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L’ultimo cavaliere del Nulla: l’antisemita  Come lo ha raccontato Gregor von Rezzori

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Dall’harem alla rivoluzione: Halide Edib Adivar  Raccontata da Frances Kazan

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Una "prima donna" del Rinascimento: Isabella d’Este  Ce la racconta Daniela Pizzagalli

Come nasce un esilarante "thriller filosofico"  Intervista ad Andrew Crumey

Cervo Bianco, principe pellerossa  Ce ne parla Ernesto Ferrero

Di cosa parlano le donne quando parlano d'amore  Ce lo dice Iaia Caputo

Un grande viaggiatore in Cina  Ce ne parla Stefano Malatesta a proposito di Colin Thubron


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duca.abruzzi.jpg L’ultimo grande esploratore del Novecento
Intervista a Mirella Tenderini
coautrice, con Michael Shandrick, di Vita di un esploratore gentiluomo. Il Duca degli Abruzzi
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Vita di un esploratore gentiluomo è la biografia dell'ultimo grande esploratore del Novecento. Conquistatore di grandi montagne in Alaska e in Africa, Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, guidò spedizioni anche al Polo Nord e nel Karakorum, raggiungendo latitudini e altitudini mai toccate prima. Nipote del primo re d'Italia, Vittorio Emanuele II, e cugino di Vittorio Emanuele III, Luigi Amedeo venne iscritto nei ruoli della Regia Marina, come mozzo, all'età di sei anni e mezzo e percorse tutte le tappe della carriera militare fino al grado di Grande Ammiraglio in capo delle forze alleate navali durante la Prima Guerra mondiale. Alla fine del conflitto fondò in Somalia il villaggio che porta il suo nome, dove morì all'età di 60 anni, dopo un'ultima spedizione alle sorgenti dell'Uebi-Scebeli. Abbiamo intervistato Mirella Tenderini, autrice del libro con l'americano Michael Shandrick.


D. Come mai questo libro è stato scritto a quattro mani da due persone così lontane e di lingua diversa?

R. Confesso che senza il caso che ha spinto Michael Shandrick a chiedermi di lavorare con lui a questo libro non avrei mai pensato di scrivere la storia di un principe Savoia. Naturalmente conoscevo e ammiravo il Duca degli Abruzzi per le sue imprese alpinistiche. Shandrick si era rivolto a me in quanto storica dell'alpinismo e biografa, ma i protagonisti dei miei libri sono personaggi spinti da forti passioni e traboccanti di umanità. qualità che non mi sembrava di poter ravvisare nel Duca degli Abruzzi.

D. Come mai, allora, ha accettato?

R. Mi ha allettato proprio l'idea di scrivere un libro assieme a una persona così diversa da me. Abitando in due continenti diversi avevamo anche la possibilità di svolgere ricerche più ampie, e in effetti questa biografia del Duca contiene vicende inedite della sua vita che non sarebbe stato possibile scoprire risalendo alle sole fonti europee. E poi c'era la sfida di scrivere un libro in inglese. Michael non conosce altre lingue e il libro doveva essere pubblicato (e lo è stato) da un editore americano. Perciò avremmo compilato insieme il libro in inglese e solo in seguito io lo avrei riscritto in italiano. Io scrivevo già in inglese su riviste britanniche e americane, ma un libro è altra cosa, e l'esperienza della scrittura a quattro mani in una lingua non mia mi sembrava di per sé un'avventura eccitante. In seguito, a mano a mano che mi inoltravo nelle ricerche, mi appassionai anche al personaggio.

D. Era diverso da come se lo era immaginato?

R. Diversissimo. Dai suoi libri - i resoconti delle spedizioni - e dagli scritti su di lui, emerge l'immagine di un uomo di comando metodico ed efficiente, un capo indubbiamente, con tutte le qualità per condurre a compimento grandi imprese. In effetti pochi esploratori e alpinisti riuscirono in tutti i loro propositi al primo tentativo. Forse nessuno quanto lui, che negli unici due casi in cui non raggiunse la meta - semplicemente troppo al di là delle possibilità dell'epoca - stabilì comunque record di latitudine e di altitudine che rimasero imbattuti per decenni. E in tutto il mondo! Dai ghiacci dell'Alaska e del Polo al Ruwenzori in Africa equatoriale e al K2 in Karakorum, fino alle regioni ancora inesplorate dell'entroterra somalo. Spedizioni preparate meticolosamente a tavolino, come le circumnavigazioni del globo programmate e portate a termine da ufficiale della marina. Anche i documenti originali e autografi consultati negli archivi di tutta Italia, ma anche in Inghilterra, sono sempre molto formali e non lasciano trasparire sentimenti o emozioni. E come altro si sarebbe potuto esprimere un principe di casa reale, cresciuto fin da bambino nella rigida disciplina militare? Ma ricostruendo gli episodi della sua vita attraverso i fatti noti confrontati con i documenti meno conosciuti e con le testimonianze che siamo riusciti a trovare, abbiamo scoperto una persona sensibile e generosa, con un grande senso dell'amicizia e dotata di immaginazione e di passione, senza le quali non avrebbe progettato né saputo realizzare le sue imprese.

D. Ci può raccontare qualche episodio rivelatore di queste sue qualità umane?

R. Più che i singoli episodi, è significativo il suo comportamento di sempre. Nei rapporti con le guide valdostane che volle con sé in tutte le sue spedizioni, per esempio. Uomini semplici che lo trattavano con deferenza, intimiditi dal suo rango, e che gli cedevano il passo sulla vetta delle montagne vergini conquistate perché vi mettesse piede per primo, ma che lui ricambiava con un'autentica amicizia. L'amicizia e la fedeltà che riservò per tutta la vita, ricambiato, ai suoi compagni. Ma ci sono anche episodi rilevanti. Durante la Prima Guerra mondiale, al comando della flotta alleata (italo-britannico-francese), l'operazione più importante che portò a compimento fu il salvataggio di quel che era rimasto dell'esercito serbo in rotta, seguito da una moltitudine di profughi civili, attraverso l'Adriatico pattugliato da siluranti e sommergibili austriaci.

D. Un'operazione umanitaria in tempo di guerra!

R. Sì, che portò anche all'azione decisiva che gli alleati avevano atteso fin dall'inizio della guerra, ma che costò la carriera a Luigi di Savoia. Certo non fu il solo motivo, ma il Duca degli Abruzzi, stimato e ammirato dagli alti ufficiali francesi e britannici, era talmente poco amato in patria che fu costretto a dimettersi prima della fine del conflitto.

D. Fu il re, Vittorio Emanuele III, a volere le sue dimissioni?

R. Ufficialmente no, anche se la sua ostilità nei confronti del cugino non fu mai un segreto. Fu lui a ostacolare il matrimonio di Luigi Amedeo con Katherine Elkins, la giovane americana grande amore della sua vita.

D. Come mai si è parlato così poco del Duca degli Abruzzi al di fuori dei libri celebrativi?

R. Il Duca non nutriva simpatie per il fascismo e prima della Seconda Guerra mondiale si preferì dimenticare quel Savoia stravagante che si era ritirato in Africa a fondare un'azienda agricola con la partecipazione delle popolazioni locali. Dopo la guerra e la costituzione della Repubblica pesò molto su di lui, credo, il nome di Savoia e il ricordo di un re che aveva favorito il fascismo ed era scappato dall'Italia quando le cose si erano messe male. È vero, il Duca degli Abruzzi è un personaggio ingiustamente dimenticato. Sono felice e grata al mio coautore e al nostro editore per avere contribuito a farlo rivivere.

4 agosto 2006