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Indice Speciali


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Le parole per raccontarsi  Intervista a Elisabetta Bucciarelli

Mafalda compie 50 anni  con una nuova edizione completa

La corona dei mesi  Sonetti di Folgore da San Gimignano

Il dono dei Magi  Racconto di O. Henry per l'Epifania

L'Anno Nuovo  Un racconto per Capodanno di Charles Dickens

Cenone di Natale  Un racconto per Natale di Charles Dickens

Un comico esperimento di ipnosi  Intervista a Kirsty Greenwood

Prodigi d’Oriente e segreti vaticani  Intervista a Giulio Leoni

Una storia lunga un secolo  Incontro con Jean-Michel Guenassia

Caccia al bestseller  Intervista a Zoran Živković

Un romanzo a mosaico  Incontro con Linn Ullmann

Dal Big Bang alla resurrezione  Intervista a Glenn Cooper

Due solitudini in cammino  Incontro con Jesús Carrasco

Chi decide cosa possiamo sapere?  Intervista a Mikkel Birkegaard

Verdi segreto  Incontro con Jacopo Ghilardotti

Niceville, la dimora del Male  Intervista a Carsten Stroud

La distanza dell’amore  Incontro con Jessica Brockmole

Psicosi e violenza  Intervista a Jerker Eriksson e Håkan Axlander Sundquist

Bodrum 1988  Mario Biondi ricorda l'amico scrittore turco Nedim Göknil

Storie vere di dipendenza  Intervista a Luigi Rainero Fassati

Torna Rebus, sbirro in pensione  Intervista a Ian Rankin

Vite all’ombra del vulcano  Incontro con Marisa Ranieri Panetta

Due casi per il Commissario Gilardi  Incontro con Elda Lanza

La parola adatta  Intervista a Monica Cantieni

Catastrofe globale  Intervista a Marc Elsberg


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Scrivere aiuta a guarire
Incontro con Consolata Chiantelassa
autrice di Quando io vedevo suoni
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Quando io vedevo suoni è un'autobiografia sincera, diretta e non 'censurata' di una ragazza etichettata come ”malata di mente“ per gran parte della sua vita. Un commovente racconto-confessione in cui una Christiane F. italiana affronta con coraggio i nodi della sua esistenza, del suo rapporto con il mondo e con i genitori, alla ricerca di un po' di pace. Ne è autrice Consolata Chiantelassa, trentasette anni, di ottima famiglia che vive da volontaria nella comunità dove ha recuperato: non solo per liberarsi dalla tossicodipendenza, quanto per ritrovare un'identità, ricostruire una psiche messa alla prova dall'insicurezza dagli eccessi, dal desiderio di perfezione e dall'aspirazione all'amore senza compromessi. Un percorso doloroso affrontato dapprima in solitudine poi grazie all'aiuto di una comunità da una ragazza che somiglia a tanti giovani di oggi: troppo protetti per crescere con le proprie forze e, nello stesso tempo, lasciati tragicamente esposti alla propria fragilità. Infinitestorie ha intervistato l'autrice.


D. Come nasce il Suo bisogno di mettere nero su bianco la propria storia?

R. Ero rimasta senza lavoro, quindi avevo molto tempo a disposizione, e mi trovavo nel pieno di una tremenda depressione che durava ormai da anni. Mi sentivo come una pentola a pressione pronta a scoppiare; avevo bisogno di mettere nero su bianco le esperienze del passato e quello che provavo, da sola, dentro di me. L'anoressia, ma soprattutto le violente cure alle quali ero stata sottoposta, mi avevano traumatizzata al punto da sentirmi veramente lobotomizzata. Inoltre avevo già avuto parecchi attacchi di perdita del senso della realtà, e per settimane - a volte addirittura per mesi - avevo vissuto in una realtà parallela. Dovevo comunicare al mondo che mi rendevo conto di questi miei problemi e che stavo mettendo tutto l'impegno necessario per uscirne. La scrittura iniziò subito a darmi un incredibile sollievo, i mostri del passato si allontanavano... mi bastava immaginare che pubblicando il libro avrei potuto comunicare con tutti.

D. Dal Suo libro emerge fortemente il tema dell'incomunicabilità tra Lei e i suoi genitori e della distanza tra generazioni. Chi pensa possa aiutare Lei e i suoi coetanei a superare tale divario?

R. Credo che il metodo migliore per superare questo divario - che comunque c'è e c'è sempre stato - sia cercare di portare il più possibile la società a conoscenza di problematiche come la mia. Quando un malessere estremo non è più nascosto ma se ne parla anche sui media, diventando di dominio pubblico, entra a far parte del bagaglio culturale dei genitori, che così hanno modo di affrontare, gestire e comunicare meglio su questi problemi.

D. I giovani oggi sono in un momento di grande crisi: mancano modelli e punti di riferimento, obiettivi, certezze. Che cosa direbbe a una persona in procinto di affrontare il proprio futuro lontano da casa?

R. Le consiglierei di provare a organizzare la sua vita con un programma fatto di piccoli obbiettivi da raggiungere giorno per giorno. Così si può coniugare il vivere un giorno alla volta con una meta futura. Credo che si debba far lavorare la propria mente pensando anche ”al di là“ dei nostri pensieri personali; valutare il proprio progetto, magari condividendolo con altri, e poi agire.

D. Un momento cruciale della sua esistenza è stato quello segnato dall'uso della droga, come emerge più volte nel libro. La sua però non è semplicemente la storia di una tossicodipendente...

R. Be', qual è la classica storia di un tossicodipendente? Come ho scoperto nel centro di trattamento presso il quale sono stata curata, tutti noi tossicodipendenti siamo accomunati dalla stessa malattia: quella, appunto, della tossicodipendenza. Io ho avuto la fortuna di accorgermene in tempo, prima di incorrere nell'inesorabile destino di iniziare a perdere tutto, compresa me stessa e la mia stessa vita. Ma oggi il miglioramento degli interventi terapeutici ha fatto scoprire molte più problematiche e malesseri interconnessi con questa tossicodipendenza, come ad esempio i miei.

D. A quale tappa ritiene di essere giunta ora sulla via della guarigione?

R. Ho fatto dei passi da gigante in questi ultimi due anni, soprattutto per quanto riguarda la salute del sistema nervoso. Non ho più avuto sintomi di anoressia e ho risolto i miei problemi di dipendenza dalle sostanze, imparando come fare per non ricadere. Mi è stato utilissimo aver incontrato persone che hanno vissuto le mie stesse problematiche e mi hanno insegnato che nel mio caso è bene non credere a tutto quello che ti propone la testa, quando pretendi di farcela senza chiedere aiuto. Ora vivo piuttosto serenamente il mio rapporto con i miei genitori: lo accetto per come lo vivo io, e ho smesso di cercare di cambiarli.

27 febbraio 2006