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Chi era il giovane, alto, bello, biondo, dagli straordinari e magnetici occhi azzurri, dipinto da Tiziano nella splendida tela detta ”Giovane inglese o Uomo dagli occhi glauchi“? Il mistero sulla sua identità perdura da secoli... Ancora un romanzo storico per Patrizia Debicke van der Noot, abituale frequentatrice del rinascimento, che con L'uomo dagli occhi glauchi ha fatto scendere il suo protagonista dal celebre ritratto, ambasciatore nel mondo della Galleria Palatina, per attribuirgli un nome e una storia. Abbiamo intervistato l'autrice.
D. Il mistero che circonda il ritratto è intrigante e stuzzica la curiosità. Si sono fatte tante ipotesi sull'identità del personaggio. Tutte smentite puntualmente dagli esperti. Cosa ha fatto per dargli un nome?
R. La datazione che colloca il dipinto intorno al 1545/46 mi ha fatto cercare un volto simile nei protagonisti storici dell'Inghilterra di allora, governata da Enrico VIII e dai suoi successori. Ho avuto fortuna. L'ho trovato in un primo ritratto datato 1571: l'uomo, cinquanta anni circa, era il Segretario di Stato della regina Elisabetta, in seguito suo Lord Tesoriere, e in un secondo ritratto, che raffigura la stessa persona a settant'anni. Ho frugato in testi e archivi per controllare gli avvenimenti della sua vita. Le date e le circostanze erano plausibili. Mi sono detta: vai! Poi, per ottimizzare la cornice dell'epoca ho seguito un percorso logico, rispettando periodo, fatti e luoghi sia in Inghilterra che in Italia.
D. Ma le azioni, le avventure?
R. Dopo aver ricostruito per l'uomo del ritratto una probabile identità, mi serviva farne il protagonista di un romanzo e non di una biografia. Gli ho tessuto intorno una storia. L'ho trasportato dagli intrighi della corte inglese di Enrico VIII ai fasti del carnevale di Venezia e alla Roma pontificia. Poi ho studiato i potenti dipinti tizianeschi contemporanei e ho ampliato la trama, utilizzando la pittura del grande Maestro veneziano sia come sfondo che come filo conduttore.
D. Dicembre 1545. In un'Europa lacerata dai conflitti religiosi tra cattolici e protestanti si apre il Concilio di Trento. Perché Reginald Pole, il cardinale legato del papa, è un rivale pericoloso agli occhi di Enrico VIII?
R. Reginald Pole, coinvolto contro la sua volontà nella vicenda del divorzio del cugino Enrico VIII, si era rifugiato a Roma, schierandosi con il papato. La sua risposta, il trattato "Pro Ecclesiasticae Unitatis defensione", che conteneva un attacco alla politica scismatica e dichiarava ingiustificato il divorzio da Caterina d'Aragona, scatenò l'ira del sovrano. Ma il cardinale inglese, primo cugino di Enrico VIII da parte di padre e secondo cugino da parte di madre, l'ultima discendente legittima dei Plantageneti, era anche un suo potenziale successore. Il monarca inglese, nella sua contorta ma lucida follia, colse l'occasione per sterminare i possibili rivali, accusando, imprigionando e facendo condannare a morte la madre e due fratelli del cardinale. In seguito cercò più volte di eliminare anche lui, servendosi di sicari prezzolati. Nel 1539 Pole, dopo essere sfuggito a un ennesimo agguato, fece erigere una cappellina vicino alla Tomba di Priscilla in ringraziamento per lo scampato pericolo.
D. Stiamo parlando di un secolo difficile come il 1500 solcato da guerre, sanguinosi conflitti di religione e di idee che annunciano il devastante avvicinarsi della controriforma. Pensa che la storia abbia insegnato qualcosa? Che i nostri giorni siano migliori?
R. Il 1500 ha portato civiltà, nuovi mondi, ma anche un cocktail di efferatezze. Ci si batteva in nome di principi religiosi pretestuosi e fanatici che giustificavano ogni sopraffazione. L'etica era diversa e la lotta per il potere giustificava qualsiasi mezzo. Ma la storia, che spesso si ripete, non insegna. Nei cosiddetti paesi civili la medicina fa sì che si muoia meno di allora, le leggi se rispettate dovrebbero garantire il vivere civile, la giusta punizione di chi le trasgredisce, ma... Metà della terra vive ancora nel medioevo e purtroppo troppo spesso l'altra metà sembra volerci ritornare.
D. Spesso miti, leggende e opere letterarie hanno ispirato il pennello di grandi pittori. Stavolta il cammino è all'inverso. Che cosa del ritratto l'ha spinta a scrivere?
R. Volevo interpretare il suo mistero? La straordinaria attualità e bellezza del soggetto raffigurato? La severità rigorosa e determinata del suo sguardo? Quell'enigma dentro di lui che si intuisce e mi ha fatto mettere in bocca a Tiziano: ”Quell'uomo ha due volti... Lo giudico un guerriero, potrebbe essere un assassino o un angelo. Mi affascina!“
D. Nelle pagine di L'uomo dagli occhi glauchi ha trovato ampio spazio anche una celebre opera di Tiziano, la Danae.
R. Nel 1545/46 Tiziano fu a lungo a Roma e prestò i suoi pennelli al papa e alla sua famiglia, i Farnese. Pare che il Maestro abbia dipinto la Danae per la camera 'propria' del cardinale Alessandro Farnese e che la giovane donna ritratta fosse l'amante veneziana del giovane porporato. Nella tela domina un coinvolgente, sensuale naturalismo che mi ha ispirato una storia di amore.
D. I suoi due romanzi precedenti avevano come protagonista Don Giovanni de' Medici. Perché ha abbandonato il suo personaggio?
R. Non è stata un scelta completamente mia... Non mi sarebbe dispiaciuto scrivere una terza storia. Ma forse dopo due romanzi era giusto anche dimostrare di sapersi staccare da un personaggio quasi seriale e camminare con altre gambe. Ma i Medici hanno saputo dare molto in Italia e in futuro... Non si può dire!
D. Romanzo coinvolgente, veloce, in un susseguirsi di passioni, avventure, misteri. Quanto è diverso scrivere un romanzo storico da uno tradizionale?
R. Bisogna considerare i tempi, lo scenario, l'etica. E poi la ricostruzione ambientale. La libertà qualche volta appare limitata da binari, paletti precisi. Plausibile è l'aggettivo al quale fare riferimento; ma la cornice reale deve stimolare la fantasia e non condizionarla.
D. Spesso Templeton, il protagonista, cede il passo al suo coprotagonista, il Farnese. Perché un duetto?
R. Mi piacevano entrambi e ho cercato di rendere veri, efficaci sia l'inglese che il porporato suo coetaneo. Era importante confrontarli continuamente per sottolineare somiglianze e diversità fisiche e psicologiche e mi interessava porre in evidenza il senso di dovere legato all'amicizia che si instaura tra loro e, alla lunga, premia.
D. I personaggi secondari sono spesso importanti e ben delineati. Quale preferisce?
R. Chi? Angela con la sua travolgente, ma ingenua femminilità; Puccio con la sua infantile riconoscenza e imperitura devozione; Tiziano con la consapevole grandezza della sua arte? Non voglio scegliere.
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