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Un'istituzione è fatta dagli uomini che la abitano: se questo è vero, lo è particolarmente per la Banca d'Italia, la cui attività non di rado è arrivata a identificarsi, nella percezione comune, con quella dei suoi governatori. Questo libro di ritratti e retroscena ne ripercorre le vicende in modo agile e divertito, con mille aneddoti spesso inediti. Il caso Fazio, ad esempio, ha fatto capire l'importanza di chi è chiamato a governare. Ma gli altri? Che cosa c'è dietro le difficoltà addensatesi negli anni fino a depositarsi sul piatto di Draghi? Quella della Banca d'Italia è stata una storia di uomini perlopiù valenti e probi, ma anche di forti personalizzazioni e di rapporti spesso difficili con il potere politico. In Via Nazionale Elena Polidori riesce con sagacia a tracciarne il filo conduttore, senza negare ai lettori l'entertainment. Ce ne parla lei stessa.
Ci sono uomini dietro alla Banca d'Italia. Ci sono sentimenti, passioni e temperamenti dietro agli scenari macroeconomici e ai freddi numeri elaborati dalla più tecnica, la più distante e fino a ieri la più immacolata Istituzione del paese. Il caso di Antonio Fazio, con i suoi errori, la testardaggine, gli intrighi e il crudo linguaggio delle intercettazioni, lo ha fatto capire fin troppo bene. Ma gli altri governatori, come si muovevano nei loro rispettivi contesti storici ed economici?
Come sempre, per capire il presente bisogna guardare al passato. E dunque, per quanto possibile, questo libro cerca di aprire le stanze segrete di Via Nazionale e ripercorrere splendori e miserie dell'Istituto attraverso la vita e le azioni di coloro che l'hanno guidato, nel bene e nel male, tra peripezie, astuzie, sacrifici, liti. E' una storia infinita, gloriosa e dolorosa, durata ben cento anni. Per capirla meglio e per renderla più attuale, occorreva però restringere il campo: si parte così dal fascismo e si giunge ai giorni nostri, all'oggi.
Ecco allora Vincenzo Azzolini che si barcamena per proteggere il ”tesoro“ dell'Istituto dai nazisti, costruisce intercapedini nei caveau, trasporta i lingotti al nord, tergiversa, poi cede ed è condannato, quindi assolto e riabilitato. Al suo posto arriva Luigi Einaudi, il padre della moneta, che fa dell'etica uno stile di vita, utilizza i giornali come una cattedra e scrive un curioso diario dove annota tutto ”per non dimenticare le cose che si sentono“: il risultato è uno spaccato singolare del paese, dove acquista dignità non solo la fame dei cittadini, ma anche il dramma delle ragazze troppo presto incinte o un poemetto di Trilussa.
Lo sostituisce Donato Menichella, che incarna la fatica, la discrezione e la caparbia volontà di un uomo del Sud: deve occuparsi della ricostruzione post bellica e vola negli Usa con De Gasperi in cerca di quattrini, con un viaggio avventuroso e senza paracadute. Dopo di lui, Guido Carli, il governatore del boom, che rappresenta il fascino dell'intelligenza poliglotta: deve fare i conti con le decisioni di Nixon e, non ultimo, con l'affare Sindona.
E poi ancora, Paolo Baffi, figlio di una sartina, poeta e a suo modo profeta delle leggi dell'economia, grande e rigoroso economista: verrà perseguitato dalle ”arciconfraternite del potere“. E poi Carlo Azeglio Ciampi, livornese tenace e paziente che governa l'Istituto tra mille difficoltà, dal crac Ambrosiano allo psicodramma della svalutazione: ce la fa e riesce anche a portare l'Italia nell'euro.
Come in un romanzo, uomini e fatti si succedono tra colpi di scena e decisioni al cardiopalmo. Finchè si arriva a Fazio, il governatore pio che sale al trono della Banca d'Italia come l'“uomo di Alvito“, un paesello della Ciociaria, ma quella sua origine, che pure lo nobilita, finisce anche per tradirlo, perché il potere dà alla testa e l'euro gli ha inesorabilmente sottratto peso e influenza. Però a quel punto l'Istituto ha imboccato la strada del declino: intrecci con la politica, fuga di cervelli, sindacalizzazione massiccia. Gli scandali bussano alla porta di via Nazionale con il dovuto contorno di tapiri, ballerini di tango, siti, blog, canzonette. La Banca d'Italia è presa in giro sul web, prediletta della satira; diventa l'oggetto di una rovente polemica politica; si discute pubblicamente del suo ruolo e della sua storica ma ormai intaccata autonomia anche fuori dai confini nazionali, nelle piazze finanziarie che contano.
Così, dopo la più ostinata resistenza che si ricordi, poco prima del Natale del 2005, Fazio getta la spugna e lascia. Ora c'è Mario Draghi, il più international dei suoi predecessori con i suoi blind trust, il super-tecnocrate per eccellenza: però per la prima volta nella storia della Banca, il suo mandato è a tempo. Deve risollevare l'immagine e il morale di via Nazionale, ma prima ancora deve restituire all'Istituto un ruolo, in un paese che fatica a ritrovare se stesso. Chissà se riuscirà.
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