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Nell'ora dell'ultimo addio, Costance, giovane casta e solitaria, ricorda il primo incontro con Fosca, anziana libertina, e ripercorre con la mente le tappe di un viaggio in Rolls Royce da Parigi a Venezia che aveva cementato una tenera amicizia. Fosca aveva in quell'occasione aperto il suo cuore alla giovane Costance evocando, senza veli né nostalgia, la sua adolescenza di ricca ereditiera, i suoi amori, tutti gli uomini della sua vita: mariti e amanti. Si delinea, così, il ritratto di una donna che per amore si è affacciata al mondo e per amore sopporta elegantemente il dramma della vita. Simonetta Greggio vive da vent'anni in Francia ma è italiana di nascita. La dolcezza degli uomini è il suo primo romanzo, dapprima scritto in francese e pubblicato in Francia, e poi in Italia. L'abbiamo intervistata.
D. Come mai Lei esordisce ora, a quarant'anni?
R. Fino a poco tempo fa per me era impossibile immaginare di scrivere un romanzo. Ho sempre letto moltissimo, e amo, anzi, addirittura venero alcuni scrittori. Quando si legge così tanto non è facile avere l'umiltà e allo stesso tempo l'orgoglio di cimentarsi con la scrittura. Però un giorno è arrivata nella mia vita una scrittrice di nome Ann Scott. Per oltre 8 mesi ha fatto scivolare le sue pagine di scrittura quotidiana - un romanzo poi pubblicato con il titolo Superstar - sotto la porta di casa mia, perché le leggessi e le dicessi cosa ne pensavo. È lei a darmi fiducia, a dirmi che ero pronta per scrivere, e che sarebbe stato ”dommage“ non lo facessi. E allora ho cominciato...
D. Da italiana influenzata dalla letteratura francese Lei affronta il tema dell'amore sotto un aspetto ludico. O meglio da un punto di vista, diciamo, epicureo, che rivendica alla fine, citando la filosofia di vita dell'imperatore Adriano visto da Marguerite Yourcenar. Qual è il risultato?
R. Il risultato è il racconto di un viaggio, nel cui corso una donna di 87 anni ripercorre le tappe della sua vita, raccontandole a una giovane e praticamente sconosciuta amica, la voce narrante. Il risultato non so come sia, i lettori mi hanno scritto tante lettere dicendomi tante cose diverse. Non ne arrossisco, ed era ciò di cui avevo più paura, affrontando la scrittura. Allo stesso tempo certe volte mi secca quando fanno rientrare ”la dolcezza ...“ in un genere ”rosa“. Allora, se una donna parla d'amore, il risultato deve per forza essere rosa? Mah, a me è sempre sembrato di essere una lettrice che travalica i generi, e la scrittrice che sono... spero lo riesca a fare anche lei.
D. La dolcezza degli uomini è stato scritto in francese e pubblicato prima in Francia. Come mai questa scelta, essendo Lei italiana?
R. Questo è il mio primo romanzo, ma non il mio primo libro. E tutti sono stati scritti da me in francese, semplicemente perché quando ho iniziato a scrivere sono stata costretta a usare questa lingua: ero in Francia da poco e, dopo aver fatto ogni genere di lavoro, mi è capitato di entrare in una redazione giornalistica. Ho imparato subito un mestiere di cui non sapevo niente, e in una lingua che non era la mia.
D. Lei ha scritto numerosi libri, guide turistiche, libri di cucina e di giardinaggio, fino a quando non è arrivato il suo primo romanzo: come le è venuta l'ispirazione? Come è nata l'idea di collocare come protagonista una donna giovane, casta e solitaria, Costance, che vive le proprie esperienze amorose attraverso quelle di una donna anziana, libertina e molto saggia, Fosca, ormai al termine della vita?
R. Avevo voglia di scrivere una specie di Cappuccetto Rosso. Anzi, un anti-Cappuccetto rosso, visto che il mio romanzo non parla dell'aggressività degli uomini, ma della loro dolcezza. Una specie di favola... e in fondo, un po', il mio romanzo è rimasto tale, anche se poi ha preso il suo corso mentre lo scrivevo. Avevo preso il via, e avevo scritto quattrocento pagine. Poi ne ho tagliate più della metà. È rimasto una specie di galoppo rapido, ho voluto fare in modo che tutto quello che pensavo non venisse detto, ma si leggesse tra le righe.
D. Lei è Fosca, la protagonista?
R. Qualsiasi scrittore risponderebbe che nei suoi personaggi c'è un po' di sé stesso. Quando si scrive si diventa come massi che rotolano lungo le pareti di una montagna e prendono un po' di tutto ciò che trovano lungo la strada: sassi, fili d'erba, terra... quello che si è vissuto in prima persona, quello che ti hanno raccontato gli altri, quello che hai pensato, che hai sognato, che hai letto, tutto, insomma. Quello che sei. Qualcuno ha detto che un libro ben riuscito è un libro di cui si indovina l'autore senza che mai egli abbia a parlare di sé.
D. Si legge in alcuni articoli scritti a proposito del suo libro che Lei è anti-femminista, perché gli uomini ne escono un po' troppo bene.
R. Non direi. Dal mio libro escono bene solo gli uomini che scelgono di essere dolci, e non dico assolutamente che siano la maggior parte. Non sono angelica, non scuso e non perdono i loro errori. Per il resto, per quanto riguarda qualsiasi sentimento femminista, io ne sono priva; mi fanno orrore e rabbia e tristezza l'aggressività e la psicorigidità di molte donne troppo compiacenti, che si piangono addosso. Troppo facile. Nelle nostre società - parlo della Francia, dell'Italia - siamo noi donne a dover prendere le nostre responsabilità, politiche, economiche e sociali. Ne abbiamo la possibilità, anche se siamo il fanalino di coda in Europa per la presenza femminile in politica. Dobbiamo fare di piu', nessuno - soprattutto gli uomini! - ci regalerà una briciola di potere. E il potere si prende, non lo si ottiene in regalo...
D. Fosca può essere un modello per le altre donne?
R. Fosca è solo una storia. Se avessi voluto ”dimostrare“ qualcosa e non semplicemente raccontare una storia, avrei scritto un saggio. Casomai ho denunciato una situazione descrivendo quella opposta: la violenza degli uomini, incanalata, può essere infinitamente forte: un uomo tenero è un uomo che conosce il suo demone e sa tenerlo alla catena. Noi donne possiamo trarre amore e piacere da questo tipo di uomini, non da quelli che ci fanno soffrire
D. E ora? Sta scrivendo qualcos'altro?
R. Io scrivo sempre. Di continuo. A getti, certo, perché le storie vengono così, come pulsazioni del cuore, come grandi maree... come il sangue che esce da una vena. Scrivo e scrivo, poi alcune cose rimangono, e quelle che non rimangono vengono rimpastate, magari anni dopo. Moravia diceva che gli scrittori sono come gli uccelli, una canzone conoscono e quella cantano... prima o poi... Mi piacerebbe avere il tempo di cantarle tutte, diventare vecchia e saggia e soddisfatta, e sicuramente anche un po' indegna, sdegnata di essere vecchia, e un po' triste per questo... rimanere sveglia e lucida a lungo, come Fosca... anche se, ne sono sicura, i ricordi bruciano quando l'età fa rimanere sola... Il secondo libro pubblicato in Francia si chiama Stelle, è una lunga novella... e poi ci sarà un altro romanzo ”Blue (love song)“, che mi sta abitando ora, e che trovo deliziosamente faticoso scrivere. È questo a piacermi più di tutto nella scrittura: la sfida continua. Il primo lettore, il più implacabile, è l'autore stesso.
Intervista a cura di Veronica Viola
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