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pagina 16 di 35

Gli uomini di Stalingrado  Intervista ad Alfio Caruso

Amiche nella Cina del XIX secolo  Incontro con Lisa See

Come un Sogdiano sulla Via della Seta  Intervista a Colin Thubron

Goliardia ai tempi di Internet  Intervista a Ciro Ascione

Meglio suggerire, sempre  Intervista a Leopoldo Carra

I tempi delle nostre esistenze  Intervista ad Alessandro Scotti

Poe. Il mistero di una vita  Intervista ad Andrew Taylor

Nella campagna inglese degli anni Sessanta  Intervista a Graham Joyce

La storia di un'ossessione  Intervista a Giovanna Giolla

Il coraggio di una madre  Incontro con Marti Leimbach

Si accende “neon!”  Intervista ad Aldo Nove

Un inventario di cose perdute  Intervista a Iaia Caputo

Il viaggio di due vite  Incontro con Vikram Seth

Don Giovanni: del piacere e del potere  Intervista a Giorgio Taborelli

Rubašov e il suo patto con il diavolo  Intervista a Carl-Johan Vallgren

Doppia vita di un doppio romanzo  Raccontata da Mario Biondi

Un piccolo mondo non ancora antico...  Incontro con Andrea Vitali

Quei “diavoli stranieri” che razziavano nei deserti cinesi  Secondo Peter Hopkirk

Il mondo fantastico di Septimus Heap  Intervista a Angie Sage

Continua la saga di Jamie e Claire  Intervista a Diana Gabaldon

Quando la CIA chiede di uccidere  Incontro con Barry Eisler

Il tesoro dei Templari  Intervista a Steve Berry

L’ultimo grande esploratore del Novecento  Intervista a Mirella Tenderini

Attentato al vicepresidente  Incontro con Lee Child

Byron artista pop  Intervista a John Crowley


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mancuso.jpg Una vita tra le nuvole
Intervista a Laura Mancuso
autrice di In volo senza confini
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Laura Mancuso è la moglie di Angelo D'Arrigo, l'uomo che ha insegnato a volare agli uccelli. È stata la sua compagna di vita e di avventure. Al suo fianco in ogni impresa, in ogni rischio, in ogni successo o delusione. Alla sua scomparsa ha deciso di portare a compimento i suoi sogni e, superando ogni difficoltà burocratica, emotiva e organizzativa, ha riportato a casa Maya e Inca, i due splendidi condor che Angelo voleva reintrodurre nei cieli delle Ande. In volo senza confini è un libro intenso, duro, coraggioso, grondante di amore e di fierezza. Perché Laura è rimasta da sola a vivere una vita per due. Ne abbiamo parlato con lei.


D. La genesi di questo libro? È evidente, ma spieghiamola subito al lettore.

R. Questo è il libro che non avrei voluto mai scrivere. Una storia, la mia storia, di un'esperienza che non avrei mai voluto vivere. Ma è anche il racconto della mia esistenza. Un racconto di successi e di mal di montagna, di passione e di amarezza. Un arcobaleno di emozioni tra le risate e il vento. Ansie e fatiche nel sole cocente del deserto o al freddo pungente dell'Himalaya. Una storia di amore e di coraggio. Di pianti e di onde bianche dell'oceano. Di notti gelide riscaldate dal fuoco e dall'amore. Di mattine finte rischiarate dalle torce frontali. Di amicizia e di rispetto. Di aquile, gru, falchi, poiane, albatros e condor. Poca quiete ma, come diceva Angelo, ”per riposarsi c'è sempre tempo.“

D. Angelo D'Arrigo è stato un personaggio incredibile, un uomo dotato di un'inesauribile energia e di una grande curiosità, e credo sia stato difficile quindi racchiudere la sua vita e le sue imprese in un libro. Ma fra i tanti ricordi, se potesse sceglierne uno solo, quale sarebbe il più significativo, quello per lei più rappresentativo di una vita eccezionale?

R. Il ricordo di un uomo, di un padre, che parte dal circolo polare artico, attraversa a piedi chilometri e chilometri, prende prima un elicottero, poi diversi aerei per arrivare fino a Catania a vedere nascere il proprio figlio. E poi, con grande senso del dovere, con la passione per la natura, per i suoi animali, per le sue imprese, riprende dopo soli tre giorni il faticoso viaggio di ritorno. Ecco, l'importante per me, per noi era quello: al momento giusto lui c'era, sempre.

D. Angelo era un uomo al confine tra avventura e ricerca scientifica: qual era la molla che lo spingeva verso le sue imprese?

R. Era la voglia di fare, come ha scritto lui stesso nel suo libro ”la voglia di esistere nella natura a modo mio“. Un istinto che lo spingeva a compiere imprese straordinarie ”non per qualcosa che cerco ma per quello che sono“, scriveva.

D. Come preparava le sue imprese?

R. Partiva sempre da un'idea, un'intuizione, da un pensiero, da un sogno. Poi si metteva a studiare, analizzava i particolari perfezionava i dettagli. Era molto attento, scrupoloso. Una volta formulato il progetto iniziava ad intensificare gli allenamenti, l'imprinting. Lavorava senza soste, non si risparmiava. Sveglia alle cinque e lavoro continuo fino a notte fonda. Ma quando preparava i progetti era sereno, felice. La passione che metteva nel suo lavoro lo ripagava di tutte le fatiche. Il lavoro era la sua passione principale, volare, stare a contatto con la natura ed entrare in stretto contatto con i rapaci.

D. Che cosa era il volo per Angelo, e cos'è per lei?

R. Per Angelo il volo era tutto. Aveva scritto nel suo libro ”in me tutto tende all'aria, finché i miei piedi toccano terra fremo dal desiderio di librarmi“. Per me la passione è nata per contagio, adesso è parte della mia vita.

D. Il 24 maggio 2004 Angelo D'Arrigo portò a compimento un'impresa che per molti era impossibile: sorvolare l'Everest in deltaplano. Che ricordo ha di quel giorno, e di tutto quello che è seguito a quell'impresa?

R. Partii con lui per i preparativi, poi rientrai in Italia e lo raggiunsi successivamente, dopo il sorvolo. Forse non mi resi pienamente conto che in quel momento Angelo stava scrivendo una pagina della storia.

D. In volo senza confini racconta non solta la vita di Angelo D'Arrigo, ma anche quella che è la sua eredità. Oltre ai record, le avventure, i tanti ricordi, che cosa rimane di lui?

R. Un uomo libero, un puro, un idealista. Un esempio della migliore umanità.

Intervista a cura di Veronica Viola

15 giugno 2009