(Testo di Marco Marangon in esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata)
Torna Michael Connelly con un thriller sorprendente che scava in profondità nella complessa psicologia del detective Harry Bosch. In Lame di luce l'eroe di Connelly non è più in prima linea a combattere il crimine. Dopo ventotto anni di onorata professione, Bosch, nauseato da violenza e ipocrisia, ha scelto di andare in pensione. Nessuna grana, niente omicidi da risolvere e un mare di tempo libero a disposizione. Certe abitudini sono però dure a morire, e anche se il distintivo del Dipartimento di Polizia è riposto definitivamente in un cassetto, è sufficiente una tenue fiammella per riaccendere nel suo animo il sacro fuoco della giustizia. L'incipit del romanzo (”Nel cuore le cose non finiscono mai“) non lascia spazio ai dubbi: combattere il male è una missione a cui l'ex detective non può sottrarsi. C'è un'immagine in particolare che lo perseguita. Il corpo di Angela Benton che giace senza vita, con le vesti stracciate, su piastrelle rigate di sangue. Le sue braccia protese e imploranti che reclamano pietà o quantomeno giustizia. L'omicidio di Angela, una giovane e ambiziosa assistente di produzione, è ancora insoluto; una piccola macchia nella sua carriera, ma soprattutto un peso che grava sulla coscienza. Per narrare l'ultima indagine ad alto rischio di Bosch - che dovrà muoversi al di fuori dei canali istituzionali e scontrarsi duramente con le forze di polizia - Connelly ricorre alla prima persona. È questo uno dei motivi di maggior curiosità di Lame di luce: Bosch prende infatti per la prima volta la parola e ci svela i segreti del suo animo, i pensieri più dolorosi, le sue paure e la speranza di ricucire una storia d'amore ormai a pezzi. Un altro aspetto interessante del romanzo è il modo con cui Connelly affronta il tema di grande attualità del terrorismo internazionale. Attraverso gli occhi di Bosch viene offerto uno scorcio drammatico dell'America post 11 settembre. A destare inquietudine non è soltanto l'attività delle cellule di Al Quaeda, ma anche le minacce alla libertà individuale spesso soffocata da misure eccezionali e restrittive. Connelly è abilissimo a intrattenere e, al contempo, a far riflettere il lettore alludendo ai rischi connessi alla creazione di uno stato di polizia in cui torture e abusi sono all'ordine del giorno. Un thriller duro e senza compromessi con un detective cupo e tormentato che occupa già una posizione centrale nella storia della letteratura poliziesca.
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