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Indice Speciali


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Riabilitare l’Andrea Doria  Intervista a Fabio Pozzo

Donne senz’anima in cerca di leggerezza  Intervista a Chicca Gagliardo

La via Emilia in musica  Intervista a Gianluca Morozzi

Il gioiello che ritorna  Come lo racconta Emmanuelle De Villepin

Un finale esplosivo per Bartimeus  Intervista a Jonathan Stroud

Amore e morte a Kabul  Intervista a Amanda Sthers

Tutti gli uomini della Banca d'Italia  Come li racconta Elena Polidori

Coltivare i propri sogni  Incontro con Paolo Bianchi

1962, la prima italiana sulla Nord dell’Eiger  Intervista a Giovanni Capra

Scrivere: una panacea  Intervista a Pietro Grossi

Delitto in convento  Intervista a Tess Gerritsen

Meditazione: il sale della vita  Intervista a Jon Kabat-Zinn

E adesso chi mette in ordine?  Ce lo spiega Stefania Bertola

Le battaglie della vita  Incontro con Nicoletta Vallorani

Il crimine perfetto  Intervista a Douglas Preston

Magdeburg, atto secondo  Intervista ad Alan D. Altieri

Ombre sulla Casa Bianca  Intervista a Dudley W. Buffa

Vi aspetto a Torino dal 4 all'8 maggio  Una lettera di Ernesto Ferrero

Le oscure materie del narrare  Intervista a Philip Pullman

L’esplorazione del Tibet Occidentale (1933)  Raccontata da Giuseppe Tucci

Vita di colorist  Intervista a Kathleen Flynn-Hui

Lo scrittore horror che ama l’avventura  Incontro con Koji Suzuki

Fosca e le altre  Intervista a Simonetta Greggio

Dieci anni da Professionista  Intervista a Stephen Gunn

La solitudine: un’educazione e un mistero  Intervista a Vincenzo Gambardella


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bocconi.jpg Un viaggio nel viaggiare
Incontro con Andrea Bocconi
autore di Viaggiare e non partire
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Psicoterapeuta e viaggiatore per niente pentito, con Viaggiare e non partire Andrea Bocconi ha scritto un affascinante viaggio nel viaggiare. C'è chi viaggia sempre e non parte mai, chiuso nei suoi pregiudizi. C'è chi parte e va lontano senza uscire dalla propria casa, stando seduto sulla propria poltrona. C'è chi parte e viaggia, e c'è chi non parte e non viaggia. In realtà il cuore dell'autore è con chi viaggia. Nel libro si trovano consigli, esperienze di viaggio, incontri con viaggiatori straordinari come Fosco Maraini, interviste ad antropologi, esploratori e anche un manuale sul come, dove, con chi viaggiare (o non viaggiare). Ne abbiamo parlato con l'autore.


D. "Non si sta bene che altrove", è l'esordio del libro. È da una sorta di inquietudine che nasce il bisogno di viaggiare? Se è così, questo somiglia ben poco al viaggio turistico come viene oggi inteso o male inteso?

R. La molla è di sicuro una sorta di inquietudine, di insoddisfazione. Nell'etimologia della parola "travel" c'è "travaglio", connesso con "pericolo". Da sempre le anime inquiete trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra. L'inaspettato, lo sperdersi ci fa sentire più vivi, sconquassa i pregiudizi. Dobbiamo imparare molto, più nulla è scontato, neppure prendere un autobus o ordinare un piatto al ristorante. Può essere un momento per cercare una identità più profonda, oltre le convenzioni e i trucchi.

D. Lei scrive che si viaggiava quando il tempo era amico dello spazio. Ancora oggi, in montagna, le distanze vengono misurate in tempo. Oggi si può ancora viaggiare andando piano, con il tempo di aprirsi al nuovo?

R. Si andava piano fino a un certo punto, se si pensa che un pellegrino poteva andare da Vienna a Roma in un mese, facendo trenta chilometri al giorno e passando per luoghi che sarebbero inaccessibili ai mezzi moderni. La distanza era scandita dal tempo, il ritmo era quello naturale dell'organismo. Ci si lasciava permeare dai luoghi, dalle atmosfere.

D. Dove bisogna andare per essere un viaggiatore del tempo?

R. Se uno va a fare un cammino sulle Apuane, ecco un viaggio organico straordinario. Basta dire "vado sulla Pania". Essere in viaggio, non fare un viaggio, che è molto diverso, C'è qualcosa di volgare nel "fare" il viaggio. È agli antipodi dell'essere in viaggio. Il viaggio c'è già e tu ci cammini dentro.

D. Perché l'Oriente e non l'Occidente?

R. L'Occidente sembra spaventosamente uguale, tante volte lo stesso quartiere di una stessa grande città. Non percepisco un senso del diverso. In Occidente la dimensione del sacro è introvabile, in Oriente tutto è portato all'eccesso, ma c'è. In Oriente il più avido commerciante ha in fondo alla cassaforte un'immagine sacra che rappresenta il suo dio.

D. Ci parli dell'incontro con Fosco Maraini e di come lei è diventato un "citluvit"

R. Camminavo sulle Apuane, era l'inizio di un "Garfagnana trekking". Dopo due ore di cammino mi ero perso. Fui raccolto da due giovani donne che mi offrirono un passaggio e così finii in casa di Fosco Maraini. Lui era un eterno adolescente, animato da una voracità della vita. Un incontro con il pellegrino, così bello da non dover desiderare di averne di più. Parlammo tutto il giorno, ma verso sera, pur avendomi lui offerto ospitalità per la notte, lo lasciai e raggiunsi il rifugio Rossi. L'intervista che riporto nel libro fu fatta qualche tempo dopo. Perché era la cosa giusta da fare in quel momento. Ecco che cosa vuol dire prendersi il tempo. "Citluvit" era il modo di definirsi di Fosco Maraini, Cittadino della Luna in Visita Istruzione sul Pianeta Terra. Qualche giorno la nostra conversazione ho ricevuto una lettera misteriosa, indirizzata a un "citluvit". "Arriviamo, ci radichiamo in un luogo, ma poi viaggiamo, vaghiamo di qua e di là... eppure restiamo sempre dei citluvit. La notte guardiamo la Luna che ci ammicca con fare amoroso, e talvolta ce ne prende una struggente nostalgia".

D. Nel libro descrive altri interessanti incontri, ma nessuno di essi è datato. Perché?

R. È una cosa su cui mi fa riflettere lei. Posso soltanto dire è che c'è un tempo dell'inconscio che mescola tutti i tempi.

D. Quanto è importante il ritorno?

R. Il ritorno è una delle pochissime occasioni in cui entro nella mia camera da letto con lo spirito del viaggiatore, con tutto il nuovo che porto con me.

D. Perché la montagna? Come mai nei suoi viaggi manca il mare?

R. Forse perché la montagna va verso il cielo senza staccarsi da terra. Quello che veramente mi appassiona sono i vulcani, non soltanto si va verso il cielo, ma anche sottoterra.

D. C'è un paradosso, o meglio una esasperazione del viaggiatore?

R. Al Museo Etnologico di Firenze c'erano alcune fotografie di pigmei sdraiati in terra con calchi di gesso in faccia. Ho chiesto all'esploratore come avesse fatto a convincere questi uomini a sopportare il gesso, e lui mi ha risposto: "Non è stato difficile... be', ho sparato qualche colpo di pistola". Ho raccontato questo episodio che appartiene a uno straordinario avventuriero perché incarna anche il peggio del viaggiatore: riportare a casa le facce, a ogni costo. Questo è l'aspetto predatorio del viaggio.