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Viaggio magico alla ricerca di un sogno  Intervista a Gianni Morelli

Raccontare storie nell’era dell’informazione  Intervista a Ferruccio Parazzoli


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castellani.jpg La maternità? Un terremoto esistenziale
Conversazione con Lidia Castellani
autrice di Mamma senza paracadute
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Mamma senza paracadute è uno dei pochi romanzi italiani sulla maternità vissuta come un terremoto esistenziale, che non lascia in piedi niente di ciò che era la vita prima, e per questo si legge come un viaggio eccezionale nella profondità dell'essere femminile. In questo suo esordio letterario Lidia Castellani, fiorentina, traduttrice e giornalista free-lance, descrive le tappe di una rivoluzione della testa e del cuore che può essere vista come l'inizio di un nuovo modo di essere donna. Non uno dei soliti manuali con le istruzioni per l'uso del figlio ma la cronaca di un viaggio interiore che comincia con l'annunciazione di una gravidanza inattesa, passa attraverso il disorientamento di vivere in funzione di un altro essere (con il frigo pieno e la testa vuota), e si conclude con la conquista di un'identità materna tutt'altro che scontata, lontana da condizionamenti retorici e luoghi comuni. Infinitestorie.it ne ha parlato con l'autrice.


D. Quale significato ha il titolo del romanzo, Mamma senza paracadute?

R. Che la maternità è un volo senza possibilità di ritorno. Quando arriva il momento, bisogna sapersi lanciare nel vuoto... con attenzione, però, perché non c'è un paracadute in grado di attutire il colpo.

D. Come è nata l'idea di scrivere un romanzo sulla maternità?

R. Dal bisogno di leggerne uno, senza riuscire a trovarlo. Mi sono accorta che intorno a questo argomento c'è un gran silenzio di parole vere e tanta ipocrisia. Quando se ne parla, lo si fa in termini statistici, pratici o peggio ancora retorici, ma non si vanno a toccare gli aspetti più profondi dei cambiamenti legati all'arrivo di un figlio. È come se mancassero le parole per descrivere l'intensità di un passaggio esistenziale che tocca e sconvolge allo stesso modo la testa e il cuore. Laura, la protagonista del romanzo, si mette a cercarle. E lo dice: "Ripeto le parole di tutti e non mi bastano. Ne cerco di nuove, e non le trovo." Però le cerca.

D. Mamma senza paracadute è uno dei pochi romanzi sull'argomento: perché?

R. Perché la maternità è un tabù letterario. Allo stesso modo in cui fare la mamma è considerato un mestiere di bassa lega, la maternità non ha dignità letteraria. Nemmeno l'ultima generazione di donne che si occupa e scrive di tutto è riuscita a sdoganarla da un ambito prettamente domestico. Basta pensare a quante pagine sono state spese per parlare dell'amore tra un uomo e una donna, mentre sul sentimento materno, che forse è il più prepotente nella vita femminile, c'è poco o niente. Il fatto che il figlio possa diventare centrale in un certo periodo dell'esistenza è qualcosa di cui vergognarsi quasi, una debolezza del cuore.

D. Che cosa succede dentro la testa di una donna che scopre di aspettare un bambino?

R. Quando si ritrova seduta sulla seggiolina del consultorio, in attesa della risposta, Laura è priva di un chiaro desiderio di maternità. È una donna giovane con la testa e le giornate piene di cose da fare. Esce da lì con il risultato del test in tasca come se fosse il biglietto vincente di una lotteria alla quale non sapeva di aver partecipato. Però a partire da quel momento non potrà più ignorare la presenza di questo qualcosa che vive dentro di lei e la scardina in profondità, ribaltando il suo modo di stare al mondo. Sulle prime è molto disorientata, ma altrettanto decisa a vivere appieno questo momento. Così le tappe classiche della maternità, vissute coscientemente, diventano le occasioni di una straordinaria crescita personale.

D. Prima tappa, la gravidanza. Che cosa succede alla protagonista del romanzo?

R. Laura sente subito di non assomigliare al modello stereotipato della mamma in attesa, tutta dolcezza e sorrisini stanchi. Le immagini della felicità automatica non hanno niente a che fare con quello che prova, perché c'è di più. Insieme alla pancia crescono dentro di lei emozioni forti e pensieri nuovi, spesso anche ambigui e contraddittori. Giorno dopo giorno la gravidanza diventa l'occasione giusta per fermarsi e riappropriarsi del proprio tempo. "Un pomeriggio vuoto d'impegni è come una cassaforte chiusa della quale ho perduto la chiave", riflette. Al posto degli occhiali, le sembra di avere un binocolo, e con quello si guarda intorno. Il primo effetto è che tutto quello che prima era vicino, si allontana. Le cose considerate importanti si sgonfiano come un palloncino il giorno dopo la festa. Le amiche in carriera sono le prime a non capire, ma Laura tiene duro. "Prima d'ora ho camminato anch'io nel mondo. Ho percorso molte strade, alcune mi hanno portata lontano. Ma questa è l'unica che porta dentro di me".

D. E con il figlio che cosa arriva?

R. Arriva il futuro, e Laura si ritrova impantanata nelle paludi di un sentimento potentissimo, grande e pulito come un lenzuolo bianco steso ad asciugare al sole. Ed è lontana da tutto. Un colpo di tosse la preoccupa più di una crisi di governo. È lei la prima a meravigliarsene: "A volte guardo indietro, verso quel punto che era la mia vita prima di Eva, e mi chiedo: quanto sono distante da me stessa? E soprattutto: come si misura questa distanza? In anni, chilometri o parole? Che cosa ho ceduto e irrimediabilmente perduto in cambio?" La risposta è nel libro.

D. In sintesi, che cosa c'è scritto su questo manifesto per un modo nuovo di vivere la maternità?

R. Che diventare madre non è una semplice rivoluzione del cuore ma anche e soprattutto della mente.