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Dopo il successo della trilogia ”noir“ che ha per protagonista l'ispettore Camilla Cagliostri e che esplora i lati più oscuri della ”Padania infelix“, Giuseppe Pederiali torna ad atmosfere più leggere e scanzonate. Al centro del suo nuovo Il paese delle amanti giocose c'è sempre l'Emilia, per la precisione la Bassa tra Modena e Ferrara, ma questa volta esplorata dal punto di vista delle donne, della fantasia, del sesso e dell'amore. A volte emergono figure e gag da commedia all'italiana, a volte ritornano aspetti qausi magici, o surreali. Ed è un gran divertimento partire con Pederiali alla scoperta di questa terra così ricca di sorprese e di personaggi indimenticabili.
D. Il paese delle amanti giocose... Dove si trova?
R. È l'Emilia, naturalmente. O meglio: la provincia emiliana. Paese di donne speciali, sempre all'avanguardia in ogni settore, dal letto alla direzione di grandi aziende. In Emilia è nata la prima cooperativa di sole donne (le truciolaie di Carpi, primi anni del Novecento), in Emilia si sono impossessate delle biciclette appena inventate (e considerate adatte solo agli uomini), in Emilia le donne sono dette rezdore, ovvero reggitrici della casa, in Emilia le donne hanno raggiunto prima che altrove la parità in campo sessuale...
D. Dunque vicende di donne?
R. Di varie epoche, di diversa estrazione sociale, dentro storie legate tra loro dal filo conduttore di un personaggio che racconta e aggiunge altre piccole e grandi storie. Il libro è un poco la continuazione dell': ne esce un paese di uomini, e specialmente di donne, che sanno tenere i piedi bene dentro la propria terra e la testa tra le nuvole, magari fino a sfiorare la luna. Anche in questi racconti non mancano, infatti, alcuni elementi fantastici, attinti alla mitologia popolare della Valle del Po: gli speciali pioppi che parlano e raccontano storie, il foionco, leggendario uccello che beve solo vino, la palpàstriga, spettro che ruba le virtù di chi incontra. Ma sono soprattutto dei racconti-commedia, a volte con risvolti drammatici.
D. Un elemento che ha sempre caratterizzato la sua lunga carriera di narratore è proprio la costante presenza in primissimo piano di personaggi femminili, come dimostrano anche alcuni dei suoi titoli: Donna di spade, Emiliana, Stella di Piazza Giudìa, L'amica italiana, oltre ai tre romanzi gialli che recano nel titolo il nome della protagonista, Camilla. Sa spiegare questa predilezione?
R. Mi piace raccontare le donne. Quando mi chiedono il perché, rispondo con una battuta: forse è una maniera per cercare di capirle; ho scritto una ventina di romanzi, al quarantesimo probabilmente riuscirò a capirle. Comunque si tratta davvero di una amorosa indagine sul mondo femminile, sempre un poco misterioso. Prendiamo le donne di questi racconti: sono ricche di una giovinezza che sembra vittoriosa anche sul tempo, figlie moderne di una storia antica, libere di testa, belle specialmente dentro.
D. Leggendo i racconti, in particolare quelli ambientati ai nostri giorni, che sono la maggior parte, viene in mente la migliore cinematografica dei tempi gloriosi. Forse perché si parla di amori, spesso giocosi, come anticipa il titolo. La definizione le sembra giusta?
R. Ne sono lusingato, pensando a film come o dove umorismo e dramma si fondevano in maniera intelligente e le storie erano una feroce rappresentazione della società dell'epoca. Mi auguro che anche nei miei racconti l'umorismo serva ad accentuare, invece che ammorbidire, i colpi di frusta contro le ipocrisie e gli altri vizi di una società imperfetta (nonostante la presenza delle donne).
D. Un luogo comune ci mostra l'Emilia di oggi come una specie di paese felice che somiglia a quello degli spot televisivi. Un luogo dove ospedali, asili e scuole funzionano meglio che altrove, dove la disoccupazione è al minimo, dove la gente ama la buona tavola, il ballo, lo stare insieme... È davvero così?
R. L'Emilia è davverò così. Ma ci sono anche altre cose, e non tutte buone e belle, davanti e dietro la facciata dell'Emilia felix. Che poi sono i problemi delle altre regioni d'Italia e d'Europa. Con in più qualcosa di specialmente suo, a cominciare da una certa distrazione per quelle che sono le radici, la storia, insomma l'identità culturale del territorio. La cucina tradizionale la sta recuperando, però ha perso per strada il dialetto.
D. L'amore resta al centro delle vicende raccontate nel libro. Si nota però una differenza tra gli amori vissuti da personaggi che potremmo definire ”borghesi“, o semplicemente ”moderni“, e gli amori vissuti dai popolani in epoche passate. Una differenza voluta dal narratore oppure reale?
R. Nella tradizione orale del mondo contadino non esisteva una rappresentazione dell'amore platonico, ideale. Tutto veniva ricondotto a una dimensione quotidiana, terrena. I sentimenti e le emozioni erano immersi nella vita di tutti i giorni, erano intrecciati alle fatiche, al lavoro, ai bisogni quotidiani e alla fisicità del mondo nel quale venivano vissuti. Non a caso uno dei miei personaggi, Sandrone (ispirato alla maschera popolare) dice . E così il personaggio di Luciana, figlia di contadini, giovanissima amante di un gerarca fascista che se la porterà in Africa. Diverse le altre donne-amanti: Marta, alla quale un intero paese tenta di ricostruire la reputazione da tempo perduta; Dianella: per goderla un gruppo di estimatori fonda una cooperativa; Nena, la traghettatrice innamorata del Po; la contessina Greppi, incapricciata di un bracciante suonatore di violino nelle campagne di Santa Vittoria...
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