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Con la nuova sigla editoriale ”neon!“ arriverà in libreria dalla fine di settembre una collana dedicata alla narrativa contemporanea. Un progetto che cura con attenzione ogni aspetto, dai contenuti, visioni originali di un mondo poliedrico come quello di oggi, allo stile, multiforme come le innumerevoli realtà che viviamo, fino alla grafica delle copertine, affidata a Eric Feng, artista americano di origini orientali. A dirigere la nuova collana sarà Aldo Nove, autore che, dall'esordio di Woobinda sino al recente Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese, ha sempre concentrato il suo sguardo e la sua scrittura proprio sul presente, con impegno anche documentario. Gli abbiamo rivolto alcune domande.
D. Dunque, ”neon!“. Di che cosa si tratta?
R. Di un'avventura nelle nuove scritture in grado di raccontare quello che sta succedendo oggi, nell'immensa varietà di forme che contraddistingue questo periodo storico così ricco ma anche complesso.
D. Di quali forme narrative intende occuparsi?
R. Direi che il racconto (nel senso non di breve durata del testo, ma di narrazione) è la dimensione più congeniale per narrare il presente. Dunque il discorso, che va dal romanzo in senso più tradizionale al saggio ”anomalo“ (in cui prevalga la dimensione del racconto, appunto) sono le forme privilegiate. La poesia è un ambito diverso, molto specifico, a cui è necessario dedicarsi interamente, e non rientra nel progetto di ”neon!“, anche perché se ne produce tantissima ma non la si legge: un discorso appassionante, ma troppo lungo da fare in questa sede.
D. Chi saranno i lettori di ”neon!“ secondo lei?
R. ”neon!“ cerca la varietà e non si sente precluso a nessun lettore: ogni libro fa, in un certo senso, storia a sé. Certo, i ”giovani“ sono in qualche modo il target ideale, ma proprio la vastità di senso del termine ”giovane“ permette di rivolgersi a un pubblico molto ampio. Oggi è giovane chiunque sia curioso della vita. Anche a settant'anni passati, quindi.
D. Può dirci qualcosa dei primi titoli?
R. Sono tre differenti modi, attraverso tre diverse forme di narrazione, di raccontare il presente. C'è il confronto tra lo straniamento di una Milano annoiata ma inquieta con la sorpresa di un'India inedita, magistralmente narrata da Giovanna Giolla con Vermi; il dettato di un destino tragico ma anche la straordinaria, incomprensibile bellezza della vita raccontata da Alessandro Scotti con Tempo, e infine la bizzarria del mondo di Internet analizzata da Ciro Ascione, il più grande ”troll“ italiano, nel libro che si intitola, appunto, Troll. Una triade molto varia, mi sembra, in grado di incuriosire chiunque.
D. ”neon!“ proporrà soltanto autori italiani?
R. No. Nell'era della globalizzazione è un po' assurdo porsi questa limitazione, pur privilegiando gli autori nostrani. Diciamo che in ”neon!“ gli autori italiani viaggiano su una corsia preferenziale.
D. Lei ha sempre concentrato il suo interesse sul presente: che cosa la affascina di più della realtà contemporanea?
R. Attenzione non significa necessariamente adesione. Non credo che il mondo di oggi sia migliore rispetto a qualunque altro periodo storico del passato. Ci sono sempre ingiustizie, differenze spaventose. Come esseri umani viviamo però nel presente, e inevitabilmente con il presente ci confrontiamo. Non vorrei fare troppo il professore, ma Sant'Agostino diceva, e mi piace riportarlo, che esiste soltanto il presente, diviso in tre parti: il presente della memoria, il presente dell'esperienza e il presente dell'aspettativa. In queste tre contemporaneità viviamo sempre, ed è proprio la letteratura a restituircele simultaneamente.
D. Non solo autore, ma anche direttore di una collana: le piace questo ruolo? Perché?
R. Perché spero di mettere a disposizione di tutti più di vent'anni di esperienza in un campo così ricco ma difficile come quello della letteratura, ancora in grado di regalarci grandi sogni e di darci strumenti per comprendere la vita.
D. Una domanda di rito, ma che non possiamo negare a molti lettori di Infinite Storie: ha un consiglio per un aspirante scrittore?
R. Essere dilettante. Intendo etimologicamente: scrivere per diletto, per passione. La scrittura è soltanto in un secondo piano lavoro. Con il foglio, per lo scrittore, si stabilisce qualcosa di simile al matrimonio: ci sono regole da rispettare, ci si assumono impegni, ma senza amore non si va da nessuna parte.
A cura di Diletta Castorini
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