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suzuki.jpg Lo scrittore horror che ama l’avventura
Incontro con Koji Suzuki
autore di Dark Water
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Koji Suzuki, nato vicino a Tokyo, laureato in letteratura francese e insegnante per diversi anni, è famoso in tutto il mondo per il suo best seller Ring, che ha ispirato serie televisive, manga e film, giunti anche nelle sale e nelle videoteche italiane. Dopo Ring, storia di un video maledetto capace di uccidere chi lo guarda, arrivano Spiral e Loop, a continuare questo ciclo da brivido. E, da poco sul mercato italiano, Dark Water, questa volta una raccolta di racconti, veri e propri incubi, accomunati dalla presenza inquietante dell'acqua. Lo scrittore è stato recentemente in Italia, invitato dall'Istituto Giapponese di Cultura di Roma, dove ha tenuto una conferenza in cui ha presentato un ritratto di sé ampio e interessante. Ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande.


D. Lei è stato definito lo ”Stephen King giapponese“: che cosa ne pensa?

R. Ne sono davvero lusingato, perché Stephen King è uno scrittore nato e ha moltissimo talento. Ma continuo a non ritenermi uno scrittore di romanzi horror, o almeno non solo di questo genere letterario, e mi sento più vicino alla scrittura di avventura, soprattutto se legata al mare.

D. A quali scrittori, allora, si sente più vicino?

R. A Hemingway, che si arruolò volontario durante la Guerra Civile Spagnola e poi scrisse Per chi suona la campana; ad Antoine de Saint-Exupéry, che fu un aviatore coraggioso; a Malraux, che ha avuto un'esperienza drammatica in Indocina; ad Herman Melville, che si avventurò per mare a caccia di balene e seppe affascinare i lettori con Moby Dick; a Joseph Conrad, che navigò in lungo e in largo, e ne scrisse molto.

D. Ma, se il mare la affascina tanto, perché l'acqua diventa lo spunto e lo scenario di incubi orribili nella sua raccolta di racconti Dark Water?

R. Ho sempre amato il mare, tanto che quando ero piccolo sognavo di potere attraversare l'Oceano Pacifico con una zattera. Oggi navigo con il mio yatch, e abito vicino al mare, nella baia di Tokyo. L'acqua si fa sempre sentire, anche quando le finestre sono chiuse; dal semplice sciabordio delle onde al rumore più forte causato dal passaggio delle le navi. L'acqua ha un grande potere evocativo, e qualche volta mi impressiona e mi mette un po' di paura. Sono partito da queste sensazioni per scrivere i racconti di Dark Water.

D. Se non si considera uno scrittore di romanzi horror, come è nato Ring?

R. Ho scritto Ring nel 1989; a quell'epoca mia moglie lavorava come insegnante in una scuola, mentre io, che non ero affatto uno scrittore famoso, lavoravo a casa e accudivo la nostra prima figlia, che non aveva nemmeno due anni. Un giorno ebbi un'intuizione: avrei scritto un romanzo rivoluzionario. Così mi sono seduto davanti alla mia macchina da scrivere e ho scritto tutto quello che mi veniva in mente, senza avere alcuna idea precisa, nemmeno la trama. Alla fine ero convinto di avere scritto un romanzo molto interessante e l'ho proposto a un editore. Il redattore che lo aveva letto mi disse che avevo scritto un romanzo horror, e allora mi sono spaventato. Quindi si può dire che Ring sia nato quasi per caso, mentre Spiral e Loop sono stati una naturale continuazione, sostenuta dal mio editore.

D. A che cosa crede sia dovuto il successo della serie di Ring?

R. Sinceramente, non lo so. Forse è dovuto al fatto che ho sempre cercato di scrivere storie sostenute da un forte senso logico, e questo può averle rese comprensibili ovunque e da chiunque. E forse, paradossalmente, è stato utile non avere avuto alcuna intenzione di scrivere un romanzo horror; anzi, non avendone mai letto uno e non conoscendo quindi il genere, non mi sono lasciato influenzare da nessun modello e ho prodotto qualcosa di diverso, nuovo, originale.

D. Qual è la sua paura più grande?

R. Perdere le persone che amo.

D. Questa paura entra nei suoi libri?

R. Sì. Quando scrivevo Ring e accudivo mia figlia, un giorno mi chiesi che cosa sarebbe successo se la mia bambina fosse stata in pericolo. Da qui una domanda più generale: che cosa farebbe un padre se i suoi figli, sua moglie, la sua famiglia insomma, fosse in pericolo? Questa paura ha certamente avuto un'influenza sul mio romanzo.

D. Qual è la sua tecnica di scrittura? Da che cosa prende ispirazione?

R. Per me la scrittura è come la vita, che non ti permette di programmare ogni cosa; quindi, quando inizio a scrivere, non ho già tutto in mente, ma vado avanti poco per volta, immagine per immagine, riga per riga. Per esempio, adesso sto lavorando a un nuovo romanzo e qualche tempo fa, mentre stavo scrivendo di una donna, un improvviso movimento tellurico ha fatto tremare la mia scrivania; allora ho scritto che la protagonista avverte una scossa e si fa male. La realtà influenza continuamente la mia scrittura. Solo questa modalità permette di scrivere un romanzo diverso da tutti gli altri. È come partire senza sapere dove andrai, chi incontrerai, per quanto tempo starai via.

D. Scrittura come avventura, quindi. Le piace viaggiare?

R. Sì, mi piacciono gli spostamenti e i diversi mezzi di trasporto. Amo l'idea di potermi muovere in tutti gli spazi possibili: per mare, terra e aria. Ho uno yatch (mi piacerebbe molto partecipare all'America's Cup) e una moto (sette anni fa ho attraversato tutta l'America); mi piace molto cavalcare e so pilotare piccoli aerei. Voglio fare tutte le esperienze possibili, in modo che tutte le mie molecole assorbano queste esperienze e la mia scrittura possa beneficiarne. Credo infatti che il romanzo debba essere pieno di novità per chi legge, proprio come accadde per i continentali che, leggendo Melville, si resero conto di come la vita per mare era così diversa dalla loro.


Intervista a cura di Diletta Castorini

10 aprile 2006