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Il fascino intramontabile dell'Antico Egitto  Incontro con Teresa Buongiorno

Ogni lasciata non è persa  Ce lo spiega Stefania Bertola

Severità e dolcezza in una famiglia divisa  Incontro con Elisa Prati

Due famiglie e un segreto straziante  Intervista a Kim Edwards

Africa: azione e passione  Intervista a Tony Park

Sangue sul Tour de France  Intervista a Gianni Mura

Socrate: mito, caricatura o figura coinvolgente?  Incontro con Pietro Emanuele

Nuovi brividi con Jane Rizzoli  Intervista a Tess Gerritsen

Andare di buon passo ma piano e vicino  Intervista ad Andrea Bocconi

Il vangelo secondo Giacomoni  Ce lo racconta la stessa Silvia Giacomoni

Omicidio alla corte dei Borgia  Intervista a Elena e Michela Martignoni

Due amici tra Oriente e Occidente  Incontro con Luca Doninelli

Milan ma non soltanto…  Intervista a Curzia Ferrari

Tra sogno e realtà. Alle radici del fantastico  Intervista a Silvana De Mari

Dal noir a una storia d'amore  Incontro con Philippe Besson

Gli immensi poteri di Taita  Incontro con Wilbur Smith

Un libraio investigatore nella Parigi di fine Ottocento  Intervista a Claude Izner

Vi aspetto a Torino dal 10 al 14 maggio  Una lettera di Ernesto Ferrero

Un tesoro che viene dall'acqua  Intervista a Laura Bosio

Il serial killer dei rosari  Intervista a Richard Montanari

La “lunga” notte di un cronista  Intervista a Roberto Perrone

Un giallo fiorentino nel Cinquecento  Incontro con Patrizia Debicke van der Noot

Le identità in movimento  Incontro con Ilija Trojanow

Una madre di fronte all’autismo  Intervista a Cammie McGovern

Un feroce assassino al conclave  Intervista a Juan Gómez-Jurado


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redivo.jpg L’uomo dei Mille Anni
Incontro con Fabiana Redivo
autrice di Le nebbie di Afra
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Fabiana Redivo, triestina, ha creato uno dei personaggi più riusciti della fantasy italiana: il mago Derbeer, l'uomo dei Mille Anni, che lotta senza tregua contro le forze del male. Alla trilogia dedicata a questo riuscito personaggio (Il figlio delle tempeste, La pietra degli elementi e Il seme perduto), è seguito l'inizio di un nuovo ciclo della saga con Il figlio del vento e con Le nebbie di Afra, da poco in libreria. Le nuove avventure vedono Derbeer istruire nell'arte della magia il giovane Elias, l'unico che possa sconfiggere le forze malvage e riportare la pace. Dopo otto anni di apprendistato Elias è pronto per tornare ad Afra e riscattare il suo popolo oppresso. Ma la lotta contro il male, si sa, non è mai un'impresa semplice... Abbiamo parlato con l'autrice di questo mondo fantastico e affascinante.


D. Perché ha voluto ambientare una storia sull'eterna lotta tra il bene e il male in un mondo fantastico?

R. Perché nell'immaginario è molto più semplice tracciare una netta linea di distinzione tra le due grandi forze in gioco. La favola è il mezzo più semplice per ottenere questo effetto. Nella vita reale dobbiamo fare i conti con i piccoli grandi compromessi che tendono a fuorviare la nostra obiettività. In un mondo fantastico, invece, possiamo permetterci una maggiore libertà di espressione. Non dimentichiamo che nell'antichità la favola era il mezzo più semplice ed efficace per trasmettere una morale: pensiamo, ad esempio, alle favole di Esopo...

D. Il mondo che lei ha creato è complesso e ben articolato: c'è un Universo Creatore che genera i quattro Spiriti degli Elementi (acqua, aria, terra, fuoco), da cui derivano cose e creature. E poi c'è l'opposto negativo, Soth, la Madre della distruzione. Come le è venuta in mente la struttura di questo mondo?

R. Deriva dai miei studi classici. In realtà non ho inventato niente di nuovo. Secondo Empedocle (filosofo presocratico) la realtà è costituita da quattro elementi: Fuoco (Zeus lucente), Aria (Era donatrice di vita), Acqua (Nesti, le cui lacrime sono fonte di vita per i mortali) e Terra (Edoneo). Questi quattro elementi, distinti per qualità, costituiscono le radici del Tutto. In principio si manifestano in un insieme confuso, poi si differenziano a causa della tensione tra due forze: Amore (che unisce) e Odio (che divide). La vita pervade tutto, ma si trova tra queste due forze opposte; così l'uomo deve sforzarsi di comprendere una realtà in continua lotta tra bene e male. Detto così sembra che io abbia deciso ad arte di codificare in questo modo il mondo da me creato. In realtà me ne sono accorta soltanto alla fine del terzo libro. Le domande che mi ponevano i lettori erano sempre più specifiche, costringendomi a un'analisi più approfondita del mondo che stavo manipolando. È stato sufficiente sfogliare rapidamente un vecchio testo scolastico di filosofia delle scuole superiori per capire che il mio modo di costruire una struttura credibile attingeva le sue radici proprio da là. Ecco perché considero la mia una fantasy mediterranea.

D. Come nascono i suoi personaggi? Prende ispirazione da persone reali o attinge esclusivamente dalla sua immaginazione?

R. Ho scritto la mia storia a seguito di un sogno. In quel sogno avevo visto mio marito e un paio di amici in ruoli tipicamente fantasy. Ho iniziato a raccontare la storia per loro. Strada facendo, di personaggi se ne sono aggiunti altri. Ci sono persone in grado di trasmettermi sensazioni particolari... si trasfigurano. Così Michele è diventato un ladro harjni, Giulio un capitano della guardia, Manuela la regina del popolo del mare e così via. Ho attinto dalla mia immaginazione unicamente per creare i personaggi negativi. Dalla mia fantasia e, naturalmente, dalle mie esperienze di vita. Così un personaggio "cattivo" è la somma di più "cattivi" (ma sto esagerando) incontrati nella vita reale.

D. Qual è il personaggio che ama di più? E quello che ama di meno?

R. Tutti i personaggi sono creature mie, perciò li amo allo stesso modo, positivi o negativi che siano. Certo, le mie simpatie vanno a quelli positivi. Spezzo una lancia a favore di due personaggi: Derbeer, perché a ispirarlo è mio marito; il piccolo Elias, che ho costruito osservando a lungo mio figlio. Il personaggio negativo che mi ha dato più soddisfazione è indubbiamente Xalija.

D. Quando ha iniziato a scrivere, aveva già in mente l'intera saga o questa si è sviluppata a poco a poco?

R. Ho iniziato a scrivere per gioco, senza riflettere granché. Certo, avevo una trama, una sorta di "canovaccio" mentale e alcuni punti fermi da andare a raggiungere, ma mentirei se dicessi d'aver ideato da subito tutta la saga così com'è adesso. Molte cose si sono aggiunte strada facendo, perché mentre si scrive la vita continua. Le mie esperienze personali hanno sicuramente contribuito ad arricchire la saga di situazioni e di personaggi. Così, alla fine, ho scritto due storie, non parallele ma fuse tra loro: quella del mondo di Derbeer e la mia. L'una non ha ragione d'essere senza l'altra, e non potrebbe essere diversamente.

D. Figura centrale della sua saga è proprio quella di Derbeer, il mago: perché, secondo lei, in questi ultimi anni si è sviluppato così tanto l'interesse per il mondo della magia?

R. Credo che sia per il nostro desiderio di spiritualità. Sezionando un fiore possiamo comprenderne la struttura, ma un fiore non è un mero oggetto di studio, è anche poesia. L'interesse per il soprannaturale non verrà mai scalzato dalla scienza esatta. In fondo, che cosa c'è di nuovo? La vita non si trova forse in continua tensione tra due forze opposte? Razionale e irrazionale si contendono l'uomo, ma dubito che possa esserci un vincitore. C'è chi crede nella magia e magari la pratica. C'è chi crede nella scienza e la pratica. Ma attenzione: in entrambi i casi l'esasperazione genera mostri. Io credo anche nella magia. La trovo nel profumo di un fiore, nei colori di un tramonto, nel sorriso di mio figlio. Sono fermamente convinta che la poesia sia l'unica vera grande magia della vita, ma sono grata alla scienza che ne migliora la qualità.