|
Se è vero che a vent'anni dalla morte di Leonardo Sciascia si è fatta più acuta la necessità di averlo tra noi, già nel titolo di questo saggio di Matteo Collura, Alfabeto Sciascia, si sente il bisogno di richiamarne il nome. Anche perché, oggi ancora più di ieri, il nome Sciascia è sinonimo di eresia. Il bisogno di verità e giustizia, per lui nato in una terra affamata di verità e giustizia, ne permeò l'universo creativo, l'impegno civile, rendendolo testimone scomodo, libero e perciò «eretico», del suo e del nostro tempo. America, Amicizia, Fascismo, Gattopardo, Giustizia, Lavoro, Mafia, Manzoni, Moro, Parigi: sono alcune delle voci che compongono questo alfabeto. Matteo Collura, biografo di Sciascia, racconta ai lettori di Infinitestorie i motivi di un saggio che ripercorre la vita e l'impegno del grande maestro siciliano.
A vent'anni anni dalla scomparsa, oggi più che mai il nome Leonardo Sciascia è sinonimo di eresia. Per questo, d'accordo con i responsabili editoriali della Longanesi, ho deciso d'intitolare Alfabeto Sciascia il libro che, quando fu pubblicato per la prima volta nella primavera del 2002, s'intitolava Alfabeto eretico. Si tratta, dunque, di una riproposta. Ma d'indiscutibile attualità, non soltanto perché in questo 2009 cade il ventesimo anniversario della scomparsa dello scrittore, ma perché sulle pagine culturali e politiche dei giornali, così come nelle analoghe trasmissioni televisive e radiofoniche, in questi giorni non si fa che evocarlo, citarlo, chiamarlo in causa, il più delle volte con rimpianto. Alfabeto Sciascia arriva nelle librerie come omaggio all'autore del Giorno della civetta della casa editrice che nel 1996 ne pubblicò la biografia da me scritta, Il Maestro di Regalpetra.
Ma anche come ulteriore tentativo di divulgazione dell'opera di uno scrittore che occupa un posto d'indiscusso rilievo nella letteratura del secondo Novecento italiano. Un'occasione in più per far conoscere meglio, specie alle giovani generazioni, un intellettuale che seppe applicare l'imperativo etico non soltanto alla politica e al vivere sociale, ma alla storia, alla scienza e alla religione. È proprio nella forza etica, oltre che nel lavoro di scandaglio dei giacimenti letterari alla base della formazione dello scrittore, il senso di questo libro e, mi auguro, la sua godibilità. Quando ho cominciato a lavorarci, l'idea mia e dell'editore era di costruire una sorta di dizionario che raccogliesse le voci relative alle opere, al pensiero, alla vita e alle ragioni dello scrivere di Leonardo Sciascia. In parte il risultato è quello preventivato; ma solo in parte, perché ho l'impressione – ed è la stessa impressione manifestatami da alcuni lettori – di avere scritto un libro che, sì, nasce da Sciascia e che alla sua opera continuamente fa riferimento, ma che sento più mio degli altri miei.
Del resto ho sempre considerato Alfabeto pirandelliano il libro più sciasciano di Sciascia, quello in cui maggiormente ritrovo il suo pensiero, la sua vita e le sue ragioni dello scrivere. Insomma, questo Alfabeto è un libro che nasce da altri libri, così come sempre è stato e sarà nel mondo della letteratura. Se leggendolo qualcuno sarà spinto a cercare un racconto o un saggio di Sciascia che non ha letto, avrò centrato uno dei miei obiettivi. Gli altri sono quelli che ogni scrittore, nel pubblicare qualcosa, si augura di raggiungere. Un "alfabeto" suggerito dalle opere e dal pensiero di uno scrittore come Sciascia, inoltre, può essere un'utile bussola per muoversi nella complessa realtà della società italiana dopo il cosiddetto tramonto delle ideologie e l'espandersi, nella cultura come nell'economia, del globalismo. Spero di essere riuscito anche in questo.
Del resto, le voci che compongono il volume, da "Abbondio" (il vero protagonista del capolavoro di Manzoni) a "zolfo" (la terribile realtà della miniera siciliana che segnò il destino, come uomini e come scrittori, di Pirandello e Sciascia) servono proprio a spiegare questo nostro Paese, la sua storia, i suoi drammi, i suoi misteri, il suo indiscusso fascino. America, Amicizia, Fascismo, Gattopardo, Giustizia, Lavoro, Mafia, Moro, Parigi, sono alcune delle altre voci che compongono questo alfabeto suggeritomi non soltanto dalle opere di Sciascia, ma dalla sua vita privata e pubblica. Il bisogno di verità e giustizia, per l'autore delle Parrocchie di Regalpetra, nato in una terra affamata di verità e giustizia, ne permeò l'universo creativo, l'impegno civile, rendendolo testimone scomodo, libero e perciò eretico, del suo e del nostro tempo. È l'attualità che ha spinto me e l'editore a riproporre questo libro. A futura memoria, direbbe lo stesso Sciascia.
Matteo Collura
|