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Razzismo, querce e limoni  Intervista a Cosimo Calamini

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L’altro volto del crimine  Incontro con Ferdinand von Schirach

L’Uruguay in tre generazioni di donne  Intervista a Carolina De Robertis

Viaggio in India  Incontro con Shobhaa Dé

Quando è un uomo a parlare d’amore   Incontro con Raffaello Mastrolonardo

L’ispettore Camilla e il Divino Assassino  Intervista a Giuseppe Pederiali

Un travolgente affresco del nostro Paese  Intervista ad Alessandro Canale

Un bel giorno, alle Terme dell’Anima  Intervista di Valentina Fortichiari a Massimo Gramellini

Realtà deformate  Incontro con Daniela De Prato


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boccazzi.jpg L’oasi fantasma che appare soltanto nei miraggi
Conversazione con Cino Boccazzi
autore di tanti, tanti libri, tra cui Il diavolo custode
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Cino Boccazzi, classe 1916, nato ad Aosta ma trapiantato nel Veneto, è molto probabilmente il più importante, il più vero dei viaggiatori e narratori di viaggio italiani del nostro tempo, oltre che, ovviamente, un prezioso narratore tout court. Ha compiuto 22 traversate del Sahara e 12 viaggi in Yemen, Arabia Saudita, Siria, Giordania. Biografo di Lawrence d'Arabia, ha scritto una quantità di libri di viaggio, tra cui La via dell'incenso, Sahara e Le donne blu, ma anche romanzi come La bicicletta di mio padre (Premio Selezione Campiello 1999) e il recentissimo Il diavolo custode. Il diavolo, nientemeno, che afferma di provenire dalle piste himalayane. Ma un diavolo che alla fine potrebbe, invece, essere un angelo custode. E in sua compagnia il lettore viaggia per secoli ed epoche lontane nel passato come nel futuro. Un diavolo-angelo viaggiatore, dunque. Conversando con Cino Boccazzi non sarebbe stato possibile non parlare di viaggi e dello spirito con cui ha affrontato i suoi.


D. Qual è stata la molla che ti ha spinto a viaggiare? Letteratura, avventura, curiosità? Voglia di vivere?

R. Avventura e curiosità.

D. Ma qual è l'impulso che spinge verso deserti e "waste land" piuttosto che verso campagne o metropoli?

R. L'impulso che mi spinge deriva dal fatto che mi sono dedicato all'alpinismo estremo (sono alpinista accademico con 40 vie nuove di cui 38 da capocordata). Durante una spedizione alpinistica nelle montagne ignote dell'Aïr nel Sahara centrale (Niger), dalla cima di una montagna sconosciuta raggiunta dopo una arrampicata di venti ore di grado estremo su vertiginose pareti di granito, ho visto un'immensa distesa di cime sconosciute e, in fondo, oltre le onde di sabbia, l'oceano. Ho ricordato tutte le leggende, l'Atlantide, Anderbouka — l'oasi fantasma che appare soltanto nei miraggi —, la presenza di extraterrestri raffigurati nei graffiti e ho cominciato a percorrere il deserto che avrei poi attraversato 22 volte.

D. Secondo Alberto Moravia il deserto sarebbe più bello visto dall'alto, volandoci sopra, piuttosto che attraversandolo nella sua sabbia, dove diverrebbe monotono. Sei d'accordo? Oppure, tu che di deserti ne hai visti tanti, puoi parlarci delle specificità di ciascuno di essi?

R. Il deserto è bello e misterioso se percorso sulle vecchie piste o su tratti sconosciuti, dall'alto lo trovo monotono e senza attese, perché si vede tutto simultaneamente. Il deserto ti parla col messaggio visivo di graffiti e pitture rupestri, la storia per immagini.

D. Un luogo, una persona, una situazione che ti ha particolarmente emozionato nei tuoi viaggi?

R. Nel deserto, se saprai immergerti nella sua realtà, farai molti incontri, come la presenza di padre De Foucauld, l'uomo di Tamanrasset (di cui ho scritto la biografia). Di lui ho sentito la presenza su all'Eremo e nei "luoghi alti", dove sembra di sentire la sua voce nel vento lieve che sfiora le rocce. E mi ha emozionato ritrovare il cerchio di pietre su cui era piantata la tenda dove Lawrence d'Arabia incontrò Feysal, e alla domanda del Re se gli piaceva quella tenda rispose: sì, ma è lontana da Damasco! E così segnò la meta finale della rivolta del deserto.

D. Maria Corti, che aveva grandissima stima di te, mi ha raccontato che i tuoi viaggi ti avrebbero addirittura guarito da un grave male. È vero? Puoi parlarcene?

R. Maria Corti era una mia grande amica, che sapeva quanto fossi libero e come il deserto mi avesse dato una dimensione tale da farmi dimenticare molte cose, fra cui una operazione per un tumore da cui sono guarito... E da allora sono passati 40 anni.

D. Ricordo una serata di tanti anni fa, nel Veneto, con te, Goffredo Parise e Freya Stark. Due viaggiatori molto diversi, che tu hai conosciuto bene. Come erano? Hanno influenzato i tuoi viaggi, o il tuo modo di viaggiare?

R. Goffredo Parise e Freya Stark, due grandissimi amici che non sono più, il grande giornalista e scrittore, e Freya che attraversava libera e sola i deserti d'Arabia alla ricerca di antiche culture, sulle orme di Marco Polo, nella Valle degli Assassini, sulle tracce dei crociati e alla ricerca delle antiche letterature che la portò a scoprire la più antica iscrizione monoteista sui resti della diga di Marib in Hadramouth. "Il deserto", mi disse un giorno, "è pieno di illusioni, e io sono una di queste. Sono accompagnata come sempre dalla solitudine, mia ultima compagna".

D. Domanda di rito, che faccio a tutti gli autori di viaggio. Viaggiare ti ha in qualche modo cambiato?

R. Viaggiare mi ha cambiato, mi ha permesso di percorrere sentieri di libertà, di trovarmi in mezzo a rivoluzioni — Algeria, Ciad, Ungheria —, dove uomini generosi combattevano per la libertà. Ne ho scritto in Il cimitero dei dinosauri, Sabbie d'Africa, Il fiume scomparso, Il condottiero dei Tuareg, Sahara. Vento sabbia e solitudine...

D. Inoltre: viaggiare ha influenzato in qualche modo la tua narrativa non di viaggio?

R. La mia narrativa ha alla base il viaggio anche con il diavolo, come nel mio ultimo libro, Il diavolo custode...

[Intervista a cura di Mario Biondi]