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Psicosi e violenza  Intervista a Jerker Eriksson e Håkan Axlander Sundquist

Bodrum 1988  Mario Biondi ricorda l'amico scrittore turco Nedim Göknil

Storie vere di dipendenza  Intervista a Luigi Rainero Fassati

Torna Rebus, sbirro in pensione  Intervista a Ian Rankin

Vite all’ombra del vulcano  Incontro con Marisa Ranieri Panetta

Due casi per il Commissario Gilardi  Incontro con Elda Lanza

La parola adatta  Intervista a Monica Cantieni

Catastrofe globale  Intervista a Marc Elsberg


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Muore Clodio, crolla la Repubblica
Intervista a Steven Saylor
autore di Omicidio sulla via Appia
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Omicidio sulla via Appia è un giallo costruito attorno a un fatto reale. Il titolo allude all'omicidio di Publio Clodio Pulcro, influente uomo politico, amatissimo dalla plebe e osteggiato dagli ottimati. La morte di Clodio originò gravi disordini, che precipitarono Roma nel caos e nell'anarchia. La folla inferocita - in lutto per l'assassinio del suo paladino - si riversò nelle strade per reclamare giustizia, minacciando di dar fuoco al Senato. I sospetti si concentrarono subito su Milone, aspirante console e nemico giurato di Clodio. Ma gli eventi storici - come insegnano i romanzi di Steven Saylor - sono sempre più complessi di quanto appaia a un esame superficiale. Combinando sapientemente realtà e fiction, figure storiche e personaggi di fantasia, Saylor offre la propria interpretazione sul delitto che insanguinò la via Appia e sul conseguente processo a Milone. A condurre l'indagine sarà, come sempre, Gordiano, detective ante litteram dal grande fiuto. Abbiamo intervistato l'autore.


D. Ogni indagine di Gordiano ”il Cercatore“ coincide con un evento cruciale della storia dell'Urbe. Quale impatto ebbe su Roma la morte di Clodio? Nella nota storica conclusiva Lei paragona addirittura quell'episodio all'uccisione dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo.

R. È stato lo storico Michael Grant - che visse a Roma parecchi anni - a inculcarmi l'idea dell'assoluta rilevanza di quell'omicidio per i destini di Roma. Dopo la morte di Clodio, si giunge a un punto di non ritorno e la fine della Repubblica diventa quasi inevitabile. Analogamente, guardiamo all'assassinio del 1914 come la scintilla da cui scaturì la Prima guerra mondiale. Probabilmente la guerra civile a Roma e il conflitto mondiale sarebbero scoppiati comunque; certi eventi vengono però considerati dagli storici come snodi decisivi. È come se un barattolo di vernice in equilibrio precario sul davanzale a un certo punto finisse a terra. Se l'equilibrio viene meno, si può far ben poco per frenarne la caduta. Il risultato è un terribile guaio. A Roma successe un bel guaio.

D. La via Appia rappresenta qualcosa di unico nel mondo antico. In cosa consiste la sua eccezionalità?

R. La via Appia fu la prima grande strada romana. Venne costruita da Appio Claudio quando la Repubblica era ancora al massimo del suo splendore. La strada venne realizzata in modo così magistrale che centinaia di anni più tardi Procopio testimonia che la superficie era ancora perfettamente regolare e priva di sconnessioni. Si tratta di un grande monumento. È più antica del Colosseo e fu più longeva della Repubblica, e persino dell'Impero. La via Appia ha un significato speciale anche perché fu progettata da un antenato di Clodio che, ironia della sorte, perì proprio lungo quella via. Sono affascinanti certe coincidenze. Le fonti ci offrono un tale numero di dettagli su luoghi ed eventi di quel giorno fatidico che, duemila anni più tardi, siamo in grado di ricostruire l'intera scena del crimine.

D. Nei precedenti libri Gordiano ha contatti diretti con tutti gli uomini politici più influenti dell'epoca, da Crasso a Cesare, da Cicerone a Catilina. L'unica eccezione è rappresentata da Pompeo, che compare per la prima volta in Omicidio sulla via Appia. Quale fu il ruolo di Pompeo negli eventi di cui stiamo trattando?

R. Quando il caos iniziò a dilagare, il popolo romano si rivolse a Pompeo perché ristabilisse l'ordine. Era il grande vecchio della politica romana, una figura che suscitava rispetto e intimidiva. Pompeo sapeva riconoscere il talento. Per questo si augura che Gordiano possa schierarsi al suo fianco. Gordiano però preferisce non prendere posizione. Nei prossimi libri i due avranno numerose occasioni per incontrarsi.

D. Cicerone ha un ruolo centrale nella serie di Gordiano, ma viene raffigurato sempre in modo negativo. Sbaglio o non le sta troppo simpatico?

R. Non sono io, è Gordiano ad avere sentimenti contrastanti per Cicerone. Lei si riferisce alle parole e ai pensieri del mio personaggio. Ma Gordiano non è infallibile e non può avere l'esatta percezione di tutto ciò che lo circonda. Cicerone è stato una delusione per lui. Ai suoi occhi è soltanto uno dei tanti avvocati che cerca di far carriera e raggiungere il potere. Più avanti nella serie però - quando l'unica scelta praticabile sarà quella tra un dittatore o l'altro - Cicerone non si comporterà per nulla male, gettando Gordiano nella confusione più completa.

D. In questo romanzo facciamo la conoscenza del nuovo schiavo di Gordiano, che viene trattato con rispetto e umanità. Si tratta di un anacronismo o all'epoca era frequente un simile atteggiamento?

R. Occorre innanzitutto ricordare che gli schiavi non appartenevano a un gruppo etnico preciso o a uno specifico popolo (sebbene a Roma gli schiavi fossero per definizione ”stranieri“ e non ”cittadini“). Chiunque poteva diventare schiavo in circostanze sfavorevoli. Era sufficiente essere imprigionati dal nemico in guerra o essere catturati dai pirati. La sorte giocava un ruolo importante. Se invece una persona nasceva in stato di schiavitù, veniva guardata dall'alto in basso e considerata alla stregua di un essere inferiore. Il destino di uno schiavo poteva variare grandemente. Basti pensare a Tirone, che fu lo schiavo di Cicerone, ma anche il suo fidatissimo segretario. Quando Cicerone morì, Tirone difese a spada tratta la memoria del suo padrone. Altri erano invece trattati in modo orribile e lavoravano letteralmente fino alla morte. Influiva molto anche il carattere del padrone. Alcuni si comportavano con umanità. Certi schiavi, particolarmente astuti, erano persino in grado di manipolare i loro padroni. La stessa varietà si riscontra oggi nei rapporti tra il capoufficio e i sottoposti, tra padri e figli, tra prostitute e clienti. Noi supponiamo di sapere chi ha il controllo, ma la realtà è qualche volta diversa.

D. L'investigatore Gordiano non è più giovanissimo (soprattutto per i parametri della sua epoca). Sarà forse il figlio adottivo Eco - che possiede lo stesso talento investigativo del padre - il futuro ”cercatore“?

R. In realtà la durata massima della vita non era poi tanto diversa da quella attuale. Ci sono testi che documentano casi di centenari, ad esempio la moglie di Cicerone. In media però la gente moriva prima a causa delle malattie e della perdita dei denti. Avere denti robusti era fondamentale all'epoca. Gordiano gode di buona salute e ha ottimi denti. No, non morirà tanto presto. In ogni caso, sì, nei prossimi libri il testimone passerà a Eco. Anche la figlia Diana darà una mano nelle indagini. Quanto al libro che ho appena ultimato - uscirà in America l'anno prossimo - farò un ulteriore tuffo nel passato con un ”prequel“ che vedrà Gordiano appena diciottenne in un viaggio alla scoperta delle Sette Meraviglie del Mondo. Un modo per ritrarre Gordiano in varie fasi dell'esistenza e in diversi momenti della Repubblica.

Intervista a cura di Marco Marangon

15 agosto 2011