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Un nuovo appuntamento con la storia al femminile: dopo le vite affascinanti di grandi donne del nostro Rinascimento come Bianca Maria Visconti ("La signora di Milano") e Isabella d'Este ("La signora del Rinascimento"), Daniela Pizzagalli si cimenta con un personaggio di fama internazionale, Cristina di Svezia, in una biografia narrativa che si svolge incalzante e avventurosa come un film di cappa e spada. Il titolo mette in luce l'importanza che questa celebre figura assunse nella sua patria d'adozione: La regina di Roma - Vita e misteri di Cristina di Svezia nell'Italia barocca.
Salita al trono svedese a sei anni, nel 1632, Cristina diede precocemente prova di eccezionale intelligenza e carattere: protettrice di studiosi e artisti, fu chiamata in tutta Europa "La Minerva del Nord". La formazione virile alla quale era stata sottoposta fin dall'infanzia la portò a rinnegare la sua femminilità, rendendole insopportabile la sola idea del matrimonio, tanto da decidersi ad abdicare non potendo assicurare un erede al trono. Una decisione indotta anche dal desiderio di convertirsi al cattolicesimo: nel 1655 si trasferì a Roma, diventando il centro della vita mondana e culturale della capitale pontificia.
Pur vivendo a Roma fino alla morte, avvenuta nel 1689, compì movimentati viaggi attraverso l'Europa: proprio il carattere internazionale della sua cultura e della sua personalità è la chiave di lettura per comprendere l'attualità di questa straordinaria figura, grande anche nelle contraddizioni. Cattolica osservante ma nemica di ogni bigottismo, spensierata dissipatrice ma di abitudini spartane, razionalista ma cultrice di alchimia, riassunse in sé le luci e le ombre dell'epoca barocca. Ne abbiamo parlato con l'autrice.
D. Che cosa rende tanto enigmatico il personaggio Cristina di Svezia?
R. Perfino il momento della sua nascita fu all'insegna dell'ambiguità: infatti fu presa per un maschio. Per tutta la vita si divertì a portare avanti l'equivoco, accentuando la parvenza virile nell'abbigliamento, nel comportamento e nei costumi spregiudicati. Inoltre le sue manovre per riagguantare un trono, fosse quello napoletano o polacco, le fecero intraprendere manovre arrischiate e intrighi spionistici dai risvolti tuttora oscuri. Fece anche assassinare un suo cortigiano accusandolo di tradimento: per questo mistero irrisolto ho avanzato una mia interpretazione, ribaltando le ipotesi finora accreditate.
D. Com'era la Roma di Cristina di Svezia?
R. La splendida capitale barocca di papa Alessandro VII Chigi e del Bernini, quando la basilica di San Pietro fu arricchita dal trionfale colonnato; delle grandi famiglie aristocratiche, dai Barberini ai Colonna, che gareggiavano nell'abbellire i loro palazzi di statue e fontane; dello sfrenato carnevale con le sfilate dei carri allegorici e le gare sul Corso; ma anche della peste, della miseria e della delinquenza organizzata al riparo dell'immunità diplomatica. E anche la Roma dei Conclavi, ai quali l'intraprendente Cristina partecipò per interposta persona.
D. Si può dire che la regina esercitò una certa influenza sulla cultura italiana?
R. Certamente. Nel suo palazzo romano fondò un'Accademia Reale, sul modello de l'Académie Française, che si proponeva fra l'altro la difesa della lingua italiana "dal gusto moderno per l'iperbole e l'esagerazione" promuovendo uno stile semplice ed essenziale. Cristina, nemica degli arzigogoli barocchi, anticipò la linea culturale dell'Arcadia, che prese questo nome pochi anni dopo la sua morte, rifacendosi esplicitamente a lei, nominata "basilissa", tanto che da allora ogni re di Svezia è membro onorario dell'Arcadia.
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