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Un amore impossibile  Intervista a Jamie Ford

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Torino Noir  Incontro con Rosa Mogliasso

C’č carbone per te  Un racconto per la Befana di Marco Marangon

Notte di mille stelle  Un racconto per Capodanno di Valentina Fortichiari

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Allo Spazio Krizia  con Ildefonso Falcones

Un romanzo per la sera dell’Epifania  Intervista ad Andrea Vitali

L' "eretico" Sciascia  Ce lo spiega Matteo Collura

Un incontro con Umberto Veronesi  Raccontato da Alessandro Cecchi Paone

Una vita, un destino nell’Europa del Novecento  Incontro con Jacek Dehnel

Viaggio magico alla ricerca di un sogno  Intervista a Gianni Morelli

Raccontare storie nell’era dell’informazione  Intervista a Ferruccio Parazzoli

L’acqua, l’amore, il futuro  Intervista a Oliviero Beha

Follie e nevrosi del mondo del lavoro   Incontro con Paolo Cacciolati

Prigioniere dei lager e vittime della storia  Incontro con Helga Schneider

La magia dentro (e fuori) di noi  Conversazione con Rossella Panigatti


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sciolari.jpg Un uomo e due lupi nell’inverno del Grande Nord
Intervista ad Ario Sciolari
autore di Il sogno del lupo
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Ario Sciolari è una guida alpina del Cadore che ha compiuto numerose traversate e spedizioni in vari continenti,fino alla traversata invernale in solitaria delle Alpi Scandinave da Sud a Nord con gli sci da telemark, una piccola slitta a traino e la compagnia di due lupi. Il suo libro è il diario di questo viaggio norvegese, lungo 3000 chilometri, durato 133 giorni, dal 22 novembre al 3 aprile 2000, con una temperatura media di -25° e pochissime ore di luce al giorno. In questi quattro mesi di solitudine profonda, Sciolari ha avuto come particolarissima compagnia quella di due veri lupi, che ha portato con sé dopo averli adottati ancora cuccioli. Da loro ha imparato come muoversi nei boschi e come vivere in condizioni quasi proibitive; al rapporto simbiotico che si è instaurato con i lupi Sciolari deve in fondo la riuscita del suo viaggio e a loro, infatti, ha dedicato il libro e una serie di disegni al tratto e di fotografie che rendono Il sogno del lupo un libro diverso rispetto a tutti quelli che raccontano analoghe traversate in solitaria. Lo abbiamo intervistato.


D. Quando parliamo di esperienze estreme, siamo abituati a pensare a sfide inaudite, imprese che mirano a superare il limite delle possibilità umane. La sua esperienza, invece, ci pare più complessa: da una parte i tremila chilometri percorsi con gli sci nell'inverno artico e in compagnia dei suoi due lupi rientra in questo genere di avventura. D'altra parte, però, la ricerca del contatto con le popolazioni locali e il desiderio di vivere «secondo natura» ci sembrano motivati non dallo sforzo di «vincere» bensì dal desiderio di recuperare un'armonia con la natura che oggi si è persa. È così? E in questo senso che cosa le ha insegnato l'esperienza che racconta nel suo libro?

R. ”Back to the Mother“ (come ho titolato il mio sito e ogni nuova impresa): questa penso sia tutta la sintesi della mia filosofia. Vale a dire la necessità del ritorno alla nostra Madre Terra, oggi più che mai calpestata e uccisa,. Un ritorno che equivale a un ritorno a noi stessi, all'ascolto del nostro cuore. ”Back to the Mother“, dunque, è il mio approccio a queste sfide, che non volgo alla ”wilderness“ che attraverso, bensì a coloro che la affrontano senza rispetto, senza guardare ove si posa il passo. Con ”Back to the Mother“, infatti, voglio dire: torniamo alla nostre radici, alla semplicità e bellezza come esseri umani. Ciò che ho dunque imparato dall'esperienza raccontata nel mio libro è stata la conferma che noi esseri umani siamo davvero figli della Terra, e possiamo esprimere la nostra bellezza solo se in completa armonia e ascolto di essa.

D. Protagonista del Sogno del lupo, oltre al Grande Nord e ai lupi, è il popolo dei sami. Come è nato il suo interesse per loro e in che modo lei si sta adoperando per mantenerne viva la cultura?

R. L'amore e interesse per i popoli nativi e le loro tradizioni ancestrali è la conseguenza dell'amore profondo che nutro verso la grande ”wilderness“ nella quale essi abitano. Spesso, come racconto nel libro, aver di fronte un nativo, poterlo guardare negli occhi, rappresenta per me un privilegio e un'emozione senza pari, poiché è gente che appartiene davvero alla propria vita e alla propria terra. Per questo entrambe dovrebbero essere preservate come patrimonio di tutti, come conoscenza sacra a cui tornare ad attingere.

D. Per la maggior parte del suo viaggio, l'unica compagnia è stata quella dei due giovani lupi che ha portato con sé e che ha ritratto: ci può dire che importanza hanno avuto gli animali e questi due lupi in particolare nella sua vita?

R. Parlare di Chinook e Mohawk, mi riesce ancora difficile dopo la loro morte per mano dell'uomo avvenuta nel 2003, poiché il dolore che ho provato per quasi due anni mi ha tolto il respiro, non mi ha fatto più vivere. Trovo difficile anche esprimere l'importanza che la loro presenza ha avuto nella mia vita, perché, pur consapevole che essa sia stata immensa, forse non l'ho ancora colta del tutto: ci riuscirò, chissà, dedicando a Chinook e Mohawk un nuovo libro e raccontando di come la mia vita è cambiata grazie a loro e alla traversata norvegese.

D. Lei è una guida alpina: quando va in giro con un cliente che cosa cerca di trasmettergli, oltre agli insegnamenti tecnici? Sappiamo anche che organizza campi per bambini: in questo caso, oltre alla dimensione del gioco, allo spirito di sopravvivenza, che cosa cerca di sviluppare in loro?

R. Come guida, portare una persona su per una grande montagna, nel silenzio ed essenzialità di ciò che conta, è quanto di meglio possa fare per comunicare questo mio amore per la semplicità. Non a caso, ogni cliente è diventato un grande amico, e la gioia consiste nel vedere che la lingua che parlo, alla fine non è così dimenticata. E invece oggi, la direzione è tutta contraria: viviamo nel mondo dell'apparire, dell'avere sempre più. E l'essere? Ciò che più di tutto mi spezza il cuore è vedere come i bambini (ancora puliti e non contaminati), vengano poi anch'essi, un poco per volta, uniformati, appiattiti dall'esempio e dalla pressione devastante di questo modo di vivere. Per questo, uno degli aspetti più importanti del mio lavoro è quello di poter far conoscere la Natura ai bambini. È questo l'obiettivo fondamentale di ”Explora - Avventura per ragazzi“.

D. La sua vita si divide fra le Dolomiti e la Scandinavia: qual è l'aspetto che più l'ha colpita nel paesaggio nordico?

R. Il paesaggio del Grande Nord è ormai divenuto quello della mia anima. Una dimensione ormai inscindibile da me. Essa è in ogni alito di vento di lassù, nella luce costante, pulita e radente della notte estiva quando le foglioline di betulla sussurrano senza fretta alle brezze della sera. È nel silenzio profondo della notte invernale, nel mio stupore sotto l'Aurora Boreale, è nel gelo e nel sole inesistente, nell'essere assolutamente solo lassù, con i piedi poggiati sulla Madre Terra e gli occhi rivolti al cielo. È lì il silenzio, la quiete profonda, la grande Natura che ancora respira vasta e indisturbata.

D. Ha già in mente di fare un altro viaggio? Se sì, dove? E come lo ha organizzato?

R. Il prossimo progetto, a partire da questo autunno, sarà quello di tentare l'Alaska da sud a nord. Un progetto in kayak e sci di circa 6 mesi, che per ora, per la sua complessità non so quanto possa dirsi realizzabile. Sarà di certo la prova del fuoco (oltre che del gelo), la vera ricerca del Sogno del Lupo, poiché stavolta, oltre al resto, sarò davvero solo! C'è inoltre l'intenzione di collegare questo mio progetto con la lotta che i nativi sostengono contro gli interessi petroliferi che vorrebbero raggiungere anche le loro terre, ultima grande wilderness del pianeta. Per saperne di più, nonché per potermi seguire in questa nuova traversata, preferisco però rimandarvi al sito (www.backtothemother.it) che sto allestendo.

Luglio 2005