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Un romanzo sotto mentite spoglie  Intervista a Cristiano De Majo

L’impero del senso: quel che resta del porno   Intervista a Simone Regazzoni

Una filosofia di vita  Intervista a Patrizia Ferrante

La sottile linea tra bene e male  Incontro con David Almond

Quando l’amore fa male  Intervista a Lidia Castellani

I dolori della giovane Zoey  Intervista a P.C. & Kristin Cast

Robert Capa, fotoreporter da leggenda  Intervista a Susana Fortes

Delitto a trenta gradi sotto zero  Incontro con Mons Kallentoft

Il mistero di Giovanna, regina di Castiglia  Intervista a Gaia Servadio

Italiani in barca  Incontro con Roberto Goracci

I mille volti di una città maledetta  Intervista a Siddharth Dhanvant Shanghvi

Il potere dei libri  Intervista a Mikkel Birkegaard

Razzismo, querce e limoni  Intervista a Cosimo Calamini

Olimpiadi 2012, sto arrivando!   Stefano Vegliani spiega

Passioni nell’India coloniale  Incontro con Nicole C. Vosseler

La Garzantina Universale a breve su iPad  Incontro con Oliviero Ponte di Pino

Soltanto una storia di mare  Come l'ha raccontata Carlo Romeo

India tra modernità e tradizione  Intervista a Karan Mahajan

Sono o non sono un siciliano?  Ce lo spiega Alessio Puleo

Il destino dell’umanità in un libro  Incontro con Glenn Cooper

Le ragioni del cuore sotto il cielo africano  Incontro con Monica Ciccolini

Sesso e veleni nell’Urbe  Intervista a Steven Saylor

Una partita a scacchi tra cristiani e musulmani  Intervista a Nerea Riesco

L’altro volto del crimine  Incontro con Ferdinand von Schirach

L’Uruguay in tre generazioni di donne  Intervista a Carolina De Robertis


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roy.jpg Il coraggio di Arundhati Roy
di Irene Bignardi
Ovvero: Guerra è pace
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

«La polemica di Arundhaty Roy è importante e necessaria... dobbiamo esserle grati per il suo coraggio e il suo talento.» Salman Rushdie


Sembra una ragazzina ma è una donna ammirata e temuta in egual misura. Si occupa di politica e rischia personalmente, ma è — anche — una scrittrice che ha avuto un successo planetario e improvviso con un libro, il suo primo, Il Dio delle piccole cose, che fa concorrenza a Cent'anni di solitudine per la fantasia con cui ricrea un mondo reale e per la bellezza del titolo. Grazie a questo libro è (probabilmente) ricchissima, ma l'unico lusso che si concede è la solitudine e il suo impegno sociale.

Arundhati Roy, dopo il successo letterario di Il Dio delle piccole cose, con cui ha messo sulla pagina i ricordi e il mondo del suo Kerale, la sua cultura sincretica, i suoi paesaggi e la durezza delle sue leggi sociali, nella sua nuova veste di polemista (lei ribatterebbe che non è nuova e che è sempre stata attiva sin dai tempi degli studi di architettura all'università di Nuova Delhi) ha da poco pubblicato una piccola — per dimensione — raccolta di saggi che hanno incendiato l'opinione pubblica indiana, almeno quella parte che ha accesso ai giornali e ai libri: Guerra è pace, dal titolo del pezzo pubblicato a ottobre su ”Outlook“, il ”Newsweek“ indiano.

I temi sono scottanti, soprattutto di questi tempi: la politica nucleare indiana, la guerra in corso (o appena conclusa, dipende dai punti di vista) in Afghanistan, ma soprattutto un problema in cui Arundhati Roy si è impegnata in prima persona e per il quale sta affrontando un processo e una pesante condanna: la politica delle grandi dighe pensate per irrigare e dar luce ad alcune grandi città, e che la Roy e molti esperti considerano invece una devastazione del territorio, un pericolo per l'ecosistema, una tragedia per i milioni e milioni di persone che vengono forzatamente traslocate per andare a ingrossare le fila dei poveracci senza lavoro e senza casa che assediano le grandi città indiane.

Un mito indiano, quello delle dighe, secondo Arundhati Roy, dai tempi di Nehru, che le definì "i tempi dell'India moderna". Per Arundhati, sono in realtà "monumenti alla corruzione", furti ai danni della popolazione, disastri sociali ed ecologici. Con un metodo e una prosa che riesce ad essere avvincente anche quando fa i conti, tira le somme del grande equivoco delle dighe: negli ultimi cinquant'anni sono state costruite tremilaseicento grandi dighe, che hanno costretto allo sfratto trentatre milioni di persone (o, secondo altri calcoli, cinquantasei), portando pochissimo beneficio di elettricità e di irrigazione e ottenendo un risultato pari solo al 5% del previsto. Non solo: questa politica è stata appaltata alle grandi imprese straniere, come la Enron, che sta privatizzando quello che in India è stato costruito in cinquant'anni con i soldi pubblici.

Con il meglio di una logica ineccepibile, di un'informazione minuziosa e di una capacità di raccontare che non si arrende neanche di fronte all'apparente aridità dell'argomento, Arundhati combatte a parole la battaglia che ha combattuto anche di persona, toccando evidentemente, molti nervi scoperti e molti interessi precostituiti.

In questi giorni si comincia si comincia a dibattere il processo che la vede imputata per una supposta resistenza alla forza pubblica in occasione di una marcia alla grande diga sul Narmada. Non ha fatto piacere neanche il suo pacifismo a oltranza in occasione della guerra seguita all'11 settembre. Né il suo atteggiamento nei confronti della questione nucleare. Ma affascinerà il lettore la forza del suo argomentare, la limpidezza di una passione civile che da tempo non sentivamo.

Irene Bignardi