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La magia del Natale per un bambino: volti, sapori, profumi che si fissano per sempre nella memoria. Nel gioco dei ricordi, nella trasfigurazione dell'infanzia, la Vigilia diventa il luogo delle meraviglie, un mito. Dalla rievocazione dei suoi Natali da bambino, il poeta Roberto Mussapi ha tratto una delicata fiaba in versi. Ne abbiamo parlato con lui.
D. Com'è nato Lo stregone del fuoco e della neve?
R. D'improvviso. Una sera d'estate mi accingevo a partire per il mare. Mi è nato il ricordo dei miei Natali da bambino, con la neve, e con esso la necessità di raccontarli in un poemetto in versi, per bambini, quindi in rima. È stato scritto in tre giorni. Mi accorgevo che in realtà volevo raccontare il rumore della neve, volevo far suonare il ritmo ipnotico della nevicata.
D. Che relazioni ha con la sua opera poetica precedente?
R. È il primo libro di poesia esplicitamente per bambini, ma non il primo sull'infanzia: nel Racconto del cavallo azzurro, un libro di poesia non per bambini, racconto comunque la storia del mondo a un bambino, anzi, la faccio narrare da un cavallo dipinto in una grotta: l'impianto drammaturgico ha a che vedere con l'immediatezza dell'infanzia. Anni prima avevo pubblicato il Racconto di Natale, un poema in versi esplicitamente ispirato al capolavoro di Dickens. Più in generale il mondo della narrazione e della favola fanno parte della mia poesia. Inoltre scrivo da anni, in prosa, opere per ragazzi.
D. Infatti lei si sta occupando attivamente dell'archivio storico Salani, che — sarà opportuno ricordarlo — è stato dichiarato patrimonio culturale dello Stato.
R. Sì, sto riscrivendo e rinarrando le vecchie favole di questo grande e prezioso archivio facendomi guidare dal fascino delle illustrazioni originali. Ne sono già state pubblicate tre.
D. Ricordiamo anche che queste immagini ”storiche“ sono oltre 30.000, dovute a maestri dell'illustrazione come Chiostri, Cavalieri, Anichini, Faorzi... Ma torniamo a questa sua fiaba in versi, che per giunta è il suo primo libro in rima, rima baciata.
R. Credo che le poesie per bambini abbiano bisogno della ripetitività magica della rima. Mi è stato di grande insegnamento la traduzione delle poesie per l'infanzia di Robert Louis Stevenson, pubblicate in Italia con il titolo Il mio letto è una nave. Traducendole sono entrato nella semplicità stregante dell'immaginazione infantile. Ho cercato di rendere qualcosa di simile nel mio nuovo libro. Volevo far suonare la neve e crepitare il fuoco, e da quel duplice e contrastante incanto far sprigionare la scintilla che accende la memoria, far nascere la storia. L'evocazione che non si limita a narrare l'evento, ma lo prosegue.
D. Chi è lo stregone della fiaba?
R. Mio Padre. Giocava col fuoco del camino, e con quei bastoncini che sprigionano scintille, e con i suoi sortilegi faceva nevicare. Almeno così, scherzando, sosteneva. Un paio di volte capitò davvero che cominciasse a nevicare dopo i suoi infantili sortilegi. Che per me e i miei fratelli divennero un piccolo mito. Voleva far nevicare, voleva che accadesse qualcosa di desiderato. Voleva, scherzando e giocando, commuovere il cielo e ottenere un dono, per noi, ma forse anche per sé. Credo di aver parlato in questo poemetto anche del Natale, della bontà semplice che muove gli elementi e imbianca il suolo. Almeno, questo ho pensato rileggendo il libro. Prima ero tutto preso dalla fissazione di far suonare la neve e crepitare il fuoco, dare il loro volto sonoro agli elementi, accendere la scintilla della memoria, che è sempre l'inizio di una storia.
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