Tea
    Home   |   Chi siamo   |   Database del romanzo   |   Database delle librerie   |   Indice Generale del Portale   
[S]peciali di Infinitestorie.it
Indice Speciali


Cerca tra gli Speciali
 

pagina 1 di 35

Un romanzo sotto mentite spoglie  Intervista a Cristiano De Majo

L’impero del senso: quel che resta del porno   Intervista a Simone Regazzoni

Una filosofia di vita  Intervista a Patrizia Ferrante

La sottile linea tra bene e male  Incontro con David Almond

Quando l’amore fa male  Intervista a Lidia Castellani

I dolori della giovane Zoey  Intervista a P.C. & Kristin Cast

Robert Capa, fotoreporter da leggenda  Intervista a Susana Fortes

Delitto a trenta gradi sotto zero  Incontro con Mons Kallentoft

Il mistero di Giovanna, regina di Castiglia  Intervista a Gaia Servadio

Italiani in barca  Incontro con Roberto Goracci

I mille volti di una città maledetta  Intervista a Siddharth Dhanvant Shanghvi

Il potere dei libri  Intervista a Mikkel Birkegaard

Razzismo, querce e limoni  Intervista a Cosimo Calamini

Olimpiadi 2012, sto arrivando!   Stefano Vegliani spiega

Passioni nell’India coloniale  Incontro con Nicole C. Vosseler

La Garzantina Universale a breve su iPad  Incontro con Oliviero Ponte di Pino

Soltanto una storia di mare  Come l'ha raccontata Carlo Romeo

India tra modernità e tradizione  Intervista a Karan Mahajan

Sono o non sono un siciliano?  Ce lo spiega Alessio Puleo

Il destino dell’umanità in un libro  Incontro con Glenn Cooper

Le ragioni del cuore sotto il cielo africano  Incontro con Monica Ciccolini

Sesso e veleni nell’Urbe  Intervista a Steven Saylor

Una partita a scacchi tra cristiani e musulmani  Intervista a Nerea Riesco

L’altro volto del crimine  Incontro con Ferdinand von Schirach

L’Uruguay in tre generazioni di donne  Intervista a Carolina De Robertis


pagine: 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10  11  12  13  14  15  16  17  18  19  20  21  22  23  24  25  26  27  28  29  30  31  32  33  34  35 
grande.jpg Una vicenda storica vera come un romanzo
Intervista a Carlo Grande
autore di La via dei lupi
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Prima metà del 1300, François, signore di Bardonecchia, uomo onesto e vassallo fedele, al ritorno da un'ambasceria per conto del Principe scopre che questi gli ha sedotto la figlia. L'onta insopportabile lo spinge alla vendetta, al tradimento, alla rivolta. Fatto prigioniero e chiuso nel Forte di Exilles, François fugge e tenta di organizzare una nuova rivolta. Dovrà ancora una volta darsi alla macchia... Basata su documenti e personaggi reali, questa è la romanzesca vicenda raccontata da Carlo Grande, giornalista della Stampa, in La via dei lupi. Ne abbiamo parlato con l'autore.


D. Non è rischioso scrivere un romanzo sul Medioevo, per di più ambientato agli inizi del Trecento, proprio come Il Nome della Rosa?

R. Può esserlo se si cerca di imitare l'inimitabile Umberto Eco, se non ci si documenta nei dettagli più vividi e se si cucina un polpettone in stile neo-romantico. Io ho trovato negli archivi di Susa, Chambéry e Grenoble la storia bellissima e autentica del signore di Bardonecchia, un uomo vero e onesto che si ribella ai potenti dell'epoca, solleva la sua gente e resiste per dieci anni alla macchia, in montagna. L'ho raccontata di slancio, immedesimandomi in lui, perché adoro la montagna, il Medioevo mi appassiona da anni, e ho avuto la fortuna di avere due amici preziosi: Fredo Valla (un uomo colto e appassionato, grande viaggiatore, che vive in un paesino su quelle montagne, vicino alle sorgenti del Po) e lo scrittore e storico Alessandro Barbero, che via via leggeva le mie bozze.

D. Perché il fedele vassallo di Bardonecchia si ribella?

R. Perché il giovane Principe di cui era alleato gli seduce la figlia adolescente: senza violenze, lei si innamora di lui e lo segue. Ma l'umiliazione è tale che Francesco di Bardonecchia passa dalla parte del Savoia, nemico del Delfino (la signoria di Bardonecchia, all'epoca, era come una noce tra i due potentati), e scatena la ribellione. Nel racconto ci sono battaglie, castelli, tradimenti, tutti i grandi sentimenti di quell'umanità bambina, come scrisse Huizinga, che passava dai più grandi peccati al pentimento con assoluta "ingenuità". Alla fine, c'è addirittura la partenza da parte del Delfino (il persecutore di Francesco di Bardonecchia) per una Crociata velleitaria, avvenuta realmente. Come dice Alessandro Bergonzoni, «niente è più pericoloso di un grande pensiero in un piccolo cervello».

D. Un Medioevo "selvatico", dunque, meno esplorato.

R. Certo: ho descritto le montagne occitane e le immense foreste dell'epoca, con i loro mitici predatori, i lupi e gli orsi. La natura selvaggia, per il "bandito" François de Bardonnèche, diventa l'ultimo rifugio per chi crede nei valori, nell'umanità. È la foresta dei fuorilegge, degli amanti, degli eroi solitari.

D. E i lupi?

R. Sono il simbolo della ribellione, dei perseguitati, del coraggio.

D. Il signore di Bardonecchia sembra un Bravehart italiano...

R. Più o meno. Era uno che aveva senso dell'onore e della giustizia: tutta roba passata di moda. Quelli che pagano per i propri ideali mi piacciono. Oggi ce ne sarebbe bisogno. Non mi sento un donchisciotte o un buonista. Ma ammiro chi ha il coraggio (senza sbrodolare) dei grandi sentimenti. François era un uomo vero. Viveva nelle montagne occitane, parlava la lingua dei trovatori. Conosceva la civiltà "gentile" stroncata dagli eserciti della Chiesa e del re di Francia, a Montsegur. Il signore di Bardonecchia credeva nell'amore, ma era orgoglioso: come scrisse Simone Weil, sapeva che si può solo servire per scelta, ci si può inchinare senza umiliarsi, da uomini liberi.

D. Un atteggiamento poco trendy...

R. Per nulla. Sono contento di aver scritto questa storia, ne valeva la pena: ha passione, azione, ma è anche una grande metafora, molto attuale.

D. Allora anche i libri possono servire a far riflettere?

R. Sarei tentato di rispondere come mi disse una volta Ceronetti: «I libri servono a poco. L'importante è che Dio riconosca i suoi». Ma in fondo in fondo spero sempre di no.