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Orlando, bello, prode e maledetto  Intervista ad Angela P. Fassio


pagine: 1 
fassio.jpg Orlando, bello, prode e maledetto
Intervista ad Angela P. Fassio
autrice di Il primo paladino
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

È un romanzo ricco di avventura e di passione Il primo paladino di Angela P. Fassio, racconto della vita e delle imprese di Orlando, il cavaliere che, al seguito di Carlo Magno, va incontro al suo futuro di gloria con un ardore irrefrenabile e che spesso sfiora la morte. Le sue gesta, la sua personalità complessa e affascinante e i suoi valori hanno attraversato i secoli e sono giunti a noi con tutto il loro incanto. Addentriamoci in questo mito senza età con l'autrice del romanzo.


D. Che cosa l'ha affascinata di Orlando al punto di scrivere un libro su di lui?

R. Orlando, come altri personaggi che hanno ispirato i miei romanzi, incarna tutto il fascino del cavaliere nella più ampia accezione del termine, con l'aggiunta di un tocco di vita spericolata e una morte epica e toccante. Come non innamorarsi di questo ragazzo bello, prode e maledetto?

D. Come si intrecciano la figura storica e la figura leggendaria di questo personaggio?

R. Si intrecciano così strettamente che è impossibile distinguere l'una dall'altra.

D. Orlando ha una forte personalità: orgoglioso e ribelle, a volte ombroso, con una grande voglia di farsi strada. Ha qualche tratto che lo avvicina ai giovani di oggi?

R. Assolutamente sì. Sono certa che i giovani possano riconoscersi in Orlando: le problematiche dell'adolescenza non sono esclusiva del mondo moderno, ma appartengono a tutte le epoche, sebbene con modalità diverse. Ciascuno di noi che conosce o ha conosciuto il disagio del passaggio adolescenziale può identificarsi nel disagio di Orlando, così come nella sua gran voglia di crescere, di arrivare e primeggiare, nella conflittualità degli adulti che gli fanno da guida e dalle cui pastoie vorrebbe liberarsi. Togliamogli l'usbergo, la spada e il cavallo, diamogli una moto, un casco e la tuta da motociclista e avremo un ragazzo di oggi.

D. Parliamo anche degli altri personaggi. Quanto ha attinto dalle fonti per costruire le figure di Carlomagno, pieno di orgoglio per il valoroso figlio illegittimo, e del geloso e perfido zio Gano?

R. Carlo Magno, tra una moglie e l'altra, ebbe un certo numero di figli illegittimi, tutti amati come gli altri, poiché era un genitore molto affettuoso e di grande cuore. In questa schiera sembra che vi fosse anche Orlando, ma era più che altro un sospetto provocato dal modo con cui il re lo trattava e dai privilegi che gli accordava. Nella "Chanson de Roland" Carlo Magno sviene davanti al cadavere di Orlando e lo piange disperatamente, finché non vengono a riscuoterlo i suoi baroni e a ricordargli che bisogna seppellire i morti. Allora il re ordina che a Orlando, Olivieri e Turpino, il vescovo guerriero, sia data solenne sepoltura e ne fa prelevare i cuori per conservarli in urne di marmo. Gano, il traditore, sarà condannato allo squartamento. Sebbene nel poema Gano venga presentato sotto una luce davvero fosca, ho voluto attenuare quest'aura di malvagità che lo circonda. Gano ama Orlando al pari del re, ma si sente trattato in modo ingiusto e finisce per far ricadere su di lui la propria frustrazione, meditando la vendetta. Però, nonostante agisca in malafede, non è capace di perpetrare fino in fondo il tradimento.

D. E che cosa ci può dire di Alda, che arde d'amore, della sensuale principessa Yasmina, e di Olivieri, personaggio complementare a Orlando?

R. Alda rappresenta l'amore puro, l'amore che scaturisce dall'anima prima che dai sensi. La dolce Alda incarna l'ideale femminino che più tardi sarà cantato e immortalato dai trovatori. Ma è anche colei che attenderà invano il ritorno dell'amato e ne morirà di dolore. Yasmina, invece, personaggio immaginario, rappresenta il nemico che Orlando avversa e combatte con tutte le sue forze. È aliena e affascinante al tempo stesso e lo confonde, facendo vacillare le sue cristalline certezze. Orlando e Yasmina sono due mondi che s'incontrano, si scontrano, e per qualche tempo superano le loro diversità per uno scopo comune. Tuttavia, sui piatti della bilancia, ciò che li divide ha più peso dei loro sentimenti, e il pregiudizio di Orlando rende impossibile trovare un'intesa. Olivieri, l'amico del cuore, è solare quanto Orlando è tenebroso. Nella loro amicizia c'è l'armonia degli opposti che sono, appunto, complementari. Essi rappresentano la forza del legame che veniva a crearsi fra i cavalieri, quella fratellanza d'arme che perdurerà fino al crepuscolo dell'età medievale e che costituiva il cemento della cavalleria.

D. Qual è il ruolo del sogno nel suo libro?

R. Il sogno è la premonizione e l'ammonimento. È il sovrannaturale che sotto forma di creatura fantastica come il drago o di emanazione divina come l'angelo determina il destino di Orlando. Il sogno inteso come veicolo di conoscenza, ma anche di avvertimento, perché per i successi che si ottengono c'è sempre un prezzo da pagare e nulla viene concesso senza sacrificio.

D. Perché, secondo lei, la figura di Orlando ha continuato a esercitare il suo fascino nel corso dei secoli? È perché porta con sé i valori di un'altra epoca o, al contrario, perché incarna valori universali?

R. Il perdurare nel tempo del fascino di Orlando credo sia dovuto agli stessi motivi per cui continuano ad esercitare il loro fascino personaggi come Artù, Lancillotto e i cavalieri della cerca del Santo Graal. È la suggestione di un'epoca intrisa di valori pregnanti che oggi sentiamo lontani, ma dei quali avvertiamo un profondo bisogno. Sono valori del passato che è possibile recuperare e fare nostri, poiché sono valori universali e senza età. Infatti, chi può pensare che siano superati valori quali la lealtà, l'amicizia, la dedizione ad una causa in cui si crede, il rispetto e la difesa dei più deboli, la fedeltà alla parola data e il senso dell'onore? Forse li abbiamo trascurati. Forse li abbiamo riposti in un cassetto e su di essi s'è depositata un po' di polvere, oppure ne parliamo ogni tanto perché fanno parte del nostro vocabolario. Ma non sono parole vuote. Per secoli sono stati la forza motrice di intere generazioni e hanno contribuito a fare la Storia. Ci sono stati trasmessi perché noi, a nostra volta, li trasmettessimo ai nostri figli. Questi valori che hanno reso immortale Orlando appartengono anche a noi e non ci sono richieste grandi ed eroiche imprese per applicarli, perché no, nella vita di ogni giorno.