La Garzantina per iPad
    Home   |   Chi siamo   |   Database del romanzo   |   Database delle librerie   |   Indice Generale del Portale   
[S]peciali di Infinitestorie.it
Indice Speciali


Cerca tra gli Speciali
 

pagina 2 di 35

L’Uruguay in tre generazioni di donne  Intervista a Carolina De Robertis

Viaggio in India  Incontro con Shobhaa Dé

Quando è un uomo a parlare d’amore   Incontro con Raffaello Mastrolonardo

L’ispettore Camilla e il Divino Assassino  Intervista a Giuseppe Pederiali

Un travolgente affresco del nostro Paese  Intervista ad Alessandro Canale

Un bel giorno, alle Terme dell’Anima  Intervista di Valentina Fortichiari a Massimo Gramellini

Realtà deformate  Incontro con Daniela De Prato

Le voci d‘oro di Santa Redegonda  Come le spiega Marta Morazzoni

Una donna in bilico tra presente e passato  Intervista a Simonetta Greggio

Amore al bando  Incontro con Parinoush Saniee

La verità scritta nelle ossa  Intervista a Jefferson Bass

Paura a Nordest  Intervista a Pierluigi Porazzi

Intrighi e misteri a Salem  Incontro con Katherine Howe

Per capirsi basta parlarsi?  Intervista a Gianni Fochi

Amore, potere e corruzione  Intervista a Claudio Bigagli

Un mistero di Tiziano  Intervista a Patrizia Debicke

Nutrirsi, nutrire  Intervista a Jonathan Safran Foer

Tra dolore e purificazione  Intervista a Jole Zanetti

Reinventarsi davanti al mondo che crolla  Intervista a Karen Weinreb

Misteri sulla riva del lago  Conversazione con Andrea Vitali

Rosso come la vendetta  Intervista a Elena e Michela Martignoni

La redenzione del vampiro Lestat  Intervista ad Anne Rice

Il sogno di un impero  raccontato da Angelo Del Boca

I luoghi della coscienza  Una "ricognizione" di Edoardo Boncinelli

Da Nagasaki a Ground Zero: le ferite della storia  Intervista a Kamila Shamsie


pagine: 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10  11  12  13  14  15  16  17  18  19  20  21  22  23  24  25  26  27  28  29  30  31  32  33  34  35 
waters.jpg Liberi spiriti neo-vittoriani
In un romanzo di Sarah Waters
autrice di Affinità
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Nata nel 1966 nel Galles, laureata all'università di Canterbury con una tesi sulla narrativa gay e lesbica, Sarah Waters si è imposta con stile raffinato e grande capacità affabulatoria sulla scena letteraria internazionale nella scia del recupero delle atmosfere vittoriane, all'insegna di un'immaginazione melodrammatica che mescola abilmente le convenzioni del romanzo storico con le trasgressioni di uno sguardo contemporaneo. Quello che ne risulta è un Dickens al femminile, con il gusto di raccontare ma senza le censure dei tempi, una narrativa ricca di pathos, suspense, amori fatali e agnizioni rivelatrici, nella quale però trovano spazio anche momenti di erotismo saffico e una consapevolezza post-femminista. Pluripremiata, stimata da Margaret Atwood e inclusa da ”Granta“ fra le giovani promesse della narrativa inglese, la Waters, reduce dal successo di Ladra, arriva in Italia con un altro capitolo della sua trilogia neo-vittoriana, Affinità, una vicenda di ambientazione carceraria e attraversato da una fascinazione per il tema dello spiritismo. Ha spiegato agli intervistatori alcuni segreti del suo mestiere di scrittrice e di questo suo romanzo.


D. La sua è una vocazione adulta: prima si è occupata di letteratura in veste di studiosa e solo in un secondo momento è diventata autrice. Come ha cominciato a scrivere?

R. Ho cominciato a scrivere solo dopo i miei studi accademici, dai quali sono certamente stata influenzata. Il passaggio dallo studio della letteratura all'attività di scrittura è stato molto liberatorio. Quando si scrive un lavoro accademico si deve sostenere tutto quello che si dice per mezzo di riferimenti in nota. Quando si racconta, improvvisamente, ecco che si può fare a meno di tutto questo apparato e creare un mondo totalmente nuovo e proprio, invece di criticare l'opera di un altro.

D. Che cosa l'affascina della letteratura vittoriana?

R. Sono entrata in contatto con la letteratura del diciannovesimo secolo durante il mio lavoro di tesi, studiando la letteratura omosessuale di quel periodo, Wilde e dintorni. Ma la letteratura vittoriana mi ha da sempre affascinato come lettrice perché permette di calarsi in un mondo altro e di conoscerlo in maniera naturale, semplicemente immergendosi in esso. Così mi è venuto piuttosto spontaneo scrivere i miei primi romanzi rielaborando quello stile e quelle atmosfere.

D. La struttura dei suoi romanzi è elaborata e ricca di colpi di scena, tuttavia conta moltissimo anche la capacità di ricreare un mondo fatto di personaggi e ambienti, caratterizzato da una raffinata dimensione psicologica. Come concepisce i suoi romanzi?

R. Di solito nei miei romanzi creo per prima cosa il plot. Questo non vuol dire che progetto ogni cosa fin dall'inizio: l'atmosfera e la caratterizzazione dei personaggi emergono solo durante il lavoro di scrittura vero e proprio. Spesso, scrivendo in prima persona, sono io per prima a stupirmi di quello che viene fuori dai miei personaggi. La trama è solo un'impalcatura, tutto il resto, che è il vero corpo della scrittura, lo scopro soltanto cammin facendo.

D. Affinità è il secondo capitolo di una trilogia di romanzi autonomi legata dalla comune ambientazione ottocentesca e da tematiche affini. Come è nata l'idea per quest'opera?

R. Con il mio secondo libro volevo sondare territori più oscuri e opprimenti del primo romanzo. M'interessava lo spiritismo, fenomeno sul quale avevo scritto alcuni articoli, ed ero affascinata dalle prigioni. Mi piaceva l'idea di mettere queste due cose insieme e, se all'inizio la connessione mi sembrava piuttosto arbitraria, non appena ho cominciato a scrivere, le relazioni sotterranee fra queste due ”istituzioni“ mi sono divenute più chiare. Sia la condizione di prigionia sia la tematica dello spiritismo mi permettevano inoltre di raccontare tematiche omosessuali in una nuova chiave: la vita carceraria porta infatti a rapporti molto stretti fra donne, non per forza erotici ma comunque intensi; così la comunicazione con l'aldilà permette a donne di comunicare con spiriti maschili, prestando loro il corpo, mettendo perciò in questione identità, anche sessuali, date per scontate.

D. Che cosa l'ha interessata in particolare dell'attività di una medium?

R. L'elemento essenziale dello spiritismo era addomesticare l'altro mondo. Ho scelto di parlare di una medium perché in questa industria, che attraversava in maniera sotterranea e trasversalmente la società ottocentesca, una donna poteva anche rivestire un ruolo molto influente. Il dono del medium era infatti qualcosa che chiunque, a prescindere dalla classe sociale, poteva possedere. Così si trovano testimonianze di padrone di casa borghesi che tengono sedute spiritiche con le proprie domestiche, a dimostrazione della portata dirompente di quest'ambito, la possibilità di sovvertire i ruoli sociali consolidati in una società strutturata in modo rigido e gerarchico.

D. La sessualità ha un ruolo importante nel suo mondo narrativo. Se la letteratura vittoriana è stata una letteratura del segreto, del censurato, del rimosso, il suo racconto può permettersi di esplicitare queste tensioni nascoste...

R. Con Affinità ho cercato di confrontarmi a fondo con le differenze storiche reali del mondo d'allora e di esplorare come la dimensione del desiderio lesbico possa davvero essere stata sperimentata ed espressa nella cultura del diciannovesimo secolo, nella quale non aveva nessuno spazio pubblico e di conoscenza, in cui mancavano completamente modelli ai quali fare riferimento. Inoltre il punto di vista di coloro che si occupavano di spiritismo era per certi aspetti più aperto, potremmo dire che avevano un approccio più liberale alle relazioni: l'idea stessa di affinità fra due anime presupponeva infatti che si poteva sposare la persona sbagliata, e che i legami spirituali sono più forti di quelli temporali. Anche se non ho trovato prove di questo, mi piace pensare che un tale punto di vista potesse giustificare anche tipi di affinità che la società d'allora condannava alla clandestinità.