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Un bel giorno, alle Terme dell’Anima  Intervista di Valentina Fortichiari a Massimo Gramellini

Realtà deformate  Incontro con Daniela De Prato


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saylor.jpg Catilina thriller
Intervista a Steven Saylor
autore di L’enigma di Catilina
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

L'enigma di Catilina è un giallo storico ambientato in un momento decisivo per le sorti di Roma. Le istituzioni repubblicane stanno attraversando una crisi profonda e gravi pericoli incombono sull'Urbe. Corre l'anno 63 a.C. e la scena politica è dominata da due grandi personalità in conflitto, Cicerone e Catilina, pronti ad affrontarsi nelle elezioni consolari. In questo scenario, ricostruito con la massima verosimiglianza, s'inserisce l'elemento di fiction: nei pressi della fattoria di Gordiano, personaggio d'invenzione e detective sui generis, viene ritrovato un cadavere senza testa. La scoperta è inquietante non soltanto per la decapitazione subita dalla vittima, ma anche per il legame con una frase enigmatica pronunciata da Catilina in senato: ”Vedo due corpi: uno fragile e deperito, ma con una grande testa; l'altro forte e vigoroso ma privo di testa“. Intanto Cicerone, preoccupato per le manovre oscure di Catilina, chiede proprio a Gordiano di ospitare nella fattoria il suo nemico in modo da controllarne i movimenti. Abbiamo intervistato l'autore.


D. Catilina è una delle figure più controverse della storia romana. Alcuni lo hanno ritenuto un eroe, altri uno spietato assassino. Leggendo il romanzo, si ha l'impressione che Lei nutra una certa simpatia nei suoi confronti. È così?

R. La maggior parte delle informazioni su Catilina proviene da fonti a lui molto ostili, incluse le famose orazioni di Cicerone, in cui viene descritto come traditore della patria e individuo empio. Va anche detto che Cicerone aveva una buona opinione di Catilina prima che i due diventassero acerrimi nemici. Tutti gli avversari gli riconoscevano un forte carisma, una qualità che lo rendeva ai loro occhi ancor più pericoloso. Quanto a me, cerco di mantenere un atteggiamento aperto, quasi sovversivo verso la Storia. Amo pensare che nei miei libri venga dato spazio alla versione dei perdenti, a quei fatti su cui la storiografia ufficiale non indugia perché difformi da quanto tramandato dai vincitori. In questo romanzo mi sforzo di presentare il punto di vista di Catilina e costringo il mio eroe, Gordiano, a formarsi un giudizio autonomo su di lui.

D. L'enigma di Catilina è ambientato in campagna. Gordiano lascia Roma per assaporare i piaceri della vita agreste. Sfortunatamente il suo soggiorno in Etruria non è molto felice. Sembra quasi che patisca di più la nostalgia per la caotica esistenza cittadina che l'ingombrante presenza di Catilina nella sua tenuta.

R. I romani dell'età tardo-repubblicana avevano la tendenza a idealizzare i piaceri e le virtù della campagna. Vivevano nella più grande città del mondo, una città magnifica, ma si trovavano a guardare con nostalgia alla vita tanto più semplice dei loro antenati. Così, ogni cittadino facoltoso mirava ad avere una tenuta in campagna. Purtroppo non sempre i sogni, una volta realizzati, si mostrano all'altezza delle aspettative. Gordiano è figlio dell'Urbe, non appartiene alla campagna e gli intrighi romani lo seguono anche lì.

D. Gordiano è un eccellente pater familias. Mentre nel precedente romanzo Lei aveva indagato attorno al suo rapporto con il figlio adottivo Eco, ora rivolge l'attenzione ai figli minori Meto e Diana. Quali sono le differenze principali tra Eco, ormai adulto, e gli altri due?

R. Eco era cresciuto nelle vie di Roma. Figlio di cittadini poveri, era stato poi adottato da Gordiano. Di indole indipendente, aveva mostrato subito di essere capace di badare a se stesso. L'altro figlio adottivo, Meto, ha un passato come schiavo. Non nasce a Roma e non viene allevato da cittadino. È meno sicuro del suo posto nel mondo. Per questo Gordiano teme che possa essere irretito da un individuo tanto carismatico come Catilina. Il rapporto tra Gordiano e Meto diventerà, nei libri successivi, sempre più burrascoso e difficile. Diana è invece figlia naturale di Gordiano e di Bethesda e, in quanto tale, eredita alcuni tratti da entrambi i genitori. L'astuzia e la curiosità dal padre, la testardaggine e un tocco di misterioso esotismo dalla madre Bethesda, di origini egizie. È affascinata dal ruolo di ”cercatore“ del padre e vorrebbe seguirne le orme, un desiderio irrealizzabile in un mondo dominato dagli uomini.

D. Uno dei personaggi più affascinanti del suo romanzo è, a mio avviso, Claudia, raffigurata come donna indipendente, determinata e coraggiosa. Era possibile per una donna di quell'epoca mantenere un simile atteggiamento o si tratta di un romantico anacronismo?

R. In quel particolare momento storico - mi riferisco agli ultimi anni della Repubblica - emersero figure femminili di grande personalità. Mi sto riferendo a un periodo di profondi cambiamenti sociali, nel quale le donne poterono avvantaggiarsi e migliorare la loro condizione. Sotto un profilo strettamente giuridico, le donne ricoprivano una posizione del tutto subordinata rispetto ai familiari di sesso maschile, ma se mostravano sufficiente astuzia potevano ritagliarsi alcuni spazi. La completa emancipazione della donna è un fenomeno recente. In tutte le società europee si sono registrate per secoli evidenti disparità, appianate soltanto nel Novecento. Claudia è un chiaro esempio di donna romana capace di sfruttare al massimo gli esigui margini di autonomia.

D. La serie di Gordiano comprende diversi romanzi scritti in un arco di tempo piuttosto ampio. Immagino che il suo modo di scrivere sia cambiato in tutti questi anni.

R. Cerco sempre di trovare un contesto storico interessante per ogni mio romanzo e di congegnare una trama gialla condita da suspense e intrighi, che possa gettare nuova luce sul tema portante del libro. È ciò che ho fatto fin dall'inizio. Il mio obiettivo è mostrare la violenta e tragica fine della Repubblica e, al contempo, raccontare la storia di Gordiano e della sua famiglia.

D. Ho un'ultima curiosità. Il periodo storico di cui stiamo parlando è straordinariamente ricco di personalità di rilievo. Qual è il personaggio che più di ogni altro l'affascina?

R. Non ho nessun dubbio in proposito. Cleopatra. È lei la figura che più di ogni altra mi ha colpito e sedotto. Dirò di più. Il mio precoce interesse per il mondo antico si deve al famoso film ”Cleopatra“ con Elizabeth Taylor. Ero un bambino di sette anni quando assistetti alla proiezione di quel film in un cinema all'aperto di una cittadina del Texas. La regina d'Egitto divenne uno dei miti della mia infanzia. Un interesse che è sempre cresciuto, trasformandosi in qualcosa di diverso. L'appassionato di cinema ha fatto posto al semplice lettore, poi allo studente universitario, quindi al ricercatore e al romanziere. Trovo più affascinante Cleopatra ora che in passato. Sono riuscito a scrivere di lei soltanto in tempi recenti, negli ultimi due romanzi della serie ”The Judgment of Caesar“ e ”The Triumph of Caesear“. Parecchio tempo dopo la stesura di ”L'enigma di Catilina“.

Intervista a cura di Marco Marangon

19 maggio 2009