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brovelli.jpg Da Lisbona a Pechino in 212 giorni
Intervista a Paolo Brovelli
autore di Sulle ali di un Ape
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Nel 1998, nell'ambito delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dell'Ape Piaggio, Paolo Brovelli e Giorgio Martino hanno progettato l'EurAsia Expedition: un itinerario di esplorazione e ricerca attraverso il continente eurasiatico. A bordo di due Ape TM703, appositamente allestite dalla Piaggio, sono partiti da Lisbona il 30 Aprile per arrivare a Pechino il 28 Novembre, dopo aver percorso 25.000 chilometri in 200 giorni attraverso 20 Paesi. Mossi esclusivamente dalla passione per la scoperta, per il contatto con popoli diversi, dallo spirito d'avventura, hanno toccato alcune delle regioni più remote e sconosciute della Terra. Dall'altopiano anatolico a quello tibetano; dai deserti del Turkmenistan alla pianura del Gange; dagli antichi centri carovanieri dell'Asia centrale alle città della Cina classica; dal Karakoram all'Himalaya. Paesaggi diversissimi, scenari etnici e politico-sociali agli antipodi, attraversati come nuovi Marco Polo, cercando di superare la distanza - fisica, ma soprattutto mentale - tra Oriente e Occidente, di ritrovare quel contatto tra le due civiltà che sembra sempre più destinato a perdersi. Sulle ali di un Ape, corredato da un'ampia scelta di immagini scattate dai protagonisti, è il racconto di quel viaggio straordinario. Abbiamo intervistato l'autore.


D. Nel libro la cosa è diffusamente spiegata, ma noi ci stiamo rivolgendo a persone che non l'hanno ancora letto. Anzi, l'auspicio è che possano trarne ispirazione per farlo. Quindi: a chi, come e in seguito a che cosa è venuta l'idea di una simile impresa?

R. L'idea è venuta a noi due. Da tempo desideravamo fare un viaggio lungo la Via della Seta che ci permettesse di assaporare tutte le atmosfere che il nostro continente offre e abbiamo approfittato dell'idea di una sponsorizzazione proponendo un modo originale per celebrare il cinquantenario del mitico motocarro. Fare un viaggio del genere costa molto, e con l'aiuto degli sponsor è diventato realtà.

D. Qual è stato il momento più difficile, se non addirittura di scoramento, se c'è stato?

R. Nel viaggio in sé, in realtà non c'è stato nulla che non fosse benvenuto. In tutti i viaggi ci sono imprevisti, ma le difficoltà sono il sale di ogni impresa. Al di là di questo, tuttavia, c'è stato un episodio. Quando la Piaggio dall'Italia ci ha comunicato che c'erano problemi per il nostro accesso in Cina. È stata dura riuscire a risolverli. Avevamo persino pensato di concludere la spedizione in Russia, magari a Vladivostok, snaturando però il senso dell'impresa. Ma alla fine tutto è andato per il verso giusto.

D. A parte il Torugart, tra Kirghizistan e Cina, che è alto ma non difficile, io mi sto ancora chiedendo come abbiate fatto a scavalcare con due Ape non tanto il Khunjerab con tutti i suoi 4700 metri e passa (tra Cina e Pakistan), ma lo Shangla, altro tremendo passo pakistano - molto meno alto ma assolutamente impervio e sconquassato - che collega la valle dello Swat a quella dell'Indo.

R. Ogni strada ha una sua storia. Il passo dello Swat in quel momento non era poi tanto più sconquassato degli altri. In realtà non mi ricordo nemmeno di quel particolare. L'emozione, per noi, era proprio riuscire a scavalcare il Khunjerab per via dell'altitudine e della mancanza d'ossigeno. I tecnici Piaggio non ci credevano. Una volta superata quella difficoltà pensavamo che sarebbe stato tutto in discesa... e non soltanto in senso fisico. E così è stato. Comunque, le strade impervie sono proprio quelle per cui è stato concepito l'Ape, e non ci hanno mai fatto paura. La sabbia e il fango sono un problema che a volte abbiamo dovuto risolvere.

D. Davvero viaggiare così lenti significa entrare più in contatto con ”popoli e luoghi“? Una simile lentezza, dovuta più al mezzo tecnico che a una decisione ragionata, non significa anche grossi problemi, tali da far passare in secondo piano l'interesse per ciò che si incontra strada facendo?

R. Il mezzo tecnico, l'Ape, è stato scelto coscientemente e in maniera ragionata, anche per la lentezza. Grossi problemi, in viaggio, non ne esistono se si ha il tempo di risolverli. E noi ne avevamo. Non ci trovavamo in una competizione e non avevamo un giorno fisso per arrivare a Pechino. I problemi grossi sono soltanto quelli di salute, e per fortuna ci hanno risparmiato per tutto il viaggio. Il fatto di viaggiare con un mezzo del genere si è rivelato - inaspettatamente, lo ammetto - un lasciapassare fantastico. Il nostro arrivo in qualsiasi luogo, dal villaggio sperduto dell'Iran alle vie affollate di Lahore, è stato salutato con allegria, proprio per il fatto che viaggiavamo su un veicolo inusuale e poco invasivo, che suscita simpatia. In questo modo, si fa presto conoscenza e in un attimo si viene catapultati nell'atmosfera locale, che poi è quel che più mi importava, al di là di monumenti e paesaggi, di per sé già molto interessanti.

D. I luoghi di vera importanza storica e culturale che si incontrano, non rischiano di uscirne un po' mortificati? O perlomeno visitati un po' troppo in fretta? Penso a Taxila, con il suo sincretismo Alessandro-Buddha, o agli stupefacenti antichi siti buddisti del deserto Taklamakan, sulla Via della Seta in Cina.

R. In realtà, come preciso più volte nel libro, il punto focale del viaggio, del mio viaggio, era la zona centrale del continente eurasiatico. Non si può dare priorità a tutto, e certe zone sono state meno studiate e approfondite di altre... Inoltre, la centralità dell'uomo, il mio interesse per la vita della gente a volte ha fatto passare in secondo piano il monumento, la geografia fisica e la storia. È inevitabile. A volte ci si fermava per molto tempo in un villaggio senza importanza monumentale o storica, ma che mi ha permesso di comprendere più a fondo quel che pensa la gente normale. È la normalità, quel che mi interessa, e non l'eccezione.

D. A proposito di Cina, avete letto che a Canton, a partire da questo Capodanno è vietata la circolazione di motociclette e scooter? Del resto anche i pakistani - che di 3 ruote mi sembrano vivere - credo che abbiano imposto qualche limitazione alla produzione di motori a 2 tempi. E i poveri Ape? La loro gloriosa storia va a finire?

R. Su questo, no comment. Non sono un tecnico. Il mezzo, comunque, per me rimane un mezzo. Il fine è il viaggio, la conoscenza. Però confesso che mi dispiacerebbe vedere l'Ape in pensione.

D. Qual è stata la vera sensazione che avete provato all'arrivo a Pechino, ovvero alla fine del viaggio?

R. Quando sono arrivato a Pechino ero contento della ”missione compiuta“, ma molto, molto dispiaciuto che il mio viaggio fosse giunto al termine. Dopo tre mesi di spostamenti mi sembrava che avrei potuto vivere una vita intera viaggiando in quel modo. Personalmente, avrei continuato ancora.... Avevo in mente tanti altri itinerari...

Intervista a cura di Mario Biondi

15 gennaio 2007