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Henning Boëtius, figlio di un superstite della tragedia dello Zeppelin "Hindeburg", ha raccontato la misteriosa vicenda del "Titanic dell'aria", avvenuta in un periodo storico denso di sinistri presagi. Ma il romanzo che ne è uscito, Fenice — che l'autore è venuto a presentare in Italia —, è anche un'intensa e struggente storia d'amore, tanto che un critico tedesco ne ha suggerito una vaga somiglianza con Il paziente inglese di Michael Ondaatje. Pubblicato un anno fa in Germania e subito accolto con grande favore dal pubblico, ne sono già stati venduti i diritti di traduzione in otto paesi. Il libro ha un'originale forza visionaria: è un potente affresco della Germania nazista, ma insieme un viaggio investigativo attraverso l'Europa e l'Italia, un viaggio nel tempo e nei sentimenti, con una vibrante tensione erotica. Potremo aspettarci presto una trasposizione cinematografica?
"Sì", risponde Boëtius, "può darsi che se ne realizzi un film. Hanno detto in molti che il libro sembra un copione già pronto. Stiamo trattando."
Protagonista di Fenice è un giornalista svedese, Birger Lund, sopravvissuto al rogo dell'Hindenburg, avvenuto nel 1937 a Lakehurst, presso New York; dieci anni dopo, si trova a Roma con un volto nuovo, una nuova identità e una nuova vita, sulle tracce di Marta, la donna incontrata a bordo del dirigibile e della quale si è perdutamente innamorato, ma anche alla ricerca disperata dell'uomo che pilotava al momento della tragedia quella meraviglia tecnologica del Terzo Reich. Lund vuole scoprire e ristabilire la verità di un episodio che aveva tutta l'aria di nascondere un drammatico sabotaggio e chiudere i conti con se stesso, i suoi incubi, i ricordi, conquistare il cuore della sua amata, lasciandosi definitivamente alle spalle un passato doloroso.
"Mio padre sopravvisse affinché io esistessi", dice. "Nacqui due anni dopo la tragedia. Sono sempre stato ossessionato da questa vicenda e i nostri rapporti hanno conosciuto momenti di rottura totale. Sono approdato alla scrittura dopo aver fatto vari mestieri nella mia esistenza e non aver fatto nulla, proprio per dare vita a questo libro, per trasformare la vicenda vera di mio padre, della quale avevo documenti di prima mano, in una storia romanzata. Mio padre l'ha letta e si è commosso. Ora ha 90 anni e siamo finalmente amici."
Boëtius, che ha barbetta e capelli arruffati rossicci (curioso questo nome classico latino su una faccia tipicamente tedesca), sorride sornione e, dopo aver fatto notare il suo vestito di foggia rigorosamente italiana e le sue scarpe comprate a Firenze, ripercorre la sua carriera di scrittore "per caso".
"Sono nato come poeta; da adolescente fino all'età di 42 anni ho scritto poesie, ne potevo scrivere anche 20 al giorno. Finché Vito von Eichborn, un trasgressivo editore tedesco, ha creduto in me e mi ha incoraggiato a scrivere un romanzo. Ci ho provato, ho seguito i suoi suggerimenti. Per cominciare ho scritto romanzi biografici dedicati a persone marginali della letteratura, poeti sfortunati; ho scritto e scrivo gialli con un protagonista, un detective olandese, che è un po' il mio alter ego e mi somiglia anche fisicamente. Uno che non ha fortuna con le donne..." Difficile credergli: Boëtius è accompagnato da una bella e giovane moglie, anche lei scrittrice, ma lui continua imperturbabile:
"Ho scritto un profilo satirico di Goethe. Poi è arrivato il momento di fare i conti con il mio passato, il passato di mio padre, la storia della mia famiglia. Ci ho messo un anno e mezzo, non ho rielaborato neanche molto. Tuttavia non è stato facile. Ho lavorato, come d'abitudine, su questa e su altre storie contemporaneamente".
Autori italiani che gli sono familiari?
"Qualcuno ha citato Umberto Eco per un mio romanzo di carattere storico che risale al 1991, Lauras Bildnis. Magari avessi venduto quanto lui!"
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