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Indice Speciali


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Il vangelo secondo Giacomoni  Ce lo racconta la stessa Silvia Giacomoni

Omicidio alla corte dei Borgia  Intervista a Elena e Michela Martignoni

Due amici tra Oriente e Occidente  Incontro con Luca Doninelli

Milan ma non soltanto…  Intervista a Curzia Ferrari

Tra sogno e realtŕ. Alle radici del fantastico  Intervista a Silvana De Mari

Dal noir a una storia d'amore  Incontro con Philippe Besson

Gli immensi poteri di Taita  Incontro con Wilbur Smith

Un libraio investigatore nella Parigi di fine Ottocento  Intervista a Claude Izner

Vi aspetto a Torino dal 10 al 14 maggio  Una lettera di Ernesto Ferrero

Un tesoro che viene dall'acqua  Intervista a Laura Bosio

Il serial killer dei rosari  Intervista a Richard Montanari

La “lunga” notte di un cronista  Intervista a Roberto Perrone

Un giallo fiorentino nel Cinquecento  Incontro con Patrizia Debicke van der Noot

Le identitŕ in movimento  Incontro con Ilija Trojanow

Una madre di fronte all’autismo  Intervista a Cammie McGovern

Un feroce assassino al conclave  Intervista a Juan Gómez-Jurado

Un amore al di lŕ della morte  Incontro con Ángela Becerra

Con l’adolescenza non si scherza, scrive una madre al figlio  Incontro con Rosangela Percoco

Maghi, folletti, principesse, regine spodestate...  Intervista a Susanna Clarke

Questa benedetta barca la compero o no?  Intervista a Carlo Romeo

Storia di un bambino  Incontro con Guido Conti

Tempeste (di ormoni) sul lago  Incontro con Andrea Vitali

Non avere figli: una scelta consapevole  Intervista a Jennifer L. Shawne

Come terrorizzo i miei lettori  Incontro con Franck Thilliez

Segreti di famiglia (scomodi)  Incontro con Monica McInerney


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Tutti gli uomini della Banca d'Italia
Come li racconta Elena Polidori
autrice di Via Nazionale
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Un'istituzione è fatta dagli uomini che la abitano: se questo è vero, lo è particolarmente per la Banca d'Italia, la cui attività non di rado è arrivata a identificarsi, nella percezione comune, con quella dei suoi governatori. Questo libro di ritratti e retroscena ne ripercorre le vicende in modo agile e divertito, con mille aneddoti spesso inediti. Il caso Fazio, ad esempio, ha fatto capire l'importanza di chi è chiamato a governare. Ma gli altri? Che cosa c'è dietro le difficoltà addensatesi negli anni fino a depositarsi sul piatto di Draghi? Quella della Banca d'Italia è stata una storia di uomini perlopiù valenti e probi, ma anche di forti personalizzazioni e di rapporti spesso difficili con il potere politico. In Via Nazionale Elena Polidori riesce con sagacia a tracciarne il filo conduttore, senza negare ai lettori l'entertainment. Ce ne parla lei stessa.


Ci sono uomini dietro alla Banca d'Italia. Ci sono sentimenti, passioni e temperamenti dietro agli scenari macroeconomici e ai freddi numeri elaborati dalla più tecnica, la più distante e fino a ieri la più immacolata Istituzione del paese. Il caso di Antonio Fazio, con i suoi errori, la testardaggine, gli intrighi e il crudo linguaggio delle intercettazioni, lo ha fatto capire fin troppo bene. Ma gli altri governatori, come si muovevano nei loro rispettivi contesti storici ed economici?

Come sempre, per capire il presente bisogna guardare al passato. E dunque, per quanto possibile, questo libro cerca di aprire le stanze segrete di Via Nazionale e ripercorrere splendori e miserie dell'Istituto attraverso la vita e le azioni di coloro che l'hanno guidato, nel bene e nel male, tra peripezie, astuzie, sacrifici, liti. E' una storia infinita, gloriosa e dolorosa, durata ben cento anni. Per capirla meglio e per renderla più attuale, occorreva però restringere il campo: si parte così dal fascismo e si giunge ai giorni nostri, all'oggi.

Ecco allora Vincenzo Azzolini che si barcamena per proteggere il ”tesoro“ dell'Istituto dai nazisti, costruisce intercapedini nei caveau, trasporta i lingotti al nord, tergiversa, poi cede ed è condannato, quindi assolto e riabilitato. Al suo posto arriva Luigi Einaudi, il padre della moneta, che fa dell'etica uno stile di vita, utilizza i giornali come una cattedra e scrive un curioso diario dove annota tutto ”per non dimenticare le cose che si sentono“: il risultato è uno spaccato singolare del paese, dove acquista dignità non solo la fame dei cittadini, ma anche il dramma delle ragazze troppo presto incinte o un poemetto di Trilussa.

Lo sostituisce Donato Menichella, che incarna la fatica, la discrezione e la caparbia volontà di un uomo del Sud: deve occuparsi della ricostruzione post bellica e vola negli Usa con De Gasperi in cerca di quattrini, con un viaggio avventuroso e senza paracadute. Dopo di lui, Guido Carli, il governatore del boom, che rappresenta il fascino dell'intelligenza poliglotta: deve fare i conti con le decisioni di Nixon e, non ultimo, con l'affare Sindona.

E poi ancora, Paolo Baffi, figlio di una sartina, poeta e a suo modo profeta delle leggi dell'economia, grande e rigoroso economista: verrà perseguitato dalle ”arciconfraternite del potere“. E poi Carlo Azeglio Ciampi, livornese tenace e paziente che governa l'Istituto tra mille difficoltà, dal crac Ambrosiano allo psicodramma della svalutazione: ce la fa e riesce anche a portare l'Italia nell'euro.

Come in un romanzo, uomini e fatti si succedono tra colpi di scena e decisioni al cardiopalmo. Finchè si arriva a Fazio, il governatore pio che sale al trono della Banca d'Italia come l'“uomo di Alvito“, un paesello della Ciociaria, ma quella sua origine, che pure lo nobilita, finisce anche per tradirlo, perché il potere dà alla testa e l'euro gli ha inesorabilmente sottratto peso e influenza. Però a quel punto l'Istituto ha imboccato la strada del declino: intrecci con la politica, fuga di cervelli, sindacalizzazione massiccia. Gli scandali bussano alla porta di via Nazionale con il dovuto contorno di tapiri, ballerini di tango, siti, blog, canzonette. La Banca d'Italia è presa in giro sul web, prediletta della satira; diventa l'oggetto di una rovente polemica politica; si discute pubblicamente del suo ruolo e della sua storica ma ormai intaccata autonomia anche fuori dai confini nazionali, nelle piazze finanziarie che contano.

Così, dopo la più ostinata resistenza che si ricordi, poco prima del Natale del 2005, Fazio getta la spugna e lascia. Ora c'è Mario Draghi, il più international dei suoi predecessori con i suoi blind trust, il super-tecnocrate per eccellenza: però per la prima volta nella storia della Banca, il suo mandato è a tempo. Deve risollevare l'immagine e il morale di via Nazionale, ma prima ancora deve restituire all'Istituto un ruolo, in un paese che fatica a ritrovare se stesso. Chissà se riuscirà.

5 giugno 2006