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Un travolgente affresco del nostro Paese  Intervista ad Alessandro Canale

Un bel giorno, alle Terme dell’Anima  Intervista di Valentina Fortichiari a Massimo Gramellini

Realtà deformate  Incontro con Daniela De Prato


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banda.jpg Il romanzo di una città odiatamata
Secondo Alessandro Banda
autore di La città dove le donne dicono di no
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)
[La foto è © di Basso Cannarsa]

Meridiano è una città situata in una conca fortunata, che unisce la selvaggia bellezza dell'alta montagna con la mitezza del clima mediterraneo. Se esistesse realmente, Meridiano sarebbe un luogo archetipico, un luogo mentale, o dell'anima. È diversa, ma al contempo somiglia a tutte le città del mondo: per questo, con La città dove le donne dicono di no, Alessandro Banda la elegge a pietra di paragone di tutte le città e attraverso la sua descrizione sceglie di scrutare la demenzialità della vita quotidiana, narrando con guizzante inventiva verbale le piccole storie di questo luogo minuscolo. Alessandro Banda, bolzanese che vive da sempre a Merano, è ormai un autore apprezzato anche dalla migliore critica italiana e si avvia con questo nuovo libro di racconti, caustico, ironico, amaro, verso la maturità artistica. Per l'occasione, racconta ai visitatori di InfiniteStorie la sua opera di prossima pubblicazione.


La città dove le donne dicono di no è un libro di racconti, trenta per la precisione, ed è anche un romanzo, nel senso che tutti i racconti sono collegati e trattano - da vari punti di vista, a volte divergenti a volte convergenti - lo stesso tema: la città immaginaria di Meridiano.

Non si sa bene dove sia posta, questa città immaginaria, così come non si sa bene dove fosse ubicato il mitico Paese dei Cimmerii. Ma se la collocazione geografica è incerta, in compenso sono note parecchie altre caratteristiche della ridente cittadina.

Tanto per cominciare: è un posto di bellezza sconvolgente, quasi demonica, che unisce la mitezza del clima mediterraneo e l'asprezza dei gioghi delle Alpi Ventose, l'esuberanza di una vegetazione rigogliosa e il rigore dei ghiacciai, come il celebre Catino Crepato, dov'è stata rinvenuta una mummia millenaria altrettanto celebre, e forse più.

Però se il paesaggio meridianese è parecchio attraente, tutto il resto lo è parecchio meno, quasi niente, anzi. Nel senso che la gente che abita Meridiano è spaventosamente fredda, gelida, priva di sentimenti, al punto che ha sostituito al saluto il grugnito. E' così: se due meridianesi s'incontrano per strada, grugniscono invece di salutarsi. Bizzarro rituale che origina una variegata morfologia (di grugniti).

Le donne di Meridiano sono anch'esse così, fredde, freddissime, frigide proprio: illudono gli spasimanti e poi non si concedono, mai.

Date queste premesse non stupisce che i meridianesi siano un popolo divorato dal rancore, un rancore sordo, che li rode interiormente e che ha per oggetto essenzialmente i meridianesi stessi. I quali amano dividersi in fazioni, quelli che parlano il tedesco e quelli che parlano l'italiano; ma anche: quelli che risiedono nell'esclusivo quartiere di Meridiano Alta e quelli che si agglomerano nelle bassure di Meridiano Bassa, e quelli che stanno a Meridiano Ovest e quelli che stanno a Meridiano Est, e quelli del Centro e quelli di Sud-est e quelli di Nord-ovest eccetera.

In pratica ogni meridianese risulta essere un cosmo a sé, che odia cordialmente tutti gli altri.

L'odio si nutre di nomi, a partire da quello della città medesima: per certi Meridiano è il nome giusto, quello vero, per certi altri è Meridian, con apocope. E basta un'apocope a scatenare la guerra.

Ma, il meridianese medio - posto che non sia impegnato in questa logorante guerra di nomi, o invischiato in uno di tali infruttuosi ed estenuanti corteggiamenti - come passa il suo tempo?

Gli si offre un vasto ventaglio di possibilità.

Il meridianese medio può infatti trascorrere ore e ore in uno degli innumerevoli caffè di Meridiano, luogo di raccolta di artisti mancati, pensatori bislacchi, giocatori incalliti e, soprattutto, pettegoli inesauribili, mai paghi di ficcare il naso nelle vicende meridianesi.

Oppure, il cittadino medio di Meridiano, può passeggiare lungo le sponde del Martirio, il fiume (o torrente) che taglia in due la cittadina; o, in alternativa, può percorrere e ripercorrere all'infinito uno degli interminabili viali di tigli meridianesi, divertendosi a zigzagare tra le copiose cacche di cane che li decorano.

Se non stanno al caffè e non passeggiano, gli abitanti di Meridiano, partecipano in massa a eventi culturali imperdibili, tipo il Grande Premio di Poesia o il Grande Convegno Psichiatrico o il Grande Concerto Notturno, venendo quindi in contatto con le produzioni poetiche più sperimentali, con le teorie socio-psico-pedagogiche più innovative, con la musica più dissonante e ardita mai ascoltata.

A Natale poi è un tripudio di presepi psichedelici, di candele al profumo di speck, di latte al pan pepato e cori angelici: c'è il Mercatino, il Mercatino di Natale di Meridiano, famoso in tutta Europa e oltre.

A Capodanno si festeggia invece con due suggestive cerimonie concorrenti, ricche entrambe di tradizione.

Tutto il resto dell'anno i meridianesi hanno modo di rompersi il capo con i meccanismi infernali di una raccolta differenziata dei rifiuti che non ha uguali al mondo. Infatti vengono a Meridiano fior di esperti dal Tibet, dalla Mongolia e dall'Indonesia, e tutti a studiare, sul campo, questo incredibile sistema per raccogliere e smaltire le immondizie.

A volte però, questa grottesca cittadina immaginaria, si colora di tinte leggendarie e diventa teatro di apparizioni inquietanti: una Madonna che invece di sciogliersi in pianto, come d'uso, ride, ride irrefrenabilmente, patrona dei guitti e commedianti perseguitati d'ogni risma.

E poi il Golem, creatura misteriosa, dal volto mongolico, che compare ogni trentatré anni in certe notti di luna piena.

Tutte queste vicende (e anche altre) sono narrate da un testimone meridianese, che si serve della prima persona, la voce di uno che, perdendo la sua vita in questo angolo discreto, l'ha perduta su tutta la Terra. O quasi.

[Alessandro Banda]