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Orlando, bello, prode e maledetto  Intervista ad Angela P. Fassio

L’Oriente è una linea mobile  Incontro con Giorgio Montefoschi

La bambina che cacciava con il falcone  Incontro con Bianca Pitzorno

Ombre dell’Olocausto  Incontro con William Brodrick

Le "angiole" della chiesetta  Intervista a Marco Santagata

La vecchia radio di Chiara  Intervista a Cinzia Zungolo

Palestinese fino in fondo  Incontro con Sayed Kashua

Soltanto l’amore per la montagna mi ha salvato  Conversazione con Reinhold Messner

Per la pace e l’amicizia tra i popoli  Conversazione con Terence Ward

Un treno di fiabe irlandesi  Incontro con Carlo Gébler

La nave d’oro? Ve la racconto io  di Marco Buticchi

Ecco la Fiera del Libro 2003  Ce la spiega il Direttore, Ernesto Ferrero

Il desiderio inappagato di maternità  Conversazione con Judith Uyterlinde

L’aratore che non ha lasciato tracce  Incontro con Hoda Barakat

Saggezze ancestrali e poteri magici  Intervista ad Andrea D’Angelo

L’uccellino Francesco e il Saggio Solitario  Intervista a Bruno Concina

Tra storia e mito: i due volti di Artù  Intervista a Kevin Crossley-Holland

A 10 anni dalla scomparsa di Testori  Colloquio con Fulvio Panzeri

Un’amicizia e un’Italia di altri tempi  Conversazione con Pietro Spirito

La felicità di viaggiare  Intervista a Mario Biondi

La terza dimensione della Storia  Incontro con Mario Farneti

Ha solo due amori, la vita e la morte…  Intervista di Alessandra Casella ad Arturo Pérez-Reverte

Ritorna la strega bambina  Incontro con Celia Rees

Il serial killer del commissario Bordelli  Qualche domanda a Marco Vichi

Chi fu la marchesa Casati?  Ce lo spiega Giuseppe Scaraffia


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thilliez.jpg Come terrorizzo i miei lettori
Incontro con Franck Thilliez
autore di La stanza dei morti
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)
[La foto è © di effigie/Giovannetti)

Franck Thilliez è uno dei nomi nuovi del thriller francese. I suoi romanzi sono contrassegnati da una scrittura nera e cupa come i paesaggi invernali della Francia del Nord dove l'autore vive. La stanza dei morti prende avvio in una fredda notte di dicembre, nell'area industriale di Dunkerque. Due informatici disoccupati investono accidentalmente un uomo, che si aggirava furtivo in una strada deserta con una borsa zeppa di denaro. Incapace di resistere alla tentazione, l'improvvisato duo criminale fugge con il malloppo, senza immaginare che quei soldi costituiscono il riscatto per salvare la vita a una bambina e, soprattutto, senza sospettare che il rapitore ha assistito alla scena ed è animato da una volontà feroce di rivalsa. La stanza dei morti, da cui presto verrà tratto un film, è stato paragonato dalla critica francese al Silenzio degli innocenti di Thomas Harris per l'efferatezza dei crimini narrati e per la capacità di evocare atmosfere da girone dantesco. La periferia di Dunkerke si presenta agli occhi dei lettori come una distesa di ferro e cemento, una necropoli di metallo in cui sono all'opera mostri dalle sembianze umane. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore.


D. Nella Stanza dei morti ci sono numerosi riferimenti al corpo in tutti i suoi molteplici aspetti: pelli conciate, cadaveri martoriati, animali imbalsamati. La poliziotta Lucie Henebelle nutre una morbosa attrazione per le dissezioni e per la storia dell'anatomia; condivide le sue passioni?

R. Sì, Lucie è un personaggio costruito a mia immagine e somiglianza. Anch'io ho un forte interesse per temi oscuri e insoliti. Adoro avventurarmi nei luoghi dove la gente di norma non va; non mi riferisco a luoghi fisici, ma a quegli ambiti del sapere e dell'esperienza tradizionalmente scomodi e considerati veri e propri tabù. Tutto ciò che riguarda i serial killer, le autopsie, la tassidermia mi appassiona. In generale posso dire che gli argomenti che mettono paura mi incuriosiscono parecchio, ed è di questi elementi che mi servo nei thriller per terrorizzare i lettori.

D. Lei ritrae differenti tipologie criminali. C'è chi pratica il male come esercizio quotidiano e chi invece commette reati quasi spinto dal caso. Com'è nata l'idea di servirsi della strana coppia di criminali dilettanti Vigo-Sylvain, accanto al classico omicida seriale?

R. Sì, ho scelto di presentare contemporaneamente due differenti approcci al crimine. Abbiamo da una parte un male assoluto, estremo, incarnato da un omicida senza paura che sprofonda nella follia più completa; dall'altra una tipologia di male che nasce da diverse motivazioni, ma è altrettanto pericolosa. Anzi, per certi versi inquieta maggiormente perché ci tocca da vicino: la coppia di amici informatici è simile alla gente comune; Vigo e Sylvain sono personaggi normali che vivono però una situazione straordinaria. La presenza di un'ingente somma di denaro li porta a compiere atti abominevoli e a infrangere ogni codice morale. Oggi sono numerosi i lettori che si chiedono che cosa avrebbero fatto al loro posto.

D. La stanza dei morti non è il classico giallo in cui brillanti investigatori cercano di assicurare i criminali alla giustizia. Vi sono infatti tante scene di orrore puro, corpi straziati e violenze inimmaginabili che rimandano ai libri di Stephen King e di altri maestri del brivido. Le interessa anche la narrativa horror? Scriverà mai storie con elementi soprannaturali?

R. Stimo moltissimo Stephen King. È uno degli autori che mi ha influenzato di più. In effetti nei romanzi che scrivo cerco sempre di inserire motivi curiosi, bizzarri, ma alla fine sento il bisogno di spiegare tutto razionalmente. King parte da elementi fantastici, mentre io avverto la necessità di aderire alla realtà.

D. L'accostamento con il Silenzio degli innocenti la rende orgoglioso o la infastidisce?

R. Sono senz'altro orgoglioso del fatto che il mio libro sia stato paragonato al Silenzio degli innocenti. D'altra parte io stesso, nel corso della narrazione, vi alludo in modo esplicito. Quel film ha segnato la mia gioventù e non credo sia possibile nascondere certe influenze soprattutto quando sono così importanti. I riferimenti sono volontari e consapevoli.

D. I personaggi della Stanza dei morti torneranno in altri libri o preferisce costruire storie attorno a figure diverse?

R. Tento sempre di scrivere qualcosa di nuovo. Il mio romanzo precedente, ad esempio, rispetta l'unità di luogo: l'intera azione si svolge in un luogo chiuso, contrariamente a quanto avviene in questo libro, dove sono descritti differenti scenari. Ora sto terminando di scrivere un libro, che riprende la storia di Lucie. Mi soffermo in particolare sui motivi che hanno generato un alone di mistero attorno alla sua figura. Lucie dunque torna, ma il tema scientifico principale non ha nulla a che vedere con quello affrontato nella Stanza dei morti.

D. Il suo thriller si appresta a diventare un film. Parteciperà direttamente alla stesura della sceneggiatura o aspetterà, senza intervenire, il prodotto finito?

R. Il film è in corso di lavorazione. I lavori sono cominciati il 15 febbraio e si protrarranno per un paio di mesi. Prima che le riprese avessero inizio, ho incontrato la produzione. Sono venuti a trovarmi nella mia regione e abbiamo parlato sia dei personaggi che della storia. È stato quello l'unico momento in cui si è verificato uno scambio di opinioni tra me e la troupe cinematografica. Non ho preso parte in nessun modo alla stesura della sceneggiatura; un lavoro complicato che esula dalle mie competenze: sono uno scrittore, il mio è un mestiere diverso.

D. I gialli francesi stanno riscuotendo in Italia un enorme successo. I romanzi di Fred Vargas occupano spesso le prime posizioni in classifica, ma anche autori come Jean-Christophe Grangé e Maxime Chattam cominciano ad avere un nutrito seguito di appassionati. Come spiega una simile capacità di attrazione?

R. Ha citato tre autori che amo, soprattutto Grangé di cui ho grandissima stima. Quanto a Chattam, fa parte di una nuova generazione di autori polizieschi a mio avviso molto promettente. Credo che i lettori francesi, e questo vale anche per quelli italiani, stiano prendendo coscienza di un fatto: non è necessario essere americani per scrivere buoni thriller. Le cose stanno cambiando in fretta e penso che questo ampliamento di prospettive sia un fatto estremamente positivo.

Intervista a cura di Marco Marangon

12 marzo 2007