|
È stata la scrittrice più appartata e segreta del nostro Novecento, ma la sua biografia è già arrivata alla terza edizione. Segno che il pubblico è oggi pronto a notare questa scrittrice grande e inclassificabile, di cui i critici si erano accorti da tempo. Nata a Bologna nel 1924, morta a Roma nel 1977, a soli 54 anni, a causa del cuore malato fin dalla nascita, Cristina Campo è stata un'autodidatta prodigiosa, maestra di letture personalissime costruite durante un'infanzia solitaria, e - supremo privilegio, come ha osservato qualcuno - forzatamente lontana dalle scuole. Traduttrice, poetessa, saggista, ha scritto poco e - come ha detto lei stessa - avrebbe voluto aver scritto meno. I suoi testi sono oggi tutti contenuti nelle raccolte di saggi Gli imperdonabili e Sotto falso nome e nella raccolta di poesie La Tigre Assenza. Durante la sua breve vita si è tenuta volontariamente lontana dalla "società letteraria" del suo tempo, che non amava. I suoi interventi sui giornali sono sempre stati mascherati dietro pseudonimi maschili, i pochi libri licenziati soltanto dopo anni di lavoro feroce. Appartata, ma per nulla isolata, è vissuta per vent'anni accanto a Elémire Zolla, trasformando la loro casa in un centro vitalissimo di incontri intellettuali con italiani e stranieri scelti.
D. La donna Cristina Campo è sempre stata un mistero. Che cosa si può dire, di più, su di lei, dopo questo libro?
R. Il mistero che avvolgeva Cristina Campo era in parte dovuto alla perdita delle sue carte, che alla sua morte non sono state messe in salvo. Per questo il mio lavoro è stato un po' come quello di un detective. Partivo da tracce, frammenti, pochi ricordi di amici. Ho rintracciato molte persone, che mi hanno parlato di lei, molte lettere inedite della scrittrice, conservate da amici, e soprattutto il diario del padre, anch'esso inedito, che ha rappresentato una fonte di informazioni straordinaria. Da queste ricerche è emersa una donna geniale e complessa, spesso infelice, esigente con se stessa e con gli altri, autoritaria e fragile al tempo stesso, dal carattere incendiario. Ma l'incendio, che spesso ha reso difficile la sua vita, è anche il cuore incandescente delle sue pagine densissime, che non hanno uguali nel nostro Novecento.
D. Quali sono state le maggiori sorprese nella ricostruzione della sua vita?
R. Difficile fare un elenco: di lei si sapevano così poche cose che ogni scoperta era una sorpresa. Di certo colpiscono le notizie, fino a oggi assolutamente sconosciute, sugli anni del fascismo e della guerra, con una giovanissima Cristina Campo che, sfollata a Fiesole, fa da interprete al comando tedesco locale, e il padre che all'arrivo degli inglesi viene arrestato per coinvolgimento con il regime. Ma anche la sua vita privata, tormentatissima, segnata da tre uomini: Leone Traverso, Mario Luzi e Elémire Zolla, che fu poi il suo compagno fino alla fine.
D. Cristina Campo è stata spesso presentata come scrittrice "reazionaria". Che cosa si può dire del suo rapporto con la politica?
R. Non amo questa etichetta, impropria nel caso di Cristina Campo, così come quella di scrittrice di destra. È più corretto dire che Cristina Campo è stata un'intellettuale antimoderna, in lotta contro il suo tempo, di cui coglieva gli ultimi, struggenti bagliori, ma del quale condannava quasi tutto: la massificazione, l'irreligiosità, la perdita del concetto di destino, che definiva la perdita delle perdite. Quando sentiva che un valore della tradizione era in pericolo sapeva battersi con tutte le sue forze, come ha fatto per il gregoriano e il rito latino durante il Concilio Vaticano II. Negli anni Sessanta era considerata un personaggio po' demodé, oggi la maggior parte delle cose che ha scritto trova nel pubblico e negli intellettuali insospettabili risonanze. Come tutti i grandi era semplicemente in anticipo sui suoi tempi.
|