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Laura Mancuso è la moglie di Angelo D'Arrigo, l'uomo che ha insegnato a volare agli uccelli. È stata la sua compagna di vita e di avventure. Al suo fianco in ogni impresa, in ogni rischio, in ogni successo o delusione. Alla sua scomparsa ha deciso di portare a compimento i suoi sogni e, superando ogni difficoltà burocratica, emotiva e organizzativa, ha riportato a casa Maya e Inca, i due splendidi condor che Angelo voleva reintrodurre nei cieli delle Ande. In volo senza confini è un libro intenso, duro, coraggioso, grondante di amore e di fierezza. Perché Laura è rimasta da sola a vivere una vita per due. Ne abbiamo parlato con lei.
D. La genesi di questo libro? È evidente, ma spieghiamola subito al lettore.
R. Questo è il libro che non avrei voluto mai scrivere. Una storia, la mia storia, di un'esperienza che non avrei mai voluto vivere. Ma è anche il racconto della mia esistenza. Un racconto di successi e di mal di montagna, di passione e di amarezza. Un arcobaleno di emozioni tra le risate e il vento. Ansie e fatiche nel sole cocente del deserto o al freddo pungente dell'Himalaya. Una storia di amore e di coraggio. Di pianti e di onde bianche dell'oceano. Di notti gelide riscaldate dal fuoco e dall'amore. Di mattine finte rischiarate dalle torce frontali. Di amicizia e di rispetto. Di aquile, gru, falchi, poiane, albatros e condor. Poca quiete ma, come diceva Angelo, ”per riposarsi c'è sempre tempo.“
D. Angelo D'Arrigo è stato un personaggio incredibile, un uomo dotato di un'inesauribile energia e di una grande curiosità, e credo sia stato difficile quindi racchiudere la sua vita e le sue imprese in un libro. Ma fra i tanti ricordi, se potesse sceglierne uno solo, quale sarebbe il più significativo, quello per lei più rappresentativo di una vita eccezionale?
R. Il ricordo di un uomo, di un padre, che parte dal circolo polare artico, attraversa a piedi chilometri e chilometri, prende prima un elicottero, poi diversi aerei per arrivare fino a Catania a vedere nascere il proprio figlio. E poi, con grande senso del dovere, con la passione per la natura, per i suoi animali, per le sue imprese, riprende dopo soli tre giorni il faticoso viaggio di ritorno. Ecco, l'importante per me, per noi era quello: al momento giusto lui c'era, sempre.
D. Angelo era un uomo al confine tra avventura e ricerca scientifica: qual era la molla che lo spingeva verso le sue imprese?
R. Era la voglia di fare, come ha scritto lui stesso nel suo libro ”la voglia di esistere nella natura a modo mio“. Un istinto che lo spingeva a compiere imprese straordinarie ”non per qualcosa che cerco ma per quello che sono“, scriveva.
D. Come preparava le sue imprese?
R. Partiva sempre da un'idea, un'intuizione, da un pensiero, da un sogno. Poi si metteva a studiare, analizzava i particolari perfezionava i dettagli. Era molto attento, scrupoloso. Una volta formulato il progetto iniziava ad intensificare gli allenamenti, l'imprinting. Lavorava senza soste, non si risparmiava. Sveglia alle cinque e lavoro continuo fino a notte fonda. Ma quando preparava i progetti era sereno, felice. La passione che metteva nel suo lavoro lo ripagava di tutte le fatiche. Il lavoro era la sua passione principale, volare, stare a contatto con la natura ed entrare in stretto contatto con i rapaci.
D. Che cosa era il volo per Angelo, e cos'è per lei?
R. Per Angelo il volo era tutto. Aveva scritto nel suo libro ”in me tutto tende all'aria, finché i miei piedi toccano terra fremo dal desiderio di librarmi“. Per me la passione è nata per contagio, adesso è parte della mia vita.
D. Il 24 maggio 2004 Angelo D'Arrigo portò a compimento un'impresa che per molti era impossibile: sorvolare l'Everest in deltaplano. Che ricordo ha di quel giorno, e di tutto quello che è seguito a quell'impresa?
R. Partii con lui per i preparativi, poi rientrai in Italia e lo raggiunsi successivamente, dopo il sorvolo. Forse non mi resi pienamente conto che in quel momento Angelo stava scrivendo una pagina della storia.
D. In volo senza confini racconta non solta la vita di Angelo D'Arrigo, ma anche quella che è la sua eredità. Oltre ai record, le avventure, i tanti ricordi, che cosa rimane di lui?
R. Un uomo libero, un puro, un idealista. Un esempio della migliore umanità.
Intervista a cura di Veronica Viola
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