Ponte alle Grazie
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La corona dei mesi  Sonetti di Folgore da San Gimignano

Il dono dei Magi  Racconto di O. Henry per l'Epifania

L'Anno Nuovo  Un racconto per Capodanno di Charles Dickens

Cenone di Natale  Un racconto per Natale di Charles Dickens

Un comico esperimento di ipnosi  Intervista a Kirsty Greenwood

Prodigi d’Oriente e segreti vaticani  Intervista a Giulio Leoni

Una storia lunga un secolo  Incontro con Jean-Michel Guenassia

Caccia al bestseller  Intervista a Zoran Živković

Un romanzo a mosaico  Incontro con Linn Ullmann

Dal Big Bang alla resurrezione  Intervista a Glenn Cooper

Due solitudini in cammino  Incontro con Jesús Carrasco

Chi decide cosa possiamo sapere?  Intervista a Mikkel Birkegaard

Verdi segreto  Incontro con Jacopo Ghilardotti

Niceville, la dimora del Male  Intervista a Carsten Stroud

La distanza dell’amore  Incontro con Jessica Brockmole

Psicosi e violenza  Intervista a Jerker Eriksson e Håkan Axlander Sundquist

Bodrum 1988  Mario Biondi ricorda l'amico scrittore turco Nedim Göknil

Storie vere di dipendenza  Intervista a Luigi Rainero Fassati

Torna Rebus, sbirro in pensione  Intervista a Ian Rankin

Vite all’ombra del vulcano  Incontro con Marisa Ranieri Panetta

Due casi per il Commissario Gilardi  Incontro con Elda Lanza

La parola adatta  Intervista a Monica Cantieni

Catastrofe globale  Intervista a Marc Elsberg

Detective story con violino  Incontro con Tess Gerritsen

Contraddizioni e profumi di Sicilia  Incontro con Rosalba Perrotta


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Un detective ai tempi di Spartaco
Intervista a Steven Saylor
autore di Lo schiavo di Roma
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Steven Saylor è autore di una serie di romanzi ambientati nell'antica Roma con un protagonista d'eccezione, Gordiano il Cercatore, una sorta di detective ante litteram chiamato da facoltosi committenti a fare luce su alcuni crimini. Gordiano è un personaggio d'invenzione, ma si muove in uno scenario ricostruito con molta cura, tra eventi storici e personalità politiche tratte dalla ricca storia di Roma. Lo schiavo di Roma si svolge ai tempi della rivolta capeggiata da Spartaco, ex gladiatore desideroso di riscattare la propria condizione di schiavo. In quel periodo di grandi tensioni interne, viene ucciso Lucio Licinio, cugino del ricco e potente Marco Licinio Crasso. L'omicidio viene inizialmente attribuito a due schiavi fuggiti nottetempo dalla villa del padrone. Tuttavia soltanto un investigatore esperto come Gordiano può dire la parola definitiva su un caso che, con il procedere delle indagini, si mostra più complesso del previsto. Abbiamo intervistato l'autore.


D. Innanzitutto m'incuriosisce sapere perché ha scelto Roma e perché proprio il primo secolo a.C. come cornice per i suoi romanzi?

R. Sono nato e cresciuto in Texas, molto lontano dunque da Roma, ma ne ho avvertito ugualmente il fascino - mi riferisco in particolare a Roma antica - prima grazie ai film, poi attraverso i volumi di storia ai tempi dell'università. La storia romana del primo secolo a.C. è la più interessante in assoluto; basti pensare ad alcune carismatiche figure di quell'epoca (Cicerone, Cesare, Cleopatra, Pompeo e altri), alla turbolenta vita politica di una repubblica con il destino segnato (scandali, processi, disordini, la guerra civile) e alle formidabili fonti in nostro possesso (lettere, orazioni, libri di cucina, poesie erotiche e testimonianze architettoniche).

D. Ha mai visitato Roma? In caso affermativo, quali impressioni ne ha ricavato?

R. Non c'è visitatore che possa dimenticare il suo primo viaggio a Roma; ricordo che ero vicino ai trent'anni e conoscevo ormai parecchie cose del suo passato, ma nessuna emozione può essere confrontata con quella sperimentata nella mia visita ai Fori Imperiali. Fu proprio quell'emozionante esperienza a ispirare il mio primo romanzo, Sangue su Roma. In seguito ci sono tornato parecchie volte. Poiché manco da qualche anno, sarebbe forse il caso di ritornarci quanto prima.

D. Perché ha scelto di servirsi della strutture del thriller per i suoi libri?

R. Il fatto storico da cui è nata l'idea per il primo romanzo fu l'accusa di parricidio mossa a Sesto Roscio, di cui abbiamo una testimonianza letteraria: mi riferisco all'orazione "Pro Roscio Amerino" di Cicerone. Poiché la vicenda riguardava un crimine e un processo, mi è sembrato naturale raccontare quei fatti alla stregua di un giallo. Tra le fonti di ispirazione non posso fare a meno di menzionare Il nome della rosa di Umberto Eco, che ha saputo mescolare fiction e storia in modo sublime.

D. Suppongo che un romanzo come Lo schiavo di Roma abbia richiesto numerose ricerche. Considera il lavoro di documentazione soltanto come un aspetto necessario della sua attività di scrittore o come parte del divertimento?

R. Amo la ricerca, quasi più del processo di scrittura. Mi sento come un detective tutte le volte in cui ricerco piccoli tasselli per poi inserirli in un quadro complessivo, il più possibile rispettoso della verità. Storici e archeologi, in fondo, sono detective, e tali sono anche i romanzieri. Noi investighiamo intorno alla storia dell'umanità e presentiamo i frutti delle nostre ricerche al lettore.

D. Per creare la figura del detective Gordiano si è ispirato a qualche personaggio storico?

R. Gordiano è un personaggio interamente frutto della mia fantasia. Poteva esistere un investigatore di quel tipo nell'antica Roma? Se questo ipotetico detective avesse svolto al meglio il suo lavoro, certo non avrebbe lasciato traccia di sé in nessun documento pubblico. Penso che, tutto sommato, un uomo come Gordiano sarebbe potuto esistere, ma soltanto con la mia immaginazione mi è stato possibile dar forma alla sua storia personale, ai suoi valori, alle sue opinioni sulla schiavitù, sui grandi uomini e sulle donne illustri dell'epoca.

D. Lo schiavo di Roma è il secondo libro su Gordiano uscito in Italia ma, se non erro, in America sono stati pubblicati già numerosi episodi di questa fortunata saga. Quanti romanzi comprende finora?

R. La serie comprende dieci romanzi e anche due raccolte di racconti. Gordiano e la sua famiglia passano attraverso molteplici cambiamenti, dalla dittatura di Silla (Sangue su Roma, ad esempio, si svolge nell'80 a.C.) ai trionfi di Cesare (il romanzo più recente è ambientato nel 46 a.C.). E spero naturalmente di proseguire ancora a lungo con questa saga.

D. Nello Schiavo di Roma, Gordiano non veste soltanto i panni dell'investigatore, ma anche quelli di padre. Vuole illustrarci in breve questo suo nuovo ruolo e il tipo di rapporto - davvero particolare - che lo lega al suo adorato figlio adottivo Eco?

R. Sì, la paternità di Gordiano riveste una certa importanza qui e nei volumi successivi. Una volta un lettore mi chiese: ”Perché hai voluto che Gordiano incarnasse il ruolo del padre perfetto?“. Fino a quel momento, non mi ero affatto reso conto di aver compiuto una simile operazione. Evidentemente c'era qualcosa che il mio inconscio doveva comunicare e si è servito del processo creativo per farlo emergere. Tutto è avvenuto in modo inconsapevole. Qualche volta i reali significati di un libro appaiono più chiari al lettore che allo scrittore.

D. Un'ultima curiosità. Nella nota dell'autore, che chiude Lo schiavo di Roma, Lei riporta due pareri discordanti su Marco Licinio Crasso espressi da due biografi: A.M. Ward sembra giustificare alcuni comportamenti crudeli di Crasso, chiamando in causa lo spirito dell'epoca, mentre lo storico F.E. Adcock si dice convinto della sua assoluta mancanza di cuore. Lei da che parte sta?

R. Mentre cercavo materiale per il mio libro, ho cominciato a interrogarmi sulle ragioni che avevano indotto Crasso a diventare così crudele. Mi chiedevo inoltre come avesse fatto a diventare tanto ricco. Che cosa può spingere un uomo a sviluppare una simile brama di potere e ricchezza? Dobbiamo considerare che Crasso, da ragazzo, visse in un periodo di grandi violenze ed ebbe la sventura di assistere all'omicidio del padre e dei fratelli. Lui stesso dovette nascondersi in una grotta per trovare scampo dai nemici. Dopo aver vissuto tante tragedie e aver corso tanti pericoli, forse non si sarebbe mai sentito abbastanza forte o abbastanza ricco, e dunque al sicuro dai rovesci della sorte. Così, mentre lo dipingo come il ”cattivo“ per eccellenza, nello stesso tempo non posso evitare di provare compassione per lui, lo stesso stato d'animo che prova Gordiano.

Intervista a cura di Marco Marangon

29 febbraio 2008