romanzo.
D: Perché ”Guanda Graphic“, un vero e proprio marchio?
R: È un'espressione che segnala l'indubbia novità dell'iniziativa ma anche la contiguità rispetto alla proposta più classica della casa editrice. Non si vuole certo stabilire una gerarchia tra due diverse linee editoriali.
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