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“Sono le ultime che mi fai...”  Le foto di Cottinelli a Terzani

“Il teatro fa guarire”  Dal nuovo libro di Tiziano Terzani

Un grido d’allarme, un incoraggiamento alla speranza  Colloquio con Tiziano Terzani


pagine: 1 
cottinelli.jpg “Sono le ultime che mi fai...”
Le foto di Cottinelli a Terzani
nel libro Tiziano Terzani: ritratto di un amico
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)
[La foto è © di Vincenzo Cottinelli]

Uno straordinario album fotografico che raccoglie le immagini scattate da Vincenzo Cottinelli a Tiziano Terzani nel corso di un decennio, ritraendolo in momenti diversi della sua vita: in famiglia, in viaggio, al matrimonio dei figli, in meditazione privata e in occasioni pubbliche. Centoventi fotografie eccezionali, in uno smagliante bianco e nero, che compongono un ritratto pieno in tutte le sue sfaccettature: l'uomo e il padre; il giornalista e l'appassionato difensore delle idee di pace; lo studioso dell'Oriente e il narratore delle sue molteplici realtà, antiche e moderne, quotidiane e perenni. Abbiamo intervistato l'autore.


D. Ci racconta come nasce il Tiziano Terzani: ritratto di un amico?

R. La scomparsa di Tiziano ha provocato in tutti i suoi amici emozione e smarrimento. Ci siamo sentiti profondamente colpiti, non rassegnati. Ma la sua ”assenza“ è stata presto sostituita e riempita da un fenomeno che non credo sia esagerato definire unico: da lui, dai suoi libri, dalle sue interviste, dai siti a lui dedicati, è cominciato un flusso di messaggi, insegnamenti, ricordi, testimonianze, stimoli. Come dice una persona a lui molto vicina, Tiziano continua a farci lavorare e pensare. Così è accaduto anche a me nel 2004. Tiziano mi considerava il suo fotografo di elezione e pensavo che ciò potesse bastare, di fronte alla tragedia imminente svelata nell'ultimo libro. Invece lui mi chiama a metà maggio 2004 perché vuole che lo fotografi con il figlio Folco mentre lavorano insieme all'ultimo libro. ”Per il risvolto di copertina“, mi dice, ”voglio che la foto sia tua“. Il 21 maggio sono da loro a Firenze, penso di sbrigarmela in pochi minuti, per non disturbare, invece mi tiene tre ore e vuole che scatti a più vasto raggio. ”Sono le ultime che mi fai“, dice. Borbotto parole senza senso. Vorrei non esser mai stato fotografo, penso. Ma lui mi sostiene, mi fa coraggio, mi fa quasi la regia, posa, recita, mi raccomanda gli sfondi! ”Che si vedano la rosa e il Buddha“. Perciò, anche dopo aver sentito il parere di sua moglie, ho pensato che potevo o forse dovevo mostrare tutte le migliori foto di questi nove annidi frequentazioni. Perciò il libro è nato con un ampio capitolo finale, il commiato appunto, che a me pare fotograficamente commovente. Ma lui mi ha dato (e indirettamente dà a tutti) una lezione di dignità, di padronanza, di disciplina superiore, perfino di ironia di fronte alla morte. Io, che ho amato i classici greci e latini, ci sento una grandezza di quel tipo, al di là della saggezza di evidente ispirazione asiatica.

D. Quando e come ha incontrato e conosciuto Tiziano Terzani?

R. Nel 1995 ignoravo chi fosse, finché Grazia Cerchi — a cui il libro è dedicato — mi dice: ”Nel tuo archivio non può mancare Terzani. Preparati, perché in settembre esce Un indovino mi disse. “ Mi faccio fissare un appuntamento a Milano, dove Terzani viene per incontrare i giornalisti. È il 15 settembre e io non ho fatto in tempo a leggere nulla di lui. Riesco a sfogliare l'Indovino seduto nella hall. Poi lui comincia a parlare, e io lo riprendo prima che sia il mio turno ufficiale, stando seduto a fianco dei giornalisti. È un torrente in piena, parole, sguardi e mimica a cascata, rivolto ai giornalisti, cioè nella mia stessa direzione, ma ignorandomi: condizione ideale. Poi è il mio turno. Non sapendo che dire, e rischiando una gaffe clamorosa, gli dico la verità: che non ho letto nulla di lui. Invece è il principio dell'amicizia: diventa disponibilissimo, posa naturalmente, ma guarda intensamente in macchina e recita quel tanto che occorre, senza che io gli chieda nulla. Qui nasce, complice anche un raggio di sole che rimbalza sulla giacca bianca, la foto delle mani giunte, quella che ha avuto piùsuccesso e una delle più amate da Tiziano.

D. Che cosa ha significato per lei l'amicizia e l'assiduità con Terzani? Che cosa le ha lasciato di memorabile?

R. Difficile dare una risposta. Ho percepito la qualità superiore della sua intelligenza, umanità e capacità di rapporto. Mi sono sentito gratificato dalla sua amicizia e anche un po' ”esaltato“ nella mia nuova identità di fotografo. Insomma: Tiziano era anche fotografo e amico di grandi fotografi e, dopo aver visto i miei lavori e il mio primo libro (”Sguardi“) mi ha insegnato ad avere coraggio e dignità, e di questo gli sarò sempre debitore. Ma eravamo anche politicamente e letterariamente amici, nei gusti, intendo dire. Perciò gli chiedevo conforto e lumi sulla situazione quasi sempre desolante nel mondo e in Italia. Ma il lascito fondamentale è la sua ”eticità“ in diverse forme: appassionato amore della verità e quindi sincerità del dire e dello scrivere, fino alla durezza; intransigenza nella difesa dei valori fondamentali (pace, dignità dell'uomo, arte e cultura); coraggio della curiosità e dell'indagine senza rispetto o timore di autorità e convenzioni; capacità di attenzione all'altro, nel concreto della sua vita e della sua identità.

D. Lei è stato in India e ha conosciuto il suo ”buen retiro“? Che impressione ne ha conservato?

R. Ho conosciuto solo la sua casa e l'ufficio dello ”Spiegel“ a New Delhi. Luoghi curati con grande gusto (lui, non tutti lo sanno, era anche molto ”casalingo“ e manuale, attento alle cose materiali) pieni di libri e archivi, oltre che di bellissimi pezzi d'arte orientale. Non sono mai stato invece nella sua dimora himalaiana, dove lui è vissuto in solitudine quasi assoluta.

D. L'occhio speciale di Cottinelli fotografo che cosa ha rubato all'anima di Terzani? O meglio, che cosa ha letto nella sua anima attraverso l'obbiettivo ?

R. Come ritrattista di intellettuali provo a cercare l'anima (anzi, l'intelligenza o il carattere) cosa quasi impossibile, benché a volte il viso sia un palcoscenico dove la personalità del soggetto si fa personaggio. Il caso Terzani è speciale, perché il volto di Tiziano era sempre la sincera raffigurazione dei suoi pensieri e sentimenti: lui non dissimulava, non ne aveva bisogno. Semmai ”recitava“ ma era una recita della verità, cioè rafforzava con la mimica quello che realmente pensava e diceva. E questo era di grande aiuto al fotografo.

D. Un personaggio come Terzani è stato sempre amato, ma in fondo molti lettori lo hanno scoperto purtroppo dopo la sua scomparsa. Il suo libro, Un altro giro di giostra, è arrivato a 330mila copie. Un Suo commento.

R. Non credo di avere gli strumenti per rispondere, il discorso è complesso. Libro bellissimo e tremendo, anche per quei suoi amici che sapevano della malattia, ma non erano stati informati del verdetto infausto dell'autunno 2002. Lo si vedeva così energico e determinato, e lo si credeva salvato, e invece si apprese la verità, nei primi mesi del 2004, a pagina 567. Grande libro perché affronta le questioni estreme in modo semplice e sincero, con saggezza rara, come ho già detto, quasi da filosofo classico. Molti hanno detto che questo è il libro più narrativo di Tiziano, ed è vero, ci sono stupende pagine di letteratura.


Intervista a cura di Giulia Cini
30 maggio 2005