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Dopo Cecilia Gallerani, La Dama con l'ermellino e Bianca Maria Visconti, La Signora di Milano, una nuova biografia narrativa arricchisce la galleria storica al femminile di Daniela Pizzagalli. La Signora del Rinascimento rievoca l'affascinante figura di Isabella d'Este, nata a Ferrara nel 1474, sposa nel 1490 del marchese di Mantova Francesco Gonzaga, considerata la "prima donna" del suo tempo per cultura, personalità e intelligenza. Ne abbiamo parlato con l'autrice.
D. Come mai ha definito Isabella d'Este la Signora del Rinascimento?
R. Perché è la figura femminile che meglio riassume tutte le caratteristiche che noi attribuiamo a quell'epoca, cioè l'amore per la classicità e per le arti da una parte, e dall'altra l'ambiguità dello stile politico. Isabella incarna pienamente gli ideali aristocratici illustrati nei due testi basilari del Rinascimento, Il cortegiano di Baldassarre Castiglione e Il principe di Machiavelli, infatti fu una maestra d'eleganza, una provetta musicista, una raffinata mecenate e collezionista (fu la prima donna a crearsi un suo Studiolo, che è un po' il luogo emblematico della cultura rinascimentale) e nello stesso tempo una scaltra statista, che ebbe modo di governare Mantova durante la prigionia veneziana del marito Francesco Gonzaga e poi come reggente per il figlio minorenne, dimostrando di non temere le insidie di francesi, spagnoli e tedeschi, che in quel periodo si giocavano in Italia la supremazia europea, riuscendo a mantenere integro e indipendente lo Stato grazie alla sua tattica dilatoria e opportunista, che consisteva nel sapersi schierare sempre dalla parte del vincitore. Inoltre a causa della sua passione per i viaggi frequentò le corti di tutta Italia, creandosi così uno stile di tipo sincretico, che fondeva le qualità migliori assimilate nelle diverse città.
D. Quali sono gli artisti più famosi a cui Isabella d'Este indirizzò il suo mecenatismo?"
R. Isabella si rivolgeva sempre agli artisti già celebri, non era una scopritrice di nuovi talenti: collezionò quadri del Mantegna, del Perugino, del Correggio, del Giambellino. Lei stessa indicò i suoi criteri, commissionando a Roma il ritratto del figlio: "Vogliamo il pittore Raffaello Sanzio da Urbino, e quando non ci fosse trovate il migliore dopo di lui, desiderando un buon maestro, e non un pittore triviale. Era molto interessata anche alla poesia, sia in latino sia in volgare, e collezionava i testi di tutti i suoi contemporanei, con i quali era in continua corrispondenza: le giungevano versi in omaggio da tutta Italia, ad esempio anche da Napoli dal Sannazzaro, il celebre autore dell'Arcadia. Fra gli amici più cari ebbe il Boiardo, l'Ariosto e Pietro Bembo.
D. Nel suo libro compare la vita quotidiana delle grandi famiglie signorili, dai Gonzaga ai Medici, dagli Este agli Sforza, dai Montefeltro ai Borgia: a quali personaggi Isabella fu più legata, e quali invece le erano nemici?
R. Tra le donne, fu particolarmente affezionata alla cognata Elisabetta Gonzaga, moglie del duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro, una donna intelligente e colta e quindi molto affine a lei, mentre ebbe in grande antipatia l'altra cognata, Lucrezia Borgia, moglie di suo fratello Alfonso d'Este, che civettava con il Gonzaga. Tra gli uomini, ebbe una forte attrazione per Ludovico il Moro, tanto che si sparsero dei pettegolezzi sul loro rapporto, mentre non poteva soffrire Cesare Borgia, il famigerato duca Valentino, al quale tuttavia, per motivi di opportunità politica, chiese di fare da padrino del suo primogenito.
D. Seguendo le tracce della protagonista, nel suo libro si viaggia per tutta l'Italia cinquecentesca: era molto diffuso l'uso dei viaggi, o era una particolarità del carattere di Isabella?
R. Lei la chiamava "la maledizione della vagabonderia": si sentiva sempre spinta a muoversi, a cambiare orizzonti, e lo considerava un male ereditario degli Estensi, infatti anche i suoi fratelli facevano lunghi viaggi in tutta Europa; per quanto riguarda l'estero lei si limitò alla Provenza, ma desiderò molto vedere Parigi e andare in pellegrinaggio a San Giacomo di Compostela. Anche se non riuscì ad attuare questi programmi, percorse tutta l'Italia: Venezia, Genova, Firenze, Urbino, Pesaro, Roma, Napoli furono mete che visitò più volte, per non parlare del vicino lago di Garda, che fu una meta abituale, e naturalmente della sua patria, Ferrara, dove trascorreva quasi altrettanto tempo che a Mantova.
D. Questa sua biografia di un personaggio tanto celebre come Isabella d'Este è la più estesa e corposa che finora sia stata fatta: quale metodo ha seguito nella stesura?
R. Nei miei libri seguo sempre il metodo cronologico degli antichi cronachisti: anno per anno inserisco gli aspetti storici, artistici e familiari, collegandoli assieme. Ho per esempio notato come nel profilo a carboncino di Isabella schizzato da Leonardo da Vinci, lo sguardo di lei abbia un'insolita dolcezza, forse perché era incinta del figlio maschio che tanto desiderava, come le era stato assicurato da una monaca veggente cui era devotissima. L'unità del racconto è data dalle fittissime citazioni delle lettere dei personaggi stessi: è un continuo dialogo mediante il quale comunicano direttamente al lettore la loro personalità, i valori, i punti di vista, le paure e i desideri dell'epoca. Io mi sono riservata la parte del regista: la scelta delle inquadrature, la selezione dei personaggi, il montaggio, hanno comportato ovviamente qualche rinuncia e taglio, ma spero ugualmente di aver raggiunto il mio obiettivo, di aver fatto cioè rivivere un'epoca e una straordinaria figura di donna con un approccio che possa risultare avvincente per il pubblico di oggi.
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