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Anima Templi è un romanzo storico che rievoca l'epoca delle Crociate, mescolando realtà e invenzione. Tutto ruota attorno alla figura di Will Campbell destinato a diventare un cavaliere templare sotto la guida del maestro Everard, custode di un terribile segreto. Anche il padre di Will è al centro di misteriosi intrighi e la sua vera funzione all'interno della confraternita è quasi indecifrabile. Mentre Will, a Londra, passa attraverso un duro apprendistato, in Terra Santa, il guerriero mamelucco Baybars continua a mietere trionfi ed è sul punto di lanciare la propria sfida contro il mondo cristiano. A Parigi intanto - siamo nel settembre del 1260 d.C - viene rubato un codice di importanza cruciale per la sopravvivenza dei Templari, ultimi baluardi rimasti ad arginare l'avanzata degli infedeli. Abbiamo rivolto alcune domande all'autrice.
D. Come si è accostata alle storie leggendarie dei Templari?
R. Sono stata sedotta dalle loro vicende dopo aver letto un libro che documentava le persecuzioni ordinate dal Re di Francia, Filippo IV. I racconti di torture ed esecuzioni di migliaia di uomini in tutta Europa - cavalieri, ma anche fabbri, contadini, cuochi - mi hanno sconvolta. Quella fu soltanto la prima di una lunga serie di letture sull'argomento. Intendevo studiare a fondo la storia dell'Ordine per poter acquisire tutte le informazioni necessarie per il romanzo. L'idea di scrivere un libro sui Templari mi è venuta subito, ma dall'impulso iniziale alla stesura definitiva sono trascorsi ben sette anni.
D. In Anima Templi si ipotizza l'esistenza di un codice, che contiene rivelazioni sbalorditive. Si è servita di modelli letterari per questo aspetto della trama?
R. L'idea dell'Anima Templi - ovvero della setta che agisce all'interno dell'Ordine con finalità segrete - è interamente farina del mio sacco. Il libro del Graal di cui parlo, invece, ha una precisa fonte ispiratrice: il romanzo di un autore anonimo del XIII secolo, che alcuni storici attribuiscono a un Templare. Le leggende sul Santo Graal all'epoca erano molto diffuse. Quel tipo di romanzo - in cui trovavano espressione gli ideali cavallereschi - godeva di grande popolarità nel Medioevo. Per il mio libro mi occorreva però un elemento ulteriore, che potesse ”accendere“ la trama. È stato allora che ho concepito l'idea di un testo che, opportunamente decrittato, fornisse utili indicazioni su riti e piani di una setta segreta; un codice, mascherato da romanzo cavalleresco, visibile ai soli iniziati che, all'insaputa dei confratelli, si muovevano in netto contrasto con la Chiesa di Roma.
D. Immagino che le materie storiche l'abbiano sempre affascinata.
R. No, non direi. Anzi, terminata la scuola, per lungo tempo non mi sono dedicata a studi storici. Mai avrei pensato che quella materia potesse diventare così stimolante da indurmi a compiere estenuanti ricerche. Ai tempi della scuola, per la verità, l'argomento ”Crociate“ era stato soltanto sfiorato. Quando mi sono accostata per la prima volta alle peripezie dell'Ordine, la mia conoscenza di quel periodo era piuttosto scarsa. Solamente più avanti, con il progredire delle ricerche, mi sono resa conto che Crociate e Templari erano legati in modo indissolubile. Peraltro, nella stesura iniziale, mi ero servita della prima persona, parlando per bocca del protagonista Will. Quando però ho approfondito il tema delle Crociate e mi sono imbattuta nella figura del comandante mamelucco Baybars, ho capito che sarebbe stato di gran lunga preferibile dare spazio sia al punto di vista occidentale che orientale. Ho riscritto dunque il romanzo da capo, ricorrendo alla terza persona per far esprimere una moltitudine di voci.
D. Per quale motivo c'è tanta richiesta - da parte dei lettori - di libri sui Templari?
R. Quando ho iniziato il romanzo, sette anni fa, i Templari non erano ancora diventati un vero e proprio fenomeno internazionale. Certo, il fascino esercitato dagli ordini cavallereschi - dai Templari in particolare - non è una novità. Di quelle vicende si trovano importanti testimonianze in classici della letteratura: dalla Divina Commedia di Dante (che allude a Filippo IV) all'Ivanhoe di Walter Scott (che narra le gesta di Brian de Bois-Guilbert, cavaliere templare). E che cosa dire del successo clamoroso, nei primi anni Ottanta, del volume Il santo Graal di Baigent Baigent - Leigh - Lincoln? È normale essere attratti da ciò che è misterioso, ma credo che l'ingrediente principale per il perdurare di questo mito, vada ricercato nella loro caduta, così tragica e spettacolare. Basti pensare all'episodio di Jacques de Molay, ultimo gran maestro, che pare abbia ordinato al Re di Francia e a Papa Clemente V - mentre bruciava sul rogo - di rendere conto davanti a Dio dei loro crimini contro l'Ordine. Il fatto che entrambi siano morti a un anno di distanza da quelle parole, ha contribuito ad alimentare le credenze popolari.
D. A quali lettori si rivolge? Agli appassionati del romanzo storico o a chi ama i thriller?
R. Spero che Anima Templi possa soddisfare i palati di un gran numero di lettori. Io prediligo le narrazioni storiche, perché amo imparare cose nuove su epoche e culture che non conosco bene. Certo gli ingredienti tipici del thriller o del romanzo d'avventura invogliano i lettori a girare le pagine per vedere che cosa succede dopo. In fondo è quello che ho cercato di fare io stessa, proponendo un tipo di narrazione il più possibile vicino alla verità storica, ma condita con suspense e azione.
D. Anima Templi è il primo volume di una trilogia. È possibile avere qualche anticipazione sul contenuto dei prossimi libri?
R. Nel secondo episodio tutto ciò che Brethren avrà ottenuto, sarà rimesso in gioco a causa del profilarsi, in Oriente, di una grave minaccia. Entrambi gli schieramenti in lotta non si fermeranno davanti a nulla, pur di soddisfare le loro ambizioni. Il volume conclusivo tratterà invece della soppressione dell'Ordine per mano di Filippo IV e di Clemente V, come anche della campagna militare in terra scozzese di Edoardo I d'Inghilterra.
D. In questo momento tutti i suoi sforzi creativi sono concentrati sul ciclo di Brethren. Che cosa ha in mente per il futuro? Scriverà ancora dei Templari?
R. Penso che una volta che avrò terminato la trilogia, accantonerò l'argomento. Ogni cosa ha il suo tempo. Ho già in testa però spunti possibili per romanzi ambientati sempre nel periodo medioevale. Spero che i lettori mi seguiranno con lo stesso affetto e che si lasceranno guidare da me alla scoperta di un altro affascinante capitolo di storia.
D. Un'ultima curiosità. Qual è stato il romanzo storico che l'ha colpita maggiormente negli ultimi anni?
R. Sono talmente tanti i libri che ho letto e gli autori che adoro, da rendere molto ardua la risposta. Se però, messa alle strette, dovessi proprio indicare un titolo, allora sceglierei forse La quarta verità di Iain Pears. Si tratta di un romanzo davvero fantastico.
Intervista a cura di Marco Marangon
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