|
Una coperta imbottita giace indisturbata da oltre trecento anni. Al suo interno sono cucite le pagine di un diario che contiene la storia di Mary, nipote di una strega condannata a morte in Inghilterra. Per fuggire allo stesso triste destino, la ragazza si rifugia nella campagna che circonda la sua casa, poi viene accolta su una nave in partenza per l'America dove spera di ricostruirsi una vita in una comunità puritana di padri pellegrini. Purtroppo, però, incontrerà il pregiudizio e cadrà vittima di sospetti e superstizioni. Ma non si arrenderà di fronte alle prove a cui sarà sottoposta. Le sue avventure sono raccontate nel romanzo intitolato Il viaggio della strega bambina della scrittrice inglese Celia Rees che abbiamo intervistato per voi.
D: Ci può raccontare qualcosa sulla genesi del romanzo?
R: Quando ero all'università ho studiato storia americana e ricordo di essere stata molto colpita dal coraggio dei primi coloni e di essermi chiesta quanta paura dovessero aver provato trovandosi tutti soli in un continente sconosciuto, circondati da vaste foreste. Non c'è da stupirsi che credessero nelle streghe...
Molti anni dopo mi è capitato di leggere delle persecuzioni delle streghe avvenute nel diciassettesimo secolo e mi sono chiesta cosa significasse veramente essere una strega. Tutto ciò doveva essere simile allo sciamanesimo e mi sono improvvisamente resa conto che la fede e le facoltà che in una comunità avrebbero condannato a morte una donna, in un'altra sarebbero state venerate. A quel tempo, in Nord America, le comunità potevano essere vissute l'una accanto all'altra: i padri pellegrini e gli indigeni americani, che erano un popolo sciamanico. Così mi sono chiesta: "Che cosa succederebbe se una ragazza, magari di nome Mary, fosse una strega e venisse portata in America da un gruppo di puritani?" e da tale pensiero è nato il mio romanzo.
D: È stata nei luoghi nei quali è ambientata la vicenda?
R: Purtroppo non avevo né tempo né denaro a disposizione per recarmi in America e fare ricerche per il mio romanzo, tuttavia, nell'estate del 1985 avevo avuto occasione di visitare il New England soggiornando in una casa vicino a Boston e visitando il Museo delle Streghe di Salem insieme a vari luoghi come le foreste che sono ancora di notevole grandezza. Credo che tale viaggio abbia lasciato in me una forte impressione perché quando ho iniziato a scrivere la storia della strega bambina l'immagine dei luoghi che ho personalmente visto era ancora fortemente impressa nella mia mente. Ho avuto inoltre la fortuna di accedere all'eccellente collezione di storia americana dell'Università di Warwick che mi ha permesso di documentarmi con precisione e anche Internet si è rivelato molto utile. Lo scorso anno, però, sono stata nello Stato di New York e nel New England per prepararmi prima di scrivere il seguito di questo romanzo.
D: La protagonista del suo romanzo, Mary, è stata inevitabilmente paragonata a un altro famoso personaggio, Harry Potter. Lo considera un complimento? Ha letto le sue avventure?
R: La mia piccola strega è molto diversa dal giovane mago di J. K. Rowling, ma ritengo che sia un enorme complimento il fatto che, in qualche modo, Mary sia paragonata al più famoso personaggio di narrativa per ragazzi. Se ho letto le sue avventure? Devo confessare che, sebbene i miei libri siano pubblicati dallo stesso editore, penso di essere una tra le poche persone sul pianeta a dover dire "non ancora".
D: Per Mary il suo diario è molto importante perché l'aiuta a conservare i propri ricordi e a lasciare una testimonianza del suo viaggio. Ma da giovane anche lei aveva un diario? Crede che sia giusto suggerire ai giovani, di entrambi i sessi, di raccontare i propri pensieri ed esperienze in un diario?
R: In diversi momenti della mia vita ho tenuto un diario, ma ecco per voi una seconda confessione: non riesco a essere costante nel ricordarmi di annotare giorno per giorno i miei pensieri. Trovo affascinante rileggere frammenti di se stessi quando si era giovani e spesso rimpiango di non aver proseguito, ma sembra che il momento migliore per scrivere sia per me quando sono in crisi oppure ho dei problemi, così quando tutto è superato smetto. Se lo consiglierei ai giovani? Credo che sia una scelta molto personale, ma ritengo che, talvolta, possa essere utile analizzare le proprie emozioni perché permette di risolvere i propri problemi e di avere una diversa prospettiva sulla vita.
D: Che genere di libri leggeva da giovane e quali suggerirebbe a chi fatica ad apprezzare la lettura?
R: Da piccola leggevo molto e ogni genere di libri, anche se avevo una predilezione per i romanzi di avventura. Mi piacevano anche i fumetti come quelli di Superman che "prendevo in prestito" da mio fratello. Da adolescente mi appassionavo a letture romantiche, storie horror e gialli, ma anche ai classici come Jane Eyre e Cime tempestose. Il mio consiglio ai lettori è di trovare il genere che può maggiormente piacere, di leggere ciò che li interessa veramente e di non farsi dissuadere da coloro che condannano i generi popolari considerandoli spazzatura. Oggi Internet è un mezzo che aiuta molto nella scelta dei libri.
D: Leggendo Il viaggio della strega bambina si ha l'impressione di trovarsi nel diciassettesimo secolo. Come è riuscita a ricreare con tale straordinaria abilità abitudini e tradizioni così lontane da noi?
R: Ho cercato di conoscere tutto quello che potevo riguardo a ciò che i miei personaggi avrebbero incontrato e mi sono affidata alle cronache del tempo e ai racconti dei contemporanei per cercare di entrare nelle menti di coloro che vissero in quei luoghi e vedere il mondo attraverso i loro occhi. Scrivere significa lasciare ampio spazio all'immaginazione ed entrare nella pelle di qualcuno, sia che viva nel presente, sia che appartenga al XVII secolo.
D: Il suo romanzo è particolarmente "cinematografico" e la sua atmosfera ricorda il famoso film di Jane Campion, Lezioni di piano. Se potesse scegliere la regista della versione cinematografica del suo romanzo le piacerebbe avere la Campion?
R: Un altro grande complimento. Ammiro molto l'opera della Campion, e qualora fosse d'accordo sarei davvero felice se scegliesse di girare il mio film.
D: E chi sceglierebbe per il personaggio di Mary, un'attrice inglese o americana?
R: Mary nasce in Inghilterra, ma la sua vita si svolge in America, quindi credo che andrebbe benissimo un'attrice di entrambe le nazionalità. Se potessi scegliere mi piacerebbe affidare la parte a una giovane attrice, meglio se adolescente.
D: Mary attraversa un periodo difficile della propria vita, l'adolescenza, tempo in cui non si fa più parte del mondo dei bambini ma non si è ancora adulti. Si sente un outsider e, in più, è accusata di essere una strega. Pensa che molti giovani si riconosceranno nel suo personaggio?
R: Accade a molti. Nella postfazione del romanzo c'è l'indirizzo email alison_ellman@witchchild.com dove arrivano numerosi messaggi che mi vengono poi inoltrati. In questi email i lettori mi informano che si identificano davvero in Mary e, in particolare, nella sua vulnerabilità, oltre che nel coraggio con cui affronta l'ostilità, la disapprovazione e l'aggressività degli adulti. Credo sia meraviglioso se a questi giovani l'esempio di Mary e del suo coraggio potrà portare conforto.
|