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debicke.jpg La gioventù di Don Giovanni de’ Medici
Intervista a Patrizia Debicke
autrice di La gemma del Cardinale
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

In un'Europa che vede lo scontro tra la Spagna di Filippo II e l'Inghilterra di Elisabetta I, Don Giovanni de' Medici, fa ritorno a Firenze alla morte improvvisa del fratello maggiore Francesco I, chiamato dall'erede, l'altro fratello, il cardinale Ferdinando. Questi deve raccogliere l'eredità del Granducato di Toscana, stato ricco, da generazioni in mani a una dinastia di banchieri, i Medici. Ma i nemici fuori e dentro la famiglia incalzano. Per spalleggiare il nuovo Granduca, il nostro eroe dovrà trasformarsi in suo ambasciatore a Roma presso il Pontefice, a Venezia con il Doge e a Praga di fronte all'imperatore Rodolfo II. I nemici, potenti e implacabili, si serviranno di ogni mezzo per vincere, tenteranno di coinvolgere la ”gemma del cardinale“, il segreto amore del granduca. In bilico tra fiction e storia il romanzo si immerge in uno scenario rigorosamente ricostruito nella storia e nei costumi dell'epoca, percorrendo in un turbine di avventure luoghi storici d'Italia... Questa la vicenda che racconta Patrizia Debicke nel suo nuovo romanzo: La gemma del cardinale. L'abbiamo intervistata.


D. Nel suo nuovo libro ritorna Don Giovanni? Perché?

R. Perché sono convinta che il lettore riesca ad affezionarsi a un personaggio interessante tanto da desiderare di ritrovarlo nelle pagine e nelle avventure di un altro libro. Prima de L'Oro dei Medici, Don Giovanni era uno sconosciuto, pur essendo fratello di due granduchi, e l'ultimo figlio maschio del primo granduca fiorentino, il grande Cosimo I. Di lui pochi sapevano che era stato un grande architetto, un ingegnere militare, un bravo combattente, addirittura un generale imperiale, che amava il bello, la musica, il teatro, che era un poliglotta e un buon diplomatico. Rubens aveva ritratto le sue fattezze nel dipinto che raffigura lo sbarco a Marsiglia della nipote Maria de' Medici novella sposa di Enrico IV di Francia, ma...

D. Comporre questa variegata saga ha richiesto molte ricerche?

R. Sì, sono andata a frugare negli archivi. Ho cominciato a raccogliere materiale. Ne ho trovato, soprattutto in inglese. Me ne sono servita, dandogli una spolverata e facendo diventare Don Giovanni quasi di carne. È nato L'oro dei Medici. Poi era facile, c'era soltanto da regalargli altra vita. Il mio protagonista aveva trent'anni e adesso nella Gemma del Cardinale ne ha venti, poi ventuno... Ha meno esperienza, ma è già avvezzo alla guerra e alle corti. Appena quattordicenne il fratello maggiore, il granduca Francesco, l'aveva inviato a Venezia, a suo nome. Poi a quindici nelle Fiandre a raggiungere l'esercito di Alessandro Farnese, duca di Parma e governatore delle Fiandre. Là Don Giovanni ha imparato a battersi, a mettere a frutto il suo talento di ingegnere, diventando un buon ufficiale e facendosi un nome come architetto militare e civile...

D. Quando comincia La gemma del Cardinale?

R. Nell'ottobre del 1587. La morte improvvisa del fratello maggiore Francesco I costringe Don Giovanni a tornare rapidamente a Firenze. Dovrà spalleggiare l'altro fratello, l'erede al trono del granducato, il cardinale Ferdinando. Per farlo saprà trasformarsi in suo ambasciatore a Roma presso il Papa, a Venezia con il Doge e a Praga con l'imperatore Rodolfo II. Dovrà battersi contro una setta religiosa segreta, fanatica, implacabile, inafferrabile, i cui membri si dicono gli eletti, proteggere il fratello dai loro emissari, i ”corvi“ che si serviranno di ogni mezzo per sconfiggerlo, coinvolgendo la ”gemma del cardinale“, l'amore segreto del granduca.

D. Perché ringiovanire Don Giovanni?

R. Perché c'era la storia. Mi consentiva di parlare del mistero della morte di Francesco I e di introdurre nuovi importanti personaggi veri quali Clelia Farnese e suo padre, il Gran Cardinale Alessandro, e altri inventati. Tra questi ultimi il carismatico generale gobbo, Ottavio Vicino Colonna.

D. Continua con il filone storico, perché?

R. Perché amo la storia, tutta la storia, con un feeling particolare per XVI secolo, e ho avuto la fortuna di studiare storia in due lingue: francese e italiano. La storia che si studia in Francia sviluppa un contesto più ampio per il maggior inserimento dello stato francese nella storia mondiale dal XV secolo in poi. L'Italia, grandissima fino al rinascimento, vede il suo ruolo ridimensionarsi e svilirsi dopo la controriforma con l'indebolimento di Venezia e la frammentazione del paese in tanti piccoli stati. La gemma del Cardinale si dipana in un quadro europeo che vede lo scontro tra la cattolicissima Spagna di Filippo II e l'Inghilterra protestante di Elisabetta I.

D, Quali, secondo lei, le peculiarità del romanzo storico?

R. Scrivere un romanzo storico chiede grande impegno. La storia è quasi sempre interpretazione, ma non ci si possono concedere eccessivi svolazzi. La cornice deve essere autentica, i personaggi reali, credibili, e i particolari dello sfondo corretti, ma sempre dosati attentamente. Diventa indispensabile evitare il rischio di sovrastare o rallentare il racconto. E invece bisogna offrire due diversi piani di lettura: il primo, vivace, veloce, romanzato, ma che permetta al lettore più smaliziato di immergersi e scoprire, il secondo arricchito da un'atmosfera minuziosamente ricostruita. Ma ho anche un altro validissimo motivo per continuare il filone storico. Sono convinta che un romanzo storico sia fuori dal tempo e quindi possa godere di un percorso più lungo nelle librerie e nella memoria dei lettori. E poi tra gli scrittori di romanzi storici di avventura ci sono tanti precedenti illustri, lasciatemi sognare...

D. Quindi intende continuare a scrivere libri storici?

R. Esatto. Non trascuro la possibilità di un terzo romanzo su Don Giovanni de' Medici. Negli ultimi tre anni ho continuato a raccogliere materiale su di lui e non avrei difficoltà a scrivere ancora. Potrei approfondire certe sfaccettature del suo carattere. È un bel personaggio. Nonostante fosse un principe si impose usando forza, acume, duttilità. Aveva doti di diplomatico fine e spregiudicato allo stesso tempo. Era un architetto geniale. Considero alcune sue intuizioni all'avanguardia. Ma ho anche progetti diversi che sto portando avanti. Per ora, resto legata al XVI secolo, ma sto prendendo in considerazione anche l'inizio del XVIII. Potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. Sto approfondendo tempi e situazioni.

D. Come costruisce i suoi personaggi?

R. Devo immaginarli compiutamente nella mia testa. Quasi vederli pettinati, vestiti, calzati... E tentare di tornare indietro nel tempo. Molto utili, anzi indispensabili i ritratti, i quadri, i mobili dell'epoca. Devo poter ricostruire accuratamente le ambientazioni, creare uno scenario ideale, dentro il quale farli pensare, parlare e muovere a mio piacere.

31 ottobre 2008