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Caro Biondi,
ci siamo. La 14a edizione della Festa del libro (mi piace chiamarla così, perché questo dev'essere) si apre giovedì 17 maggio al Lingotto Fiere di Torino. Una grande libreria di 45.000 mq, mille espositori, 200.000 visitatori attesi, 150 incontri, dibattiti, convegni, spazio ragazzi, laboratori di poesia. Viviamo sempre di più affacciati agli schermi azzurrognoli dei nostri computer, dove ci pare di sfiorare l'onnipotenza o quanto meno l'onnipresenza. È un processo irreversibile, ma il momento del contatto fisico, il vedersi in faccia, parlarsi, vorrei dire annusarsi, rimane per ogni branco un momento irrinunciabile. Di fatto siamo tutti più allegri, nei cinque giorni della Fiera. Ci sembra quasi di poter introiettare le migliaia di titoli in esposizione per una qualche misteriosa osmosi, per le virtù di un contagio benefico. Da quella moltitudine di titoli che non riusciremo mai leggere ci sentiamo protetti, incoraggiati, stimolati. Sono delle presenze amiche, familiari.
Tutti gli anni si fanno bilanci, si tirano somme, si guarda interrogativamente al futuro prossimo. Non condivido le geremiadi sulla fine della civiltà del libro di carta, che sarebbe minacciata dalle nuove tecnologie. Al contrario, mi pare che quelle che si aprono al caro vecchio libro siano delle belle opportunità. Le possibilità di un'informazione capillare, fulminea, esauriente e a basso costo; il commercio elettronico, che risolti i problemi di criptazione e riservatezza, può aprire nuovi mercati anche agli editori piccoli e minimi, proiettandoli fuori dei confini nazionali; gli e-book e il print-on-demand, che cancelleranno la vecchia, patetica categoria dei libri usciti di catalogo e destinati a una morte civile interrotta soltanto dal rito catacombale delle fotocopie. Che è anche una bella responsabilità: non ci potremo più rifugiare nel corner della dimenticanza. Quello che avremo scritto sarà lì "for ever", a disposizione di chiunque lo voglia riesumare, a testimoniare per noi o contro di noi, nel male e nel bene.
Saremo sommersi dalle informazioni, e i navigatori migliori saranno quelli che disporranno di buone bussole, cioè di buona cultura, capaci di scegliere le rotte migliori. Gira gira, siamo sempre lì: le nuove tecnologie sono fantastiche, ma tutto dipende da quello che sappiamo metterci dentro. Da sole non salvano nessuno. Insomma: quella che vedo annunciarsi non è una guerra civile, ma una alleanza. A ognuno saperne cogliere le opportunità, sia esso scrittore, editore, librario, bibliotecario, lettore.
Ogni anno la Fiera del libro si dà un tema portante. Quest'anno è in un certo senso obbligato, perché lo viviamo ogni giorno: il rapporto con la natura e l'ambiente, il confine tra naturale e artificiale, con tutte le scelte che comporta e i dilemmi che ne nascono. Oscilliamo da una rapinosità distruttiva a un vagheggiamento idilliaco, neo-romantico, quando non fondamentalista. Ma l'importante è sapere, capire. Partiremo da una sorta di ricognizione storica, ripercorrendo il sentimento della natura così come ci è stato tramandato dalle arti figurative, che restano una fonte primaria, attraverso il racconto di due storici dell'arte quali Giovanni Romano e Vittorio Sgarbi. Ma ci occuperemo anche dell'immaginario popolare, attraverso le affabulazioni di chi ha lavorato proprio su quel tessuto di credenze, miti, leggende, creazioni artistiche legate alla terra, alle piante e agli animali. Viaggeremo in Italia con Folco Quilici. Mario Rigoni Stern, poetico osservatore della natura, ci racconterà una sua passeggiata di primavera
Un convegno su "Religioni e natura" ci svelerà l'atteggiamento delle grandi religioni nei confronti dell'ambiente. Non mancheranno gli studiosi del comportamento animale, come Danilo Mainardi e Giorgio Celli, che si sono conquistati un pubblico affezionato con le loro non comuni capacità divulgative. Ascolteremo studiosi di giardini come Ippolito Pizzetti, Paolo Pejrone e Francesca Marzotto. Sono sicuro che ci faremo entusiasmare da un personaggio che è uscito dalle pagine dei racconti di Calvino, ma esiste in carne e ossa. È Libereso Guglielmi, il giovane giardiniere di casa Calvino, a Sanremo, che è poi diventato un botanico di fama internazionale, pittore e viaggiatore. Oggi è un giovanotto di 75 anni che sa tutto, è curioso di tutto, un guru delle piante riversa la sua sapienza in una affabulazione travolgente.
Ci interrogheremo sulle frontiere della bioetica, e affronteremo il tema delle politiche ambientali. Sempre sul versante scientifico, ascolteremo un'affascinante conversazione del matematico Mario Rasetti sulla "materia che pensa", ovvero sulla capacità della materia inorganica, dei minerali, insomma, di interagire con l'ambiente che la circonda. Un altro motivo di attrazione sarà la mostra di mirabilia scientifiche organizzata dalla Provincia di Torino, curata da Piero Bianucci e intitolata significativamente "Next".
Folta come sempre la presenza di autori italiani e stranieri. Ospiti d'onore una ventina di scrittori olandesi e fiamminghi, capitanati da Hugo Claus, Cees Nooteboom e Harry Mulisch, entrati più volte nelle nominations dei Nobel. Con loro conosceremo meglio una grande letteratura, che ha il solo torto di esprimersi in una lingua di nicchia. Che è poi una condizione non troppo diversa dalla nostra. Ma vorrei anche ricordare la partecipazione di personaggi come lo storico americano Arthur Schlesinger jr, Denis Mack Smith in dialogo con Paolo Mieli, Joachim Fest, Lord Ralf Dahrendorf, Fernando Savater, il fisico Marcello Cini, l'antropologo francese Marc Augé, il narratore inglese Jonathan Coe, l'israeliano David Grossman, Mario Luzi, Roberto Calasso, Claudio Magris, Susanna Tamaro, Andrea Camilleri, Giuseppe Pontiggia, Dacia Maraini, Cesare Garboli.
La sto facendo lunga, e rimando i cortesi lettori al programma completo che troveranno nel sito.
Grazie dell'ospitalità, caro Biondi. Vi aspettiamo tutti al Lingotto.
Ernesto Ferrero
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