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Nel nuovo romanzo di Allan Folsom, L'esule, si narra di un complotto ordito da oscuri e insospettabili personaggi, che mirano con ogni mezzo, non ultimo l'omicidio, a sconvolgere i destini di una nazione e gli stessi equilibri internazionali. L'autore del bestseller Il giorno dopo domani racconta un'appassionante storia di fantapolitica, in cui riveste un ruolo decisivo la misteriosa figura di Raymond Thorne, genio del crimine, che opera secondo un disegno noto soltanto a lui. Suo antagonista è John Barron, il più giovane agente della squadra speciale 5-2, che seguirà con tenacia la scia di sangue lasciata da Thorne nel disperato tentativo di fermare la mano omicida e scoprirne le finalità. Anche la sorella di Barron, ridotta al silenzio da un grave trauma, entrerà a far parte dell'intrigo, diventando una pedina importante nella partita mortale giocata da Thorne e Barron. Abbiamo rivolto ad Allan Folsom alcune domande.
D. L'esule è un romanzo dalla complessa architettura in cui appaiono personaggi, temi e scenari profondamente diversi: la narrazione scorre veloce dall'America all'Europa, dagli intrighi della politica russa alle manifestazioni no global. Da quale tassello è partito per costruire questo ricco mosaico?
R. Sono partito dalla scena del treno. Quella è stata l'idea originaria, il resto è venuto di conseguenza. Il romanzo si apre con un flashback che offre le prime informazioni sull'intrigo, ma è nella seconda sequenza narrativa che si può cogliere il vero spunto iniziale: un treno, un criminale in viaggio e un poliziotto pronto per il suo battesimo del fuoco. Da lì sono partito e ho cercato poi di rispondere agli interrogativi che quel tipo di scenario mi suggeriva. Chi è Raymond Thorne? Quali eventi hanno prodotto una caccia all'uomo così spietata?
D. Uno dei motivi più inquietanti è il comportamento della squadra anticrimine di Los Angeles. Lei sembra suggerire che non sempre i ”buoni“ sono realmente tali. Si tratta di un atto d'accusa contro certe logiche di potere e sopraffazione - l'opinione pubblica non ha ancora dimenticato le foto che documentano le sevizie ai prigionieri iracheni - oppure si è servito di questo espediente narrativo per dare maggior risalto alla sete di giustizia di John Barron?
R. Propenderei per la prima ipotesi. In effetti gli abusi di potere sono un tema forte non soltanto dell'Esule, ma di tutta la mia produzione letteraria. John Barron è costretto a calarsi in una situazione estremamente spiacevole. Il dramma nasce dall'incompatibilità tra il suo spiccato senso del dovere e i metodi brutali della squadra speciale 5-2. Non esistono soluzioni di compromesso: chi si ribella è perduto.
D. Quale aspetto del libro - la trama, i personaggi, le ambientazioni - le ha procurato maggiori difficoltà quando si è trattato di mettere per iscritto le sue idee?
R. Dedico una cura particolare alle motivazioni dei personaggi. Si tratta dell'aspetto forse più delicato del mio mestiere perchè senza la necessaria coerenza narrativa non si può scrivere un buon libro. Le azioni devono discendere naturalmente dal modo di pensare e dalla psicologia dei personaggi.
D. L'esule è ambientato parte in America, parte in Europa; si va da Los Angeles a Mosca, passando per Parigi e Londra. Conosceva per esperienza diretta quegli scenari o si è dovuto documentare?
R. A me piace scrivere di posti che conosco bene. Peraltro Il giorno dopo domani era nato proprio da un viaggio in Europa. Ho visitato di persona molti luoghi che descrivo nell'Esule, colmando poi i vuoti con l'immaginazione e le ricerche.
D. Prima di approdare alla letteratura, Lei si è occupato per anni di cinema come sceneggiatore e produttore. In che misura quest'esperienza le è servita per la sua attività letteraria?
R. Mi è servita moltissimo. Ho svolto per anni il ruolo di operatore e ho realizzato numerosi documentari, acquisendo una certa familiarità con le diverse inquadrature e i vari cambi di prospettiva. Ora sono in grado di ”vedere“ le storie che immagino prima ancora di scriverle, e di sfruttare la rapidità e l'immediatezza del linguaggio cinematografico per assicurare al lettore azione e suspense. Preziosissima è stata anche l'esperienza accumulata in sala montaggio: è lì che ho imparato a legare in modo armonico elementi eterogenei secondo un disegno unitario; un'abilità indispensabile per la stesura di un romanzo così denso e articolato come L'esule.
D. Ha mai pensato di ricavare Lei stesso un film da un suo libro?
R. Ci penso spesso, ma ho davanti un ostacolo insormontabile: il budget. Trasferire sul grande schermo un mio romanzo è già difficile di per sé per via dei numerosi personaggi e scenari, se poi non si dispone di un budget multimilionario diventa un'impresa addirittura proibitiva.
D. Quali sono gli autori di thriller che legge più volentieri?
R. Confesso di non essere per nulla aggiornato sulle ultime novità. Negli ultimi dieci anni mi è capitata una cosa strana: da quando scrivo thriller, non avverto più lo stesso bisogno di leggere fiction che avevo prima. Per rispondere alla domanda devo quindi tornare indietro nel tempo e citare nomi di scrittori che hanno fatto la storia di questo genere: Arthur Conan Doyle, Raymond Chandler e Dashiell Hammett.
D. Si sta concedendo un meritato riposo dopo l'ultima fatica letteraria, o ha già iniziato a lavorare al prossimo libro?
R. Sono impegnato da qualche tempo nella stesura di un nuovo romanzo. Posso già anticipare che tornerà il personaggio di Marten, apparso nell'Esule.
Intervista a cura di Marco Marangon
ottobre 2005
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