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Vermi. Diario d'amore è un romanzo che racconta la storia di una ragazza. Monserrat, la protagonista, se ne va da Milano e parte per l'India, dove tenterà di dimenticare un amore folle e complesso, rielaborandolo con la memoria. È anche il primo titolo di ”neon!“, la collana diretta da Aldo Nove dedicata alla narrativa contemporanea. Abbiamo rivolto alcune domande all'autrice.
D. Perché ha scelto l'India?
R. Sapevo che molti scrittori si sono cimentati con la difficoltà di descrivere questo paese. Li ho letti, amati e studiati. E sono innumerevoli i capolavori che trattano il tema. Certo, al principio ero spaventata all'idea di scrivere su un argomento così vasto e carico di mistero. Ma poi ho avuto una specie di piccola illuminazione: ho capito che quello che m'interessava era rendere la semplicità con la quale una ragazza di ventiquattro anni si è confrontata con i luoghi che più di tutti al mondo lasciano ancora perplessità, seduzione e sgomento. Un'altra ragione per cui ho scelto il viaggio era un mio rifiuto iniziale a immaginare un romanzo ambientato soltanto nel mio paese, l'Italia: da lontano le cose si vedono meglio. Il punto di vista si arricchisce.
D. C'è molto sesso nel suo romanzo, come in molti romanzi di questi ultimi anni; qual è il motivo?
R. Credo che oggi una storia d'amore abbia quasi il dovere di essere trattata nella sua interezza. Il sesso ne fa parte al pari dei sentimenti. In Vermi c'è l'amore dei corpi e non soltanto. Il corpo ha i suoi sentimenti. Mi è costato fatica cercare di non mentire, di non parlare del sesso in modo estetico, ma veritiero e che andasse di pari passo con la psicologia dei personaggi. Solamente un vero linguaggio fa accedere alla verità, ha detto Roland Barthes; quindi ci sono descrizioni molto dirette, perché non c'è niente di peggio che fermarsi. Volevo andare fino in fondo. Affinché il lettore capisse di che carne fosse fatta questa passione. Ma prima ho dovuto capirlo io, accettare che non doveva esserci censura.
D. È una storia d'amore intensa, come è nata?
R. È la storia di un'ossessione. Qualcuno ha detto che l'ossessione precede l'oggetto. Ho riflettuto parecchio su questo concetto e desideravo trovare il modo di dar vita a una storia che ben lo rappresentasse. Davide e Monserrat, i protagonisti, prima di conoscersi erano pronti a vivere qualcosa che fosse ai limiti della normalità. Anche se definire ”normale“ l'amore è un controsenso.
D. Quanto è stato difficile ambientarsi in India?
R. Ci sono stati momenti in cui ho pensato al famoso titolo di un libro di Chatwin: Che ci faccio qui?, ma nello stesso tempo ero affascinata all'idea di riuscire a far mie le nuove abitudini per rendere il lettore concretamente partecipe dell'esperienza della protagonista.
D. Quanto tempo è rimasta?
R. Un anno.
D. Tornerebbe?
R. Credo di sì, ma per un breve periodo. È stata un'esperienza molto forte che in qualche modo mi ha segnato. Per mesi, dopo il rientro in Italia, temevo di vedere insetti sui pavimenti del mio appartamento, e quasi mi mancavano.
D. All'inizio del libro c'è scritto: ”La maggior parte dei fatti raccontati in questo diario sono veri: l'India, i luoghi, i sentimenti e molti personaggi. E quel che fa parte del mondo della fantasia è come se fosse accaduto o forse troverà lo spazio di accadere nel futuro“.
R: Molti personaggi che ho conosciuto mi sono sembrati talmente perfetti che non ho dovuto nemmeno costruirli, si sono fatti largo nella trama, trovando la loro collocazione. Altri mi hanno raccontato leggende e storie tipicamente indiane. Alcuni li ho incontrati dopo, come nella citazione di Canetti: gli scrittori incontrano i loro personaggi soltanto dopo averli creati. Anche la storia stessa non ha avuto veri e propri piani a tavolino, mentre la scrivevo si stendeva come un colore su una tela. È un paragone poetico, però è la sensazione che credo si provi leggendolo: le immagini scorrono.
D. La sua è una scrittura visiva?
R. Molto. Sono figlia della televisione e mi piace vedere le cose; anche riflettere e far riflettere è bello, però oggi più che mai si può scrivere un libro che, oltre a offrire pensieri, porti il lettore in un mondo visibile come un film.
D. Un binomio curioso: Milano, città del lusso per eccellenza, e l'India...
R. Mi piacciono i contrasti. La vita è un perenne contrasto. E credo che l'India sia il paese dei contrasti. La bellezza assoluta e la più alta spiritualità convivono con lo squallore e la povertà più cruda. Infatti i contrasti sono spesso senza ragione e ciò che non si spiega è per sua natura irresistibile. L'India manterrà sempre nell'immaginario collettivo questo primato.
D. Qual è la chiave del libro?
R. Credo che ce ne sia più di una. Forse quella predominante è racchiusa in una frase del libro che dice: ”Non si può essere posseduti da qualcuno senza farsi fare del male“; certo quel male è anche paradiso. Nelle pagine, dove si alternano il viaggio e gli innumerevoli personaggi che vi appaiono, il lettore non sa se Monserrat alla fine ritornerà nella sua prigione d'amore, oppure no. Come non c'è effettivamente qualcosa di unico che lei trae da questa esperienza, direi che è più una questione di sfumature.
D. Sotto molti aspetti è un libro giovanile: tante le citazioni di testi di canzoni, video musicali, marche di vestiti.
R. Monserrat, come tutte le ragazze, ha i suoi miti. Quando scopre dallo "Hindu Times" che anche Madonna è in India, ne è felice.
D. Perché il titolo Vermi. Diario d'amore?
R. Se prendiamo un qualsiasi vocabolario di lingua italiana alla voce ”verme“, troviamo che, oltre a essere un animale invertebrato, il verme rappresenta la totale nudità, in senso metaforico. Aggiungerei anche la fragilità, l'essere senza barriere, cioè vulnerabili. Sempre sul vocabolario troviamo che è ciò che tormenta l'animo. ”Verme“ è anche qualsiasi parassita intestinale, un corpo estraneo che si annida nel ventre, causando una malattia. L'amore è una malattia. Per concludere, Worm è uno dei personaggi di Samuel Beckett. Diario d'amore, il sottotitolo, è stato scelto perché nel romanzo c'è più di un amore, di un affetto, o di un illusione d'amore, ma non vorrei dire di più sulla trama e su tutti i sentimenti che accompagnano Monserrat.
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