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zavattini.jpg Sarebbe piaciuta a Zavattini…
Intervista a Guido Conti
curatore di Dite la vostra
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

"Sarebbe piaciuta a Za questa raccolta di prose giovanili." Così scrive Valentina Fortichiari nella prefazione a Dite la vostra. Un libro che raccoglie tutte le opere giovanili di Cesare Zavattini dagli inizi, nel 1926, quando comincia a scrivere per la "Gazzetta di Parma", fino al giugno del 1931 quando pubblica il primo romanzo Parliamo tanto di me. Articoli, prose, raccontini, tragedie in due battute, rubriche, polemiche, recensioni, raccolte a seconda dei giornali su cui sono stati pubblicati. Un lavoro di recupero di pezzi e materiali ormai introvabili che offrono un quadro inedito del giovane scrittore, il quale matura un proprio stile umoristico nel giro di pochissimi anni. La raccolta inoltre offre diversi piani di lettura, mostrando come si sedimenta un romanzo direttamente nel laboratorio di uno scrittore. Di questo singolare libro abbiamo parlato con il curatore, il giovane narratore Guido Conti, direttore della rivista "Palazzo Sanvitale" e autore a sua volta di racconti e di tre romanzi.


D. Com'è nato questo libro sulla giovinezza di Cesare Zavattini?

R. Ho cominciato a indagare sulla gioventù di Cesare Zavattini dopo aver visto, nel 1995, una mostra itinerante che fece tappa alla Fondazione Monte di Parma. Sapevo che Za aveva lavorato alla "Gazzetta di Parma" e che abitava a Parma. Studiando Guareschi e leggendo altri autori della mia terra m'imbattevo continuamente nel nome di Zavattini ma poi, quando cercavo notizie su quel periodo, trovavo poco o nulla. In mostra c'era solo un foglio di "Gazzetta" e un paio di fotografie di quando il giovane Cesare faceva l'istitutore al Maria Luigia. Da lì è cominciata la mia curiosità. Un uomo vulcanico e pirotecnico come Zavattini cosa aveva fatto e cosa aveva scritto nel periodo in cui abita a Parma? Per frequentare l'Università arriva nel 1921 e ha rapporti strettissimi con la città fino al 1931 quando va ad abitare e a lavorare nel mondo dell'editoria milanese. Possibile che in un decennio avesse scritto solo un articolo di "Gazzetta"?

D. Come ha affrontato la ricerca?

R. L'ho affrontato da scrittore che si occupa dei materiali di un altro scrittore. Credo sia molto importante, perché man mano che andavo schedando materiali e documenti che ritrovavo durante la ricerca, mi rendevo sempre più conto che stavo ricostruendo il volto giovanile di Zavattini. Non è solo una questione critica o letteraria. La ricerca su un autore ha una valenza etica profondissima perché vuol dire ridare a quell'autore la sua vera identità. Se si perde questa valenza etica del lavoro di ricerca è meglio smettere e andare a giocare a pallone sulla spiaggia. Con questo voglio dire che fare ricerca, raccogliere materiali e indagare sui rapporti tra l'autore e il proprio tempo è fondamentale per ridare a quell'autore il suo vero volto. La filologia ha un fondamento etico sostanziale.

D. Quali sono le scoperte più importanti su questo periodo giovanile?

R. Zavattini frequenta giurisprudenza all'Università di Parma che poi abbandona senza laurearsi e viene assunto alla "Gazzetta" dove rivoluziona l'idea delle pagine di cultura. Inventa subito delle rubriche come "Spettacolo per famiglie" in cui diventa impresario teatrale di piccoli fatti umoristici i cui protagonisti sono suoi amici parmigiani; inventa una rubrica che dà il titolo a questo libro "Dite la vostra" in cui filtra le notizie dall'America; inventa una rubrica per bambini in cui già si rivela come uomo di pace. C'è già tutto Zavattini nel periodo parmigiano, con idee, progetti e materiali che riutilizzerà nei decenni a venire nel mondo del cinema e della letteratura. Inoltre ho scoperto le sue collaborazioni a numeri unici satirico umoristici locali con racconti inediti, episodi di polemiche giornalistiche che saranno una palestra fondamentale per il suo futuro, e ho capito come lui lavora e matura uno stile originale nel giro di pochi mesi. Credo che il libro possa aprire prospettive di ricerca enormi.

D. Che immagine ne viene fuori di Zavattini?

R. Zavattini è un tardo futurista che arriva a Parma negli anni Venti, in un momento di grande fermento politico e culturale. Fa reagire la sua anarchia popolare di radice contadina con le avanguardie europee. Dunque non è assolutamente un "irregolare". Quando si parla di "irregolari" in letteratura si parla di critici che non hanno studiato o non hanno capito lo scrittore, le sue radici e il suo contesto culturale. La ricerca costa fatica. Per fare questo libro ho impiegato sei anni. In pratica ho raccolto tutto ciò che l'autore aveva buttato al macero o si era dimenticato su giornali e archivi e ne viene fuori una immagine di Zavattini assolutamente moderna, molto avanti rispetto ai suoi tempi. In "dite la vostra" la rubrica della "Gazzetta di Parma" parla e lavora su notizie che arrivano dal mondo e dalla modernità, commentandole umoristicamente. Coglie i paradossi della modernità dalla provincia, ne fa filtro e solo oggi, a distanza di settant'anni, possiamo capire la sua modernità. Era un uomo che andava al nocciolo, alle fondamenta della realtà: per esempio parla di turismo di massa, di record, di feticci divistici alla fine degli anni venti. Parla di diritti degli animali e così via.

D. Oggi Zavattini viene ricordato non tanto come scrittore ma come uomo di cinema...

R. La sua fortuna di sceneggiatore ha oscurato la sua attività letteraria mentre invece nasce prima di tutto come uomo di lettere. Anche la sua fortuna postuma come scrittore è stata danneggiata dal fatto che lui viene dalle avanguardie e sperimenta la letteratura fuori dai canoni tradizionali. Non scrive racconti ma "raccontini", non scrive romanzi ma sceneggiature e soggetti per i film, è un uomo d'intervento polemico sui giornali, inventa gli almanacchi Bompiani mescolando fotografia, fotomontaggi e parole, inventa i settimanali femminili popolari ad alta tiratura, inventa collane editoriali...è un uomo poliedrico che non segue le vie tradizionali della letteratura di genere, e questo ha negato una sua forte autorevolezza letteraria. Anche se poi nel 1970 progetta e pubblica il primo libro multimediale, il Non libro + disco. Realtà editoriali moderne lui le aveva previste e sperimentate trent'anni fa.

D. Dunque Zavattini sembra piuttosto un dispersivo. È un autore che sembra non avere una grande coerenza ideologica e letteraria?

R. Tutt'altro. Il suo lavoro ha una coerenza tale che solo cercando di capire le sue fonti, i suoi pensieri giovanili e tutto il suo lavoro di formazione nel decennio parmigiano si può capire la coerenza letteraria, ideologica e stilistica di tutto il suo lavoro seguito negli anni, prima nell'editoria e poi nel cinema. Era necessario colmare questo buco sul suo lavoro giovanile per comprendere molti atteggiamenti e forme di pensiero degli ultimi anni in cui porta alle estreme conseguenze un pensiero tardo futurista della fine degli anni Venti.

D. Leggendo il volume ci si accorge dell'evoluzione stilistica della sua scrittura. Come nasce il suo primo romanzo Parliamo tanto di me?

R. Zavattini, come tutti gli scrittori umoristici, è uno che continuamente rielabora i suoi materiali narrativi, le sue idee. Dai raccontini pubblicati sui giornali è possibile vedere la lenta stratificazione e la formazione del romanzo, entrando direttamente nel suo laboratorio di scrittore. Credo che sia un modo per capire l'evoluzione di una scrittura che matura velocemente. È possibile vedere come lui arriva a costruire il manoscritto famoso che consegnò a Bompiani nella prima versione, con taglia e cuci di giornali insieme a pezzi riscritti. È un viaggio nelle forme della scrittura umoristica, nei passaggi dal "racconto breve" alla novella, ma qui il mio lavoro si ferma.

D. Perché allora leggere questo libro?

R. Per due motivi. Primo perché è soprattutto un libro divertente da leggere. Sono microracconti, battute, tragedie in due battute, novelle, articoli di giornale, raccontini...un mondo delle forme della scrittura che possono essere quasi lette come un manuale per lo scrittore umorista; secondo perché potrebbe essere un libro bellissimo da leggere a scuola, per studenti e soprattutto per gli insegnanti, a dimostrazione che Zavattini potrebbe diventare una chiave per far capire ai ragazzi che la letteratura può essere molto profonda e far riflettere sui nostri problemi pur essendo molto divertente.