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Indice Speciali


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Nuovi mondi possibili  Incontro con Luca Randazzo

Le infinite vie del Buddha  Incontro con Mario Biondi

La nostalgia del chirurgo  Incontro con Luigi Rainero Fassati

Con la fantasia colmo i vuoti della storia  Intervista a James Rollins

Quando la trasgressione è l’amore  Intervista a Stefania Piloni

Dal blog al libro: storia di una elasti-mamma  Intervista a Claudia de Lillo

Un libraio per amico  Incontro con Guido Quarzo

Interpretare il disagio di esistere  Intervista a Rossella Panigatti

Successo al primo colpo? Scordatelo  Intervista a Sara Gran

Schegge di vita  Intervista a Giulio Casale

L‘incredibilità del caso  Intervista a Javier Sierra

Una crociera da brivido  Intervista a James Patterson

Una città e una giovinezza ai ferri corti  Intervista ad Angelo Petrella

Pericolo giallo in Italia?  Intervista a Raffaele Oriani

Vita da gatti  Incontro con Serena Vitale

La violenza non prevarrà  Intervista a Frank Schätzing

Caro Giovannino, un postero ti risponde  Una lettera a Guareschi di Guido Conti

Sesso, potere e servizi segreti deviati  Intervista a Tess Gerritsen

Vi racconto la mia Pechino  Conversazione di Mario Biondi con Renata Pisu

La "nuova terra" di una scrittrice  Intervista a Jhumpa Lahiri

Letteratura, anticorpo della dittatura  Incontro con Ismail Kadaré

Amore, amicizia e tradimento  Intervista a Milly Johnson

Chi sono i veri assassini?  Intervista a Santiago Roncagliolo

L’altra faccia dell’utopia  Incontro con Gemma Malley

Napoli, feudo di sognatori…  Incontro con Francesco Costa


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Andare di buon passo ma piano e vicino
Intervista ad Andrea Bocconi
autore di Di buon passo
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Per procedere Di buon passo Andrea Bocconi parte a piedi. Non si allontana di molto da casa, non sonda il fascino di luoghi esotici e non vive avventure in paesi remoti e stranieri. Eppure scopre, tra il Casentino, l'Umbria e la Romagna, un mondo davvero lontano e, forse ancora di più, un tempo completamente diverso dal suo. E a conclusione delle ventidue giornate di questo singolare viaggio, muta il suo (e il nostro) senso del tempo e delle distanze, consegnandoci una guida ideale e irrituale. N abbiamo parlato con lui.


D. Nei suoi libri precedenti si parlava di grandi viaggi in luoghi esotici. Nell'ultimo, invece, lei cammina Di buon passo nella sua Toscana, a due passi da casa. Che cosa c'è da raccontare di un simile viaggio?

R. Credo che sia proprio dietro casa che si possa fare un grande viaggio, dove il velo dell'esotismo cade e si colgono aspetti più sottili. Se si entra in un convento della nostra tradizione, o si monta la tenda in un bosco che abbiamo visto soltanto di giorno, o ci si ferma a parlare all'alba con la gente che abita in un paesino montano, siamo in grado di capire più cose, di sentire le tracce della storia di cui facciamo parte.

D. Perché ha scelto di andare a piedi?

R. Per risparmiare. No, scherzo. Volevo la semplicità massima, anche la bicicletta mi pareva troppo tecnologica, forse anche troppo veloce. Il mio lusso era essermi preso il tempo abbondante per questo viaggio, progettato da tempo ma senza troppe tappe e mete.

D. Lei va Di buon passo alle sorgenti dei fiumi: perché?

R. Tutte le civiltà nascono attorno ai fiumi, una romanità senza Tevere o un Rinascimento senza Arno non possono essere. Ma oggi i fiumi sono trascurati, inquinati, interrotti: a me sembra che questo non derivi soltanto da motivi economici, ma anche dalla perdita della sacralità del paesaggio, che diventa una merce invece di essere la nostra culla. E allora volevo andare alle sorgenti , come gli indiani che vanno a Gangotri, dove nasce il fiume sacro.

D. Un pellegrinaggio?

R. Parola grossa: semmai non di un devoto, ma di un panteista laico.

D. Come mai, allora, parla tanto di Francesco e ne visita i monasteri?

R. E perché non dovrei? Il fatto è che i luoghi francescani sono di bellezza speciale, ruvida ma sempre armoniosa, con un rapporto di rispetto tra la costruzione e la natura in cui nasce. Si sente l'amore per le grandi pietre, per le forre, per i torrenti. E Francesco, benché sia vissuto poco e sia stato tradito da tutti, Papa e confratelli compresi, ha molto da dire.

D. Che cosa ha trovato che non si aspettava in questo viaggio?

R. Non mi aspettavo di non trovare nessuno sui sentieri, segnati o meno che fossero. E non mi aspettavo di trovare un'Italia gentile nei paesi e nelle piccole città: il libraio Paci di Città di Castello che mi presta sulla fiducia la sua copia di un raro libro su Burri; la signora che si affaccia dal giardino per invitarmi a prendere un caffè, mentre arranco sull'aslfalto della strada provinciale.

D. Ha mai avuto paura?

R. Soltanto quella di scivolare in un sentiero sui calanchi, per il resto mi sono sentito protetto dalla solitudine. E poi un camminatore è innocuo, che cosa può mai capitargli? Al massimo di non essere visto da un camion se è costretto a camminare sulla statale.

D. Come mai ogni tappa si apre con un arcano dei tarocchi?

R. Perché sono partito dalla località "Il Matto", dove vivo, e alla fine del viaggio erano passati proprio 22 giorni, quanti sono gli arcani maggiori. Abbinarvi a posteriori le carte, con i loro complessi simbolismi, mi è servito a rileggere il viaggio da una prospettiva diversa, forse più inconscia

D. Che consigli darebbe a chi volesse fare un cammino come il suo

R. Scarpe buone e collaudate, uno zaino leggero, e andare piano, prendendosi tutto il tempo che ci vuole e anche di più. Non portare anche in un cammino l'ansia da performance, infischiarsene delle medie e lasciare che a decidere la meta successiva siano l'intuizione e il piacere del momento. E se il ”piano“ si coniuga con ”l'andare vicino“, si scoprirà quanto può essere esotica la collina dietro casa.

Intervista a cura di Antonio Forges

8 giugno 2007